Ultimo aggiornamento -Giovedì 23 Maggio 2013 alle20:01
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Lamezia: Beni per 200 milioni di euro confiscati a Salvatore Mazzei

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Lamezia Terme, 10 luglio - Dalle prime ore di oggi, i Carabinieri del Noe e del Comando Provinciale di Catanzaro, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, dr. Domenico Prestinenzi, stanno eseguendo un’ordinanza di confisca di beni,  mobili ed immobili,  per un valore di oltre 200 milioni di Euro a Salvatore Mazzei, di 56 anni. Mazzei è ritenuto, secondo gli inquirenti, vicino alle cosche della 'ndrangheta lametine e vibonesi. Il patrimonio dell'imprenditore sarebbe sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Tra i beni confiscati ci sono duecento ettari di terreno, 70 fabbricati, l'albergo Aer Hotel Phelipe di Lamezia Terme, 25 società nel settore del movimento terra, ed una cava in località San Sidero. Le indagini nei confronti di Mazzei hanno avuto inizio dopo che i carabinieri del Noe individuarono, negli anni scorsi, una cava adibita alla lavorazione degli inerti di proprietà dell'imprenditore. I carabinieri hanno poi ricostruito il patrimonio dell'imprenditore. Mazzei è stato condannato nel maggio del 2011 a quattro anni di reclusione col rito abbreviato perché ritenuto responsabile, insieme ad un altro imprenditore, di estorsione nei confronti di aziende impegnate nei lavori di ammodernamento dell' Autostrada Salerno-Reggio Calabria. Nell'occasione Mazzei è stato assolto dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Confisca dei beni e sproporzione tra redditi dichiarati e detenuti

Durante la conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Domenico Prestinenzi, il comandante del Noe, cap. Gerardo Lardieri, ed il comandante del Reparto operativo provinciale di Catanzaro, ten.col. Giorgio Naselli è stato specificato come  attraverso le estorsioni, truffe e frodi negli appalti pubblici che l'imprenditore Salvatore Mazzei, 56 anni, di Lamezia Terme, sarebbe riuscito ad acquisire i beni confiscati stamane dai carabinieri. Secondo gli investigatori, inoltre, Mazzei era la "lunga mano della cosca Mancuso di Limbadi".  L'odierno decreto di confisca "è l'atto conclusivo - ha detto il procuratore Prestinenzi - delle indagini che hanno riguardato l'imprenditore Mazzei. E' emersa una notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e quelli che realmente erano detenuti da Mazzei. A distanza di un anno dal sequestro preventivo, ora siamo arrivati alla confisca di un patrimonio che vale 200 milioni di euro". "Le nostre indagini - ha concluso - hanno avuto inizio proprio compiendo accertamenti sulla cava di Mazzei. Da qui siamo riusciti ad accertare che l'imprenditore prima era legato alla cosca Iannazzo di Lamezia Terme e poi a quella dei Mancuso di Limbadi. E tutto era per acquisire appalti pubblici nell'ambito dei quali compiva truffe e frodi". Tra i beni confiscati ci sono duecento ettari di terreno, 70 fabbricati, l'albergo Aer Hotel Phelipe di Lamezia Terme, 25 società nel settore del movimento terra, una trentina di automezzi ed una cava. I beni sono riconducibili in prima persona a Mazzei e ad otto dei suoi più stretti familiari. Lardieri e Naselli hanno evidenziato che "si è trattato di un'intensa attività investigativa che oggi è giunta a compimento con la confisca dei beni".

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