
Lamezia Terme – Sembrano essere soddisfatti all’appuntamento con la stampa di questa mattina il Procuratore generale Vincenzo Antonio Lombardo e il Procuratore aggiunto della Dda Giuseppe Borrelli. Con loro ci sono gli uomini della Dia, gli autori dell’Operazione Piana, così hanno chiamato il provvedimento che ha fatto scattare le manette a quattro imprenditori lametini legati alla cosca Giampà. Con loro, al tavolo, anche il colonnello Michele Conte che ha sostituito a capo della direzione catanzarese della Dia Antonino Cannarella, trasferito di recente a Bologna, e il colonnello Gianfranco Ardizzone a capo della Dia regionale che ha sede a Reggio Calabria. Soddisfazione, dicevamo, per degli arresti che il Procuratore Lombardo spiega rappresentino in un certo qual modo una novità sostanziale. “Gli imprenditori – spiega – solitamente rispondono del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. In questo caso, invece, siamo molto al di là perchè questi imprenditori sono intranei alla cosa Giampà. Sono quelli – aggiunge - che realizzano buona parte dei lavori che si eseguono a Lamezia nell’edilizia sia privata che pubblica grazie ai subappalti. Tali relazioni sono emerse grazie a qualche dissidio interno alla cosca su chi preferire nell’affidare i lavori. Sostanzialmente la cosca decideva chi doveva lavorare a Lamezia”. Il Procuratore generale ha poi spiegato come si stia parlando di un sequestro, tra quote societarie e beni immobili per un valore di 25 milioni di euro. Lombardo ha poi svelato nel corso della conferenza stampa alcuni particolari per far meglio capire a come si è giunti a scoprire tali correlazioni. “E’ capitato ad esempio – dice Lombardo – che Bonaddio preferiva uno degli arrestati che, in cambio, gli realizzava la casa gratis. Questo non andava bene a Giuseppe Giampà che interveniva proponendo un altro tra gli imprenditori arrestati”. Un quadro, quello dei rapporti tra imprenditorialità e ‘ndrangheta, che va sempre più delineandosi nelle indagini condotte da Giuseppe Borrelli ed Elio Romano con la collaborazione, in questo caso, della Dia e il via libera alle misure cautelative da parte del Gip Abigail Mellace. Per magistratura ed organi inquirenti non si tratta comunque della più che giornalistica definizione di “zona grigia” in quanto i tratti, e le tonalità, che affiorano in questa operazione sono ben distinti e marcati. Per il procuratore aggiunto Borrelli dall’operazione odierna emerge “un completo controllo della cosca nella zona di Lamezia attraverso un meccanismo piuttosto elaborato che prevedeva anche delle forme di controllo da parte del gruppo Giampà per quanto riguarda i quantitativi di calcestruzzo. Da queste indagini – aggiunge – emerge un profilo anche economico della cosca Giampà. Le indagini sono ancora in corso sulla cosca e siamo ancora a metà lavoro”. Su quest’ultima affermazione il Procuratore Lombardo tiene a precisare che si è in uno stato più avanzato spiegando che “siamo a due terzi del lavoro sulla cosca Giampà”. “Abbiamo ancora molto lavoro da fare” ha però precisato Borrelli che poi ha aggiunto alcuni particolari che hanno spinto magistratura e Dia a confluire nell’operazione odierna.

Borrelli: Clima strano su Lamezia
“Abbiamo avuto la necessità di affrontare i rapporti nel settore calcestruzzo – ha spiegato Borrelli - perché abbiamo voluto dare un segno immediatamente percepibile in quanto qualcuno poteva pensare che la tempesta fosse passata e le cose potevano riprendere come prima. Abbiamo anche rilevato attività banali ma c’è un clima strano sulla città di Lamezia. Ci sono giunte informazioni su notizie diffuse da soggetti squalificati che svolgono ruoli di fonte e motore di circolazione di notizie allarmistiche o falsamente tranquillizzanti. Ecco, è qualcosa di strano ma noi vogliamo precisare che abbiamo le idee chiare e su questo stiamo lavorando”.
Nostra attività si concluderà a dicembre. Saranno colpite tutte le cosche della città
Il Procuratore aggiunto ha poi voluto lanciare un chiaro messaggio: “abbiamo la percezione chiara degli equilibri passati e presenti. Abbiamo anche individuato i nuovi gruppi che mirano a prendere il posto di quelli che sono scompaginati o che lo saranno nel prossimo periodo. Entro il 2013 riusciremo a concludere la nostra attività sulla città di Lamezia non solo nei confronti del clan Giampà ma sull’intera Lamezia Terme”.
Operazione Medusa, ultime scarcerazioni non sconfessano quadro accusatorio
Poi, Borrelli ritorna sull’operazione Medusa e gli ultimi sviluppi e le sentenze dei giorni scorsi. “L’operazione Medusa si è conclusa con secoli di carcere ma anche con successive scarcerazioni, come la sentenza della Cassazione. Voglio specificare che tali ultime vicende attengono ad un carattere di tipo processuale, nel senso che sono stati prodotti documenti in Cassazione ma noi non abbiamo avuto pronunciamenti che sconfessino il quadro accusatorio. Siamo soddisfatti”.
A breve banca dati della Dda su confessioni collaboratori di giustizia
Borrelli ha aggiunto che si sta pensando di creare una banca dati a disposizione della Dda di Catanzaro recuperando tutta una serie di dichiarazioni dei collaboratori del Distretto da inserire in questa banca dati dove tali dichiarazioni non sono mai state inserite”.
Su Lamezia ora attive piccole gang. Borrelli: Abbiamo già i nomi ma ai cittadini chiedo di collaborare per metterli subito dentro e non farli trasformare in nuova cosca
Per il Procuratore Lombardo in questo momento a Lamezia si sta verificando una corsa al potere “c’è sempre – dice - qualcuno che si vuole sostituire al potere che non c’è. Si parte dal presupposto che gli esercenti hanno paura e allora intervengono loro in sostituzione. Bisognerebbe stroncare questi tentativi che già si stanno verificando”. Per Borrelli in questo momento a Lamezia ci sono ancora “Giampà che fanno alcune cose e altri gruppi storici sono in una fase in cui vorrebbero farsi dimenticare. La nostra attenzione si sta concentrando però sui nuovi che si vanno costituendo ma che è difficile chiamare cosca. Di questi sappiamo già nomi e cognomi, ma si tratta ancora di un livello di gang metropolitana. Questo - aggiunge - è il momento di passaggio. Dobbiamo intervenire ora per non farli diventare mafiosi. Se i destinatari delle richieste estorsive degli ultimi tempi si rivolgono a noi ci permettono di metterli già tutti dentro senza che diventino una vera e propria nuova cosca organizzandosi indisturbati per il dopo. Le 100 euro che il commerciante dà ora a questi, domani ne dovrà dare di più perché non saranno più banditelli come ora. Per questo serve in questo preciso momento storico della città la collaborazione di tutti i cittadini. Devo dire che c’è stata maggiore collaborazione nell’ultimo periodo più che in passato. La situazione è cambiata rispetto ad un anno fa, ma i cittadini devono denunciare non solo i perdenti e avere fiducia nel denunciare anche quelli che sembrano più forti. Perché le dichiarazioni che i cittadini ci renderanno faremo in modo che non siano oggetto di intimidazioni. Sarà un nostro compito, ma i cittadini devono fidarsi di noi”.
Virna Ciriaco
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