
Lamezia Terme, 7 aprile - Era stato accusato, nel 2008, di vendere borse e cinture con marchi contraffatti, ma è stato assolto dal giudice Aragona perche "il fatto non sussite". Così cadono le accuse per Dieng El Hadji Fallou, un cittadino senegalese, che nell’Agosto del 2008, la Guardia di Finanza, sorprese a vendere prodotti apparentemente di marchi importanti a livello nazionale ed internazionale. Tali prodotti venduti dall’ambulante, risultavano privi di marchio CEE, etichettatura e codice a barre. L'accusa sostenuta da Debora Chirico, al termine dell’istruttoria dibattimentale, aveva chiesto per l’ambulante, una condanna a 2 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 2.000,00 euro, con concessione delle attenuanti generiche. Da parte opposta, l'avvocato Marco Costantino, difensore di fiducia di Dieng, è riuscito a sostenere come la merce posta in vendita dall’imputato, proprio perché era un falso palese, non poteva essere considerata oggetto di provenienza illecità portando ad esempio la sentenza n. 3336 del 2000 della Cassazione Penale Sez. V in cui si sosteneva come "la contraffazione non è punibile qualora sia riconoscibile ictu loculi, ossia senza necessità di particolari indagini non solo da parte dell’acquirente, ma anche da parte della collettività, essendo così macroscopica da non poter ingannare nessuno”. Il giudice Aragona decideva così di assolvere Dieng accogliendo la tesi della difesa proprio perchè il fatto non sussiste.
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