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Catanzaro, 4 agosto - La Guardia di Finanza di Catanzaro ha sequestrato 90 milioni di euro nei confronti di tre imprenditori, due veneti e uno pugliese, operanti nel settore della gestione dei rifiuti e dei vertici dell'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale della regione Calabria. Nell'inchiesta sono coinvolte sei persone accusate di sottrazione fraudolenta d’imposte. Il sequestro dei beni è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Carlo Villani che dirige le indagini della guardia di finanza.

L’evasione ruotava attorno alla discarica di Alli

I finanzieri hanno scoperto che i tre imprenditori, titolari della società che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro, ovvero Stefano Gavioli, 64 anni, di Treviso, Loris Zerbin 50 anni, di Campolongo Maggiore (Venezia) e Giovanni Faggiano, 52 anni, di Brindisi, avevano costituito una serie di nuove aziende per evitare di pagare le imposte all'erario. Alle nuove società venivano ceduti crediti e le attività da svolgere mentre i debiti restavano nelle vecchie aziende. Alle nuove società, pur non avendo le specifiche competenze, l'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale avrebbe comunque liquidato ingenti somme di denaro.

Il sistema di frode

In estrema sintesi la frode veniva attuata tramite alcune società appartenenti alla stessa holding industriale che, dopo essersi aggiudicate sull’intero territorio nazionale numerosi appalti pubblici di servizio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, venivano “caricate” appositamente di grossi debiti. Successivamente, le stesse società venivano svuotate delle loro componenti attive (divenendo, così, “bad companies”), traslandole a favore di altre società “figlie” costituite ad hoc (ovvero le “good companies”), utilizzando, in maniera fraudolenta, gli strumenti giuridici della scissione societaria o del conferimento di ramo d’azienda, pur mantenendo lo stesso oggetto sociale, struttura aziendale, personale dipendente, sede sociale, oltre che contratti e appalti già stipulati.

Le “bad companies” venivano, quindi, avviate dapprima ad una procedura concorsuale di “concordato preventivo” e, poi, alla “liquidazione volontaria”, allo scopo di evitare un’eventuale dichiarazione di “fallimento” con le relative responsabilità per reati rientranti nella fattispecie della “bancarotta fraudolenta” eludendo così il pagamento di numerosi debiti, soprattutto di carattere tributario.  Questo meccanismo, così congegnato, avrebbe permesso l’ evasione sistematica del pagamento dei debiti tributari iscritti a ruolo che, grazie al complesso meccanismo, sono diventati così inesigibili per l’erario.

Le indagini hanno fatto emergere come, tramite questo articolato meccanismo, tali società hanno sottratto indebitamente alle casse dello Stato, nell’arco temporale che va dal 2003 in poi,  decine di milioni di euro. Un sistema intricato messo in campo da una holding societaria veneta operante nel settore dei rifiuti nell’ambito dell’intero territorio nazionale e che gestisce, tra l’altro l’impianto di smaltimento di Alli, a Catanzaro. Tale discaria, ricordano dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, nell’ultimo quadriennio ha visto avvicendarsi tre società di capitali (la “Slia S.p.a.”, “Enerambiente S.p.a.” e, infine, la “Enertech S.r.l.”) tutte riconducibili alla medesima compagine societaria, sotto la costante supervisione demandata all’ufficio commissariale. Le trasformazioni societarie hanno assicurato alla subentrante il conferimento di crediti privilegiati, tra cui quelli vantati nei confronti del commissario delegato, “al solo scopo – fanno sapere - di eludere fraudolentemente il pagamento dei debiti tributari già iscritti a ruolo nei confronti di Slia S.p.a. ed Enerambiente s.p.a.. Le figure dirigenziali dell’ufficio commissariale coinvolte – spiegano - hanno avallato il turnover gestionale, disponendo cospicui pagamenti a favore delle società che, di volta in volta, si sono sostituite nella conduzione dell’impianto di Alli, nonostante la sussistenza di ingenti debiti tributari iscritti a ruolo a carico della società subentrata”.

Pugliano e Melandri indagati

L'assessore regionale all'ambiente, Francesco Pugliano, è anche lui indagato nell'ambito dell'inchiesta della Guardia di finanza che ha portato al sequestro di 90 milioni di euro nei confronti di imprenditori e dei vertici dell'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale. Nell'inchiesta oltre a Pugliano, che è indagato in qualità di ex sub commissario delegato per l'emergenza ambientale, è coinvolto anche l'attuale commissario per l'emergenza ambientale in Calabria, Graziano Melandri. In particolare, l'accusa che viene contestata all’assessore Pugliano è quella di aver emesso una serie di ordinanze con le quali ha liquidato alla società Enertech, che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro, la somma complessiva di 1 milione e 642 mila euro. La società avrebbe incassato i fondi pur non avendo alcuna competenza per la gestione della discarica. La Enertech, secondo l'accusa, era una delle società costituite per consentire evadere le imposte. Al commissario per l'emergenza ambientale della Calabria, Graziano Melandri, viene contestato di aver emesso quattro ordinanze con le quali ha liquidato sempre alla società Enertech la somma complessiva di 1 milione e 335 mila euro. Nell'inchiesta è coinvolto anche un funzionario dell'Ufficio del commissario per l'emergenza ambientale, Domenico Richichi. A quest'ultimo la procura contesta, nella qualità di responsabile unico del procedimento della gestione della discarica di Alli (Catanzaro), di aver proposto l'adozione delle ordinanze firmate da Pugliano e Melandri.

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