Il Riesame durissimo su Lucano: "Incapace di gestire la cosa pubblica e afflitto da delirio di onnipotenza"

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Reggio Calabria - Mimmo Lucano "afflitto da un delirio di onnipotenza", Mimmo Lucano "incapace di gestire denaro e la cosa pubblica". E ancora il sistema Riace "rilucente all'esterno ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno". È molto severo il giudizio del Tribunale delle libertà di Reggio Calabria, espresso nelle 164 di motivazioni a compendio della conversione degli arresti domiciliari in divieto di dimora a Riace. Il presidente del Riesame, Tommasina Cotroneo, smonta pezzo per pezzo le posizioni difensive ed effettua una ricostruzione molto dura su Mimmo Lucano e sul sistema di accoglienza messo in piedi nel paesino della provincia di Reggio Calabria, riconosciuto in tutto il mondo come modello di integrazione virtuosa e di pacifica convivenza. Il collegio del Riesame spiega che «qui non vengono messi in discussione i buoni propositi o la sussistenza di ragioni anche umanitarie, ma si vuol rappresentare che tutto questo nel tempo è stato annacquato e sporcato da una mala e opaca gestione, da mille violazioni di legge e da una volontà sempre più forte ed incontenibile del Lucano di dare l’immagine al mondo esterno di un modello di integrazione e di salvarne ed esportarne le fattezze esteriori a tutti i costi più che di far sì che quel modello apparentemente perfetto lo fosse invero realmente».

Il giudizio sull'ex sindaco - a cui in queste ore è stata assegnata la cittadinanza onoraria a Bologna - è molto duro: «ad un certo punto - si legge nelle motivazioni - ha perso la bussola ed il senso dell’orientamento della legalità, tanto da far prevalere sugli scopi e le ragioni umanitarie la voglia di apparire e di presentare all’esterno un sistema che era tutt’altro che perfetto. Le condizioni dell’indagato, affioranti dalle carte, sono molteplici e creano certamente sconcerto».

«Se la questione dei lungo permanenti, ossia del numero rilevante di immigrati che Lucano manteneva a Riace con i soldi pubblici pur non avendo più costoro alcun titolo per rimanervi, potrebbe rappresentare, pur nella evidente violazione di legge, espressione di nobili motivazioni», tuttavia essa «perde appeal umanitario sol che si ascoltino i dialoghi nei quali Lucano con fastidiosa fredda faceva della questione un fatto di numeri e mission per Riace». Nelle motivazioni i giudici si soffermano «sul brulicare di stratagemmi, emerso a piene mani dall’indagine, al fine di coprire i buchi contabili e giustificare le spese a seguito della chiesta rendicontazione da parte della Prefettura. Non si ferma Lucano e trascorre intere giornate nella sede dell’associazione Città Futura con i suoi collaboratori per mettere pezze su pezze ed ottenere i finanziamenti che, in mancanza di documentazione giustificativa, non sarebbero stati erogati».

Il presunto tornaconto personale ed elettorale

I magistrati del Tdl portano alla luce un aspetto in particolare e in parte inedito, legato a un presunto tornaconto personale ed elettorale che l'ex sindaco di Riace avrebbe curato oltremodo. I giudici parlano di una vera e propria conta dei voti «che gli sarebbero derivati dalle persone impiegate presso le associazioni e/o destinatarie di borse lavoro e prestazioni occasionali; persone, molte delle quali, inutili a fini lavorativi o addirittura non espletanti l’incarico loro affidato, sovrabbondanti rispetto ai bisogni, eppure assunte o remunerate anche in via occasionale per il ritorno politico-elettorale».

Ecco un’intercettazione: «La politica mi tiene a me, sennò un minuto ci stavo a mandarle a casa, la politica di merda mi tiene, non pensare, ma lo sanno loro.. a me che cazzo mi dà Angela me ne fotto di lei, la politica mi tiene se vuoi che te lo dica chiaro e tondo, la politica… perché soltanto di Città Futura sono 100 voti, mi sono fatto un conto, tutti quelli che lavoriamo». Per poi arrivare alle conclusioni di fuoco: «La gestione opaca e a tratti sconcertante dei fondi destinati all’accoglienza di cittadini extracomunitari tratteggia Lucano come soggetto avvezzo a muoversi sul confine tra lecito ed illecito, a tollerare e favorire condotte illecite altrui per fini che, come si è visto, spesso vanno molto al di là della, troppe volte, ostentata volontà di perseguimento di scopi umanitari e/o che con questi poco o nulla hanno a che vedere. Avvalendosi e chiaramente abusando del ruolo rivestito l’uomo piegava l’intero ente comunale al suo volere, al punto che non era dato ad alcuno contestare le sue violazioni di legge o impedirne la perpetrazione né arginare la sua arroganza e l’esercizio prepotente del potere, creava una fitta rete di contatti personali che agevolavano – chi più chi meno consapevolmente – la perpetrazione dei delitti indicati e sulla quale tuttora potrebbe fare affidamento per tornare a delinquere».

G.V.

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