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sequestro_deposito_Gaccia_Pianopoli

Lamezia Terme, 28 gennaio - Della vicenda ce ne eravamo occupati anche noi,  in quanto l’area sottoposta a sequestro dalla magistratura nei mesi scorsi era ubicata vicino la discarica di Pianopoli, in località Petrese. Oltre al sequestro dell’area per presunte violazioni in materia ambientale era stato indagato anche il proprietario Giovanni Talarico, secondo quanto stabilito dall’articolo 6 comma 1 lett. “D.” n. 1 e 2 della Legge  210/200 che prevede una pena fino a sei anni di reclusione. Il legale di Talarico, l’avvocato lametino Giancarlo Nicotera, ha contestato il reato soprattutto perché “abnorme rispetto ai fatti realmente accaduti” e perché alcuni importanti elementi non era stati portati a conoscenza degli inquirenti e della Procura di Lamezia Terme”. Cosa era accaduto? Talarico aveva depositato su un suo terreno alcuni rifiuti potenzialmente pericolosi ma, ricevuta l’ordinanza di smaltimento da parte del Comune di Pianopoli, aveva subito provveduto allo smaltimento dei rifiuti, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, e trasmesso la relativa documentazione al Comune di Pianopoli. Da quel momento in poi, però, la Difesa ha spiegato come sia “avvenuto una specie di corto circuito” in quanto “la documentazione, esistente presso gli uffici del Comune di Pianopoli che certificava il legittimo smaltimento dei rifiuti pericolosi, non è stata mai trasmessa alla Procura lametina che, pertanto, ha disposto il provvedimento di sequestro preventivo di un’area oramai bonificata”. Preso atto degli elementi portati a discarico dalla Difesa dell’indagato e dell’effettiva realtà dei fatti la Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha quindi disposto l’immediato dissequestro dell’area in località Petrese.