
Catanzaro, 4 agosto – Un quadro dai colori grigi quello emerso dalla conferenza stampa svoltasi oggi presso il comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro alla presenza del Procuratore Vincenzo Antonio Lombardo, l'aggiunto, Giuseppe Borrelli, ed i vertici della Guardia di Finanza, ovvero il comandate provinciale Generale Salvatore Tatta e il comandante del nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro, il colonnello Fabio Canziani. L’operazione odierna, denominata “Pecunia non olet”, ha fatto emergere un quadro che se confermato non dovrebbe far dormire sonni tranquilli visto che si parla di speculazioni portate avanti da grossi gruppi estranei al contesto imprenditoriale calabrese che, come in un deja vù, arrivano anche dal nord in Calabria per fare razzia portando avanti il concetto: “tanto siamo in Calabria” e, dunque, tutto diventa lecito.
Tra beni sequestrati, villa a Cortina e imbarcazione. Il veneto Gavioli pronto a trasferimenti all’estero
Una villa a Cortina d'Ampezzo, una barca a vela, automobili di grossa cilindrata e quote societarie. Sono questi alcuni dei beni sequestrati dai militari della Guardia di finanza nell'ambito dell’operazione “Pecunia non olet”, che hanno scoperto il giro fatto da tre imprenditori, che gestiscono la discarica di Alli di Catanzaro, per evadere il pagamento delle imposte. Il sequestro dei beni è stato eseguito in esecuzione di una ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Abigail Mellace, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore, Carlo Villani. Il sequestro dei beni si è reso necessario perché "uno degli imprenditori - ha detto Borrelli - e più precisamente Stefano Gavioli, stava per alienare tutti i suoi beni per portare il denaro all'estero". Dall'inchiesta è emerso che inizialmente la discarica di Alli di Catanzaro era gestita dalla società Slia spa riconducibile a Stefano Gavioli, Loris Zerbin e Giovanni Faggiano. Improvvisamente la Slia cede ad una nuova società, la Enerambiente, la gestione della discarica di Catanzaro e tutti i crediti vantati. Alla Slia, messa in liquidazione, rimangono i debiti. Con il passare degli anni è stata costituita una nuova società, la Enertech, alla quale, così come era accaduto precedentemente, vengono ceduti i crediti e la gestione della discarica. Anche alla Enerambiente restano i debiti. Tra la costituzione delle due nuove società è intervenuta anche Equitalia che ha cercato di recuperare le somme dovute allo Stato. Equitalia ha inviato anche all'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale una comunicazione nella quale si segnalava che le società Slia e Enerambiente erano debitrici di ingenti somme di denaro. "Nonostante la comunicazione di Equitalia - ha detto Lombardo - l'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale ha comunque liquidato somme di denaro alla Enertech. La società, inoltre, era priva di garanzie e di autorizzazione per la gestione della discarica".
Uno dei tre imprenditori già in carcere per questione rifiuti Napoli
Giovanni Faggiano, 52 anni di Brindisi, era già stato arrestato a Napoli, dove si trova attualmente, perché accusato di corruzione nell'ambito di una inchiesta della Procura partenopea sulla gestione di alcuni impianti di rifiuti. Il provvedimento di sequestro di beni emesso dal Gip di Catanzaro, Abigail Mellace, nei confronti di Faggiano è stato notificato all'imprenditore nel carcere di Napoli Nell'inchiesta, è emerso che il gruppo imprenditoriale che faceva capo ai veneti Stefano Gavioli, Loris Zerbin e al pugliese Giovanni Faggiano aveva interessi nella gestione dei rifiuti anche a Napoli ed in molte altre città italiane. Da quanto emerge dall'inchiesta anche in altre città era stato attuato il sistema della costituzione di nuove società per evadere il pagamento delle imposte. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Carlo Villani, ha avut un intenso scambio informativo con la Procura di Napoli.
Gip: Fratello indagato ufficio commissario lavorava alla Enerambiente-Enertech
Il funzionario dell'Ufficio del commissario per l'emergenza ambientale, Domenico Richichi, indagato nell'inchiesta della Procura di Catanzaro, piuttosto che "avere a cuore i pubblici interessi, si occupava della sorte finanziaria della Enerambiente-Enertech". E' quanto scrive il Gip Abigail Mellace che ha disposto il sequestro di beni per 90 milioni di euro. "Alle dipendenze della società, peraltro, lavorava - aggiunge il giudice - il fratello di Richichi, assunto con contratto a tempo determinato, fino al mese di dicembre del 2010. Tale assunzione, per come ammesso dall'indagato, era avvenuta a seguito di una 'raccomandazione' che egli stesso aveva fatto allo Zerbin (uno dei tre imprenditori indagati,n.d.r.) prima di assumere le funzione di responsabile unico del procedimento".
Gip: “Dall’Ufficio del Commissario per l’Emergenza Ambientale contributo determinate per reati”
“Il contributo dei dirigenti e dei funzionari pubblici dell'Ufficio del commissario per l'emergenza ambientale della Calabria è stato "determinante per la consumazione dei reati". E' questo quanto scritto dal Gip di Catanzaro, Abigail Mellace, nell'ordinanza per il sequestro di beni per le società che evadevano il fisco. "Grazie alla successiva accettazione - aggiunge il giudice - o presa d'atto, che dir si voglia, delle fraudolente operazioni di sub ingresso poste in essere dal Gavioli, i delitti per cui si procede, già perfetti, sono stati ulteriormente consumati e portati a conseguenza di maggiore gravità, con l'effettivo conseguimento dell'obiettivo avuto di mira". Gli indagati dell'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale era "a perfetta conoscenza - prosegue il gip - sia dei piani illeciti di Gavioli e dei suoi complici sia delle pendenze tributarie gravanti sulla società Enerambiente Spa".
La replica di Melandri e Pugliano: “Agito con supporto uffici competenti”
Il Commissario per l'emergenza ambientale in Calabria, Graziano Melandri, e l'ex sub commissario Francesco Pugliano, in una nota, in relazione all'inchiesta della Procura di Catanzaro che li vede indagati, confermano “piena fiducia nell'attività della magistratura” ed affermano di "aver agito sempre nella massima trasparenza e nel rispetto di ogni norma e con il continuo conforto e supporto dei pareri degli uffici legali, tecnici e finanziari". "Tant'é - aggiungono - che, malgrado la piena convinzione di aver svolto ogni attività nella massima legalità, all' indomani della notifica dell'avvio di indagine, è stato chiesto apposito parere sull'operato svolto all'Avvocatura distrettuale dello Stato di Catanzaro. In data 18 luglio scorso, sciogliendo ogni dubbio e confermando la regolarità degli atti sottoscritti dall'Ufficio del Commissario relativamente al subentro della Enertech nella titolarità dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, l'Avvocatura afferma testualmente: 'deve concludersi per la legittimità dei pagamenti che l'Ufficio commissariale ha effettuato e di quelli che effettuerà in futuro in favore del nuovo gestore (Enertech s.r.l.) dell'Impianto tecnologico di trattamento dei rifiuti solidi urbani sito in località Alli di Catanzaro’”.
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