Salta al contenuto principale

vasil-omicidio-vincenzo-torcasio

Lamezia Terme, 18 ottobre – Il killer migliore è quello che sa fare le rapine, almeno questo secondo quanto emerso in ambito investigativo e che ha portato all’arresto, ieri a Novara, di Francesco Vasile, 31 anni, il “preferito” da Giuseppe Giampà nelle missioni di morte contro Vincenzo Torcasio (detto Carrà) e suo figlio Francesco uccisi esattamente ad un mese di distanza l’uno dall’altro.  Per entrambi gli omicidi Torcasio, le testimonianze di Angelo Torcasio prima e poi dello stesso “padrino” Giuseppe Giampà, incastrano Francesco Vasile quale esecutore materiale. L’ordinanza di cattura del killer è anche il primo documento ufficiale, dopo il pentimento, in cui al nome di Giuseppe Giampà, il figlio del boss Francesco Giampà, viene associato lo status di “collaboratore di giustizia”.

L’accusa per l’omicidio di Vincenzo Torcasio

Vasile sarebbe dunque l’esecutore materiale. Nell’ordinanza si ricostruiscono brevemente i fatti: “la morte di Vincenzo Torcasio detto “U Carrà” mediante esplosione nei suoi confronti di plurimi colpi di pistola da aprte di Vasile Francesco che ne determinavano l’uccisione all’istante[…]. Specificatamente, Giampà Giuseppe, dopo aver appreso che i Torcasio-Carrà si erano attivati a livello estorsivo – anche insieme a Muraca Umberto Egidio, che per tale motivo aveva già subito un attentato omicidiario non andato a buon fine, in data 30/3/2011 – nei confronti di imprenditori e in territori già ricadenti nella sfera di influenza dei Giampà, decideva che bisognava agire contro i Torcasio-Gualtieri per riafefrmare nei confronti della cosca avversaria la supremazia  dei Giampà, ricadendo la scelta su suddetto Torcasio Vincenzo, quale soggetto che già da tempo era obiettivo sensibile da colpire, ricoprendo, il Giampà Giuseppe, anche il ruolo di materiale fornitore, a Molinaro Maurizio, dell’arma utilizzata per commettere il delitto; arma che Molinaro Maurizio poche ore prima dell’omicidio portava presso il laboratorio di Torcasio Angelo, perché provvedesse a pulirla e caricarla. Cosa che Torcasio Angelo faceva essendo consapevole dell’uso che ne sarebbe stato fatto di lì a poco: Giampà Giuseppe si attivava altresì per procurare lo scooter cc 50, di provenienza furtiva, da utilizzare per l’omicidio, scooter che veniva condotto da Torcasio Alessandro il quale trasportava, attraverso una stradina sterrata interpoderale, il killer Vasile Francesco nelle vicinanze del campo di calcetto sito nel centro sportivo “Il Tricolore”, ove il Torcasio Vincenzo si trovava mentre assisteva all’incontro tra le due squadre di calcio a 5 valevole per un torneo amatoriale che ivi si teneva: il Vasile, sceso dal ciclomotore, raggiungeva a piedi il campo di calcetto, ove si trovava la vittima, sopraggiungendogli alle spalle e freddandolo con numerosi colpi di pistola; dopo di che il Vasile raggiungeva nuovamente Torcasio Alessandro che lo attendeva sul ciclomotore per ricondurlo verso la strada da cui erano venuti, gettando nel frattempo la pistola utilizzata nella scarpata del fiume che incrociava la strada; ad attendere Vasile Francesco e Torcasio Angelo sulla strada vi era Molinaro Maurizio alla guida di un’autovettura Peugeot 107 bianca su cui saliva il Vasile, mentre il Torcasio Alessandro si recava in un terreno poco distante per bruciare il ciclomotore utilizzato”.

L’accusa per l’omicidio di Francesco Torcasio

“[…] la morte di Francesco Torcasio, 20 anni, figlio del Torcasio Vincenzo mediante esplosione nei suoi confronti in rapida successione di n. 15 colpi di pistola calibro 9x21 da parte di Vasile Francesco, che ne determinavano l’uccisione all’istante; […] Specificatamente, Giampà Giuseppe, dopo aver appreso  che i Torcasio –Carrà si erano attivati a livello estorsivo nei confronti di imprenditori e in territori già ricadenti nella sfera di influenza dei Giampà, nonché – direttamente da Muraca Umberto Egidio, il quale dopo il tentato omicidio patito ad opera dei Giampà in data 30/3/2011, si era messo a disposizione di Giuseppe Giampà, per salvarsi la vita – che all’indomani dell’omicidio di Vincenzo Torcasio, il di lui figlio Torcasio Francesco aveva apertamente manifestato propositi omicidiari nei confronti dello stesso Giampà Giuseppe, per vendicare l’omicidio di suo padre, decideva che bisognava agire immediatamente contro Torcasio Francesco, sia per ribadire nei confronti della cosca avversaria la supremazia dei Giampà, sia per prevenire azioni di sangue contro la propria persona, ricadendo la scelta sul suddetto Torcasio Francesco sia quale soggetto che già da tempo era obiettivo sensibile da colpire, sia quale soggetto che – per come aveva appreso da Muraca Umberto Egidio – aveva addirittura fornito una pistola calibro 9x21 a quest’ultimo per agire contro Giampà Giuseppe; quest’ultimo, dopo aver espressamente intimato a Muraca Umberto Egidio che – se voleva dimostrare la sua rinnovata fedeltà nei confronti dei Giampà – doveva “vendergli” Torcasio Francesco, anche perché dopo l’eliminazione di quest’ultimo, da effettuarsi preferibilmente nel giorno del trigesimo del padre, Giampà Giuseppe avrebbe consentito a Muraca Umberto Egidio di gestire le estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori in tutta la zona di Capizzaglie per suo conto; Giampà ricopriva anche il ruolo di materiale fornitore a Molinaro Maurizio, per la successiva consegna a Vasile, dell’arma utilizzata per commettere il delitto, vale a adire una pistola calibro 9 Phantom, nonché di un’altra pistola di riserva, tipo CZ, e altresì della motocicletta marca Teneré tipo enduro di media-grossa cilindrata, di provenienza furtiva, da utilizzare per il delitto; avendo appreso, dunque, da Muraca che quest’ultimo stava organizzando una rapina insieme a Torcasio Francesco, a Chirumbolo Giancarlo e ad altro soggetto non meglio indentificato, da compiersi in Nicastro prima delle 9:00 di mattina, in cui Torcasio Francesco e Chirumbolo Giancarlo avevano il compito di attendere in macchine separate i rapinatori (che avrebbero dovuto essere Muraca e l’altro soggetto), Giampà Giuseppe, cogliendo l’occasione propizia, premurandosi di raccomandare a Muraca di fissare il giorno per la rapina nella data del 7/7/2011 (giorno del trigesimo di Vincenzo Torcasio), diede mandato prima a Molinaro Maurizio e, a causa di un contrattempo di quest’ultimo, a Giampà Vincenzo detto Enzo, poi, di guidare la motocicletta con cui condurre Vasile sul luogo indicato dal Muraca come qyelli in cui era stato detto a Torcasio Francesco di attendere in auto uno dei rapinatori, luogo situato in via Misiani; Giampà Giuseppe diede compito a Voci Antonio di inviare un sms di avvertimento ai killers, con testo (107 blu) già all’uopo predisposto in precedenza dal medesimo Giampà Giuseppe per dare loro la conferma circa la presenza della vittima sul luogo prestabilito per l’esecuzione: una volta ricevuto lo squillo da Voci, i killers partivano, Giampà Enzo ala guida e Vasile seduto dietro, per raggiungere il luogo suddetto, laddove effettivamente Vasile, una volt affiancatasi la moto all’auto, esplodeva contro Torcasio Francesco 15 colpi di pistola, freddando la vittima all’istante e gettando poi la pistola ormai scarica nell’auto, addosso alla vittima, a mo’ di sfregio per i suoi propositi omicidiari contro Giampà Giuseppe; i killers si davano quindi alla fuga verso il luogo stabilito per lo “scambio” dove Torcasio Alessandro e Molinaro Maurizio, li attendevano per il recupero, a cui procedevano ognuno con la propria autovettura, dopo aver provveduto all’incendio della motocicletta”.