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Proprio a corollario di quel procedimento, i Finanzieri hanno svolto, nei loro confronti, investigazioni mirate di tipo economico-finanziarie che hanno consentito di individuare il patrimonio accumulato dai quattro soggetti ed accertarne l’incoerenza con gli introiti di provenienza lecita dichiarati dai rispettivi nuclei familiari.
Sulla base di quanto segnalato dalle fiamme gialle, la Procura ha avanzato al tribunale lametino la proposta di confisca dei beni nei confronti dei condannati ed ha ottenuto il relativo decreto di sequestro preventivo dalla sezione penale presieduta dal dott. Giuseppe Spadaro.
L’applicazione della misura è avvenuta in virtù dell’art. 12 sexies della legge 356/92, ovvero secondo la norma che impone la confisca dei beni quando il titolare, condannato per particolari tipi di reato, tra i quali l’usura, non è in grado di dimostrare da quale reddito legittimo provenga l'acquisto.
Così è stata constatata la riconducibilità a T.A. di due appartamenti e di un magazzino commerciale formalmente intestati a suoi familiari, mentre ai fratelli S.C. e S.A. sono stati sequestrati un appartamento e 3 autoveicoli. Di diversa natura è quella misura adottata, su richiesta della stessa Procura, nei confronti di P. V. al quale è stato sequestrato un fabbricato, composto da 4 unità immobiliari, che va ad aggiungersi a quanto già confiscatogli nel dicembre 2009, in esecuzione di apposito decreto emesso dall’ufficio misure di prevenzione del tribunale di Catanzaro. II valore commerciale complessivo dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 1.000.000 euro.