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Lamezia Terme, 12 maggio - La  polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, a seguito di precedenti indagini disposte dalla Procura lametina che si sono concluse lo scorso febbraio con misure cautelari per i reati di truffa aggravata  ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, falso ideologico ed emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ha svolto ulteriori accertamenti per individuare ulteriori reati.  Le indagini successive hanno permesso di individuare che, anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa, la “Sifo Hospital S.r.l.” aveva ottenuto  ingenti contributi pubblici, attingendo a ben sei diversi “strumenti agevolativi”, senza aver attuato, di contro, nessuno dei progetti prefissati. Le sei forme di contributo rilevate sono state: la costituzione, e primo avviamento della società, nell’ambito degli aiuti a favore dell’”imprenditoria giovanile” per 1.000.000 euro, un fondo che è risultato essere stato interamente elargito; l’ampliamento della società nell’ambito dei “patti territoriali del lametino” con un fondo di  320.000 euro di cui erogati 288.000 euro; fondi per l’ammodernamento della società, nell’ambito della legge “488/1992”, settore industria, concesso per, 809.000 euro ed erogato per 540.000 euro; nell’ambito della legge “488/1992”, settore “p.i.a. formazione”, il fondo è stato concesso per 112.000 euro ma erogato per 90.000 euro; un ulteriore contributo nell’ambito della legge “488/1992”, settore ambiente, concesso per 1.700.000 euro ed erogato per euro 852.000 euro; infine, un contributo nell’ambito della “legge sabatini”, concesso per 460.000 euro ed erogato per 380.000 euro.

Secondo quanto riferiscono le Fiamme Gialle i citati finanziamenti sarebbero stati "richiesti dalla società per produrre apparati medicali sofisticati, in particolare elettrobisturi ed aspiratori chirurgici; tuttavia, le apparecchiature non sarebbero mai state prodotte all’interno dell'azienda, rivelatasi, grazie ad alcuni controlli effettuati a sorpresa presso la sede operativa, impegnata nella produzione di beni di tutt’altro genere, fra i quali spiccano, fra l’altro, espositori metallici destinati ai negozi di frutta e verdura", mentre i macchinari finanziati giacevano  "in abbandono”.

Per la Guardia di Finanza “la metodologia criminosa adottata si basava su un sofisticato meccanismo di frode, ideato dai responsabili della società beneficiaria dei contributi, ed imperniato sulla predisposizione di copiosa documentazione ideologicamente e materialmente non veritiera ed il ricorso al fittizio apporto di “mezzi propri”, inutilmente camuffati con una serie di transazioni commerciali e movimentazioni bancarie apparentemente del tutto regolari”.

Alla luce di tali rilevanze, sono stati segnalati alla Corte dei Conti tre persone che, con le loro condotte finalizzate all’indebita appropriazione di finanziamenti pubblici, hanno determinato un danno erariale che ammonta complessivamente a 2.651.024,41 euro.

Per quanto riguarda il recupero dei contributi sono state avviate, presso gli organi centrali e locali competenti, tutte le procedure amministrative “per il recupero dei contributi illecitamente erogati alla società e la definitiva revoca di quelli concessi ma non ancora versati”.