
Lamezia Terme, 18 marzo – Il sequestro odierno del Campo Rom di Scordovillo operato dai Carabinieri del Noe a firma del sostituto procuratore Domenico Galletta, e che conta 58 indagati, ha dietro un consistente corpo di motivazioni che riportiamo qui di seguito.
I REATI CONTESTATI
"Artt. 110, 633 co. 1 e 2, 639 bis c.p.: perché in concorso tra di loro e con gli altri abitanti del Campo ROM ancora da identificarsi (in numero superiore a 10 persone), con le condotte di cui appresso: comportandosi - nonostante molti di loro non siano peraltro gli orginari assegnatari dei moduli abitativi realizzati in via provvisoria dalla Pubblica Amministrazione a beneficio della popolazione ROM nel 2003 e non siano legati da rapporti di parentela con gli originari assegnatari - quali proprietari esclusivi dell'area conosciuta come Campo Nomadi di contrada "Scordovillo", con diritto di escludere gli altri (terzi non appartenenti alla popolazione ROM)dal godimento ed anche dal semplice accesso, perfino gli appartenenti alle Forze di Polizia nell'esercizio delle loro funzioni; contribuendo - con le condotte di cui ai capi che precedono, con le loro ordinarie condotte quotidiane di vita domestica ed assecondando il loro costume di vivere in modo indisturbatoin violazione costante di elementari regole del vivere civile - a delineare nei fatti e nella radicale trasformazione del territorio, dal giorno dopo la bonifica e l'assegnazione dei nuovi moduli abitativi realizzati con denari pubblici, un godimento esclusivo del territorio del Campo ROM tale da non consentire più di distinguere neanche all'interno della popolazione ROM spazi di uso comune (uso pubblico) da destinarsi ad opere di urbanizzazione; consentendo, nella situazione sopra descritta di utilizzo esclusivo quali proprietari dello spazio indiscriminato identificabile come Campo ROM ed in costanza della loro assidua vigilanza sullo stesso ed ai suoi confini onde impedirne l'accesso alle persone (pubbliche o private) non gradite, che il territorio da loro abitato diventasse teatro di reati di ogni sorta (reati ambientali realizzati attraverso l'abbandono e lo smaltimento – anche nella forma dell'incendio - costante e sistematico nel tempo, al punto da aversi oggi nel Campo ROM una vera e propria discarica abusiva, di rifiuti speciali e non, pericolosi e non - carcasse di autoveicoli, materiali di risulta, pneumatici, elettrodomestici etc.; reati di occupazione mediante costruzioni edilizie abusive di spazi pubblici annessi ai moduli abitativi originari; furti costanti di energia elettrica mediante allacci abusivi alla rete ENEL con cavi volanti destinati a fornire la corrente elettrica per gli usi domestici),da loro stessi per ciò solo perpetrati o tollerati o comunque resi possibili impunemente attraverso il concorso al divieto di ogni possibile accesso pubblico a fini di controllo o repressione, ovvero luogo di ricovero e nascondimento o smercio o reimpiego dei proventi dei delitti commessi all'esterno del Campo (dalle rapine, ai furti, alle estorsioni praticate anche nella forma del cosiddetto "cavallo di ritorno" quale mezzo per la restituzione dei veicoli rubati e trafugati all'interno del Campo) e venisse nei fatti, quindi, sottratto all'autorità ed al controllo dello Stato e del Comune di Lamezia Terme; invadono il territorio pubblico comunale denominato Campo ROM di contrada "Scordovillo" in Lamezia Terme, al fine di occuparlo ed occupandolo di fatto, al fine di trarne profitto e traendone di fatto profitto".
LE MOTIVAZIONI
"L'informativa della Compagnia Carabinieri di Lamezia Terme – N.O.R. Aliquota Operativa del 9 marzo 2011- che riassume in sé le informative del NOE Carabinieri di Catanzaro, del NAS Carabinieri di Catanzaro, della Polizia Municipale di Lamezia Terme, dell'Arpacal e dell'ASP di Catanzaro – traccia in modo chiaro ed evidente un quadro della situazione del campo ROM di contrada "Scordovillo" sintetizzabile come segue: il campo ROM non è più territorio sottoposto a controllo dello Stato o del Comune di Lamezia Terme ma è un "Fortino" presidiato dai ROM e degradato a "Discarica" e "Ghetto" nel quale emarginazione sociale, degrado ambientale, urbanistico ed edilizio, degrado igienico-sanitario e rischio di incendi e di epidemie, convivono in una criminogena miscela esplosiva. Al Campo ROM si delinque indisturbati, si ricovera e si impiega quanto provento delle attività delittuose commesse all'esterno e si smaltisce ciò che non serve con l'abbandono incontrollato sul posto. In altre parole, la situazione emersa dalle indagini, a cui si rinvia quanto ai dettagli, rappresenta oramai un'autentica emergenza umanitaria ed ambientale al contempo, da affrontare unicamente con lo sgombero immediato e la bonifica dell'area interessata dal campo ROM, non essendo ipotizzabili strumenti alternativi in considerazione della resistenza della popolazione ROM ad integrarsi mediante l'occcupazione in attività lecite ed in considerazione del fatto che il loro allontanamento dalla società civile è destinato a crescere in misura proporzionale alla crescita prevedibiledella popolazione del campo e del correlato aumento dell'elusione massiccia dell'obbligo scolastico.
La scuola, che potrebbe rappresentare la via maestra per l'integrazione, non fa il suo ingresso nel mondo ROM ed il campo ROM, di converso, diventa ancor più la palestra per l'addestramento al crimine delle nuove generazioni.
I finanziamenti periodici per le bonifiche e/o le ristrutturazioni del campo si sono rivelati inefficaci quanto alla soluzione definitiva della questione ROM, intesa nel suo significato complesso di fenomeno criminale ed umanitario, e di mero tamponamento di fortuna quanto all'emergenza generata di volta in volta, nel frattempo, dalla mancanza di una sistematica osservazione e prevenzione dell'involuzione delle dinamiche criminali interne alla popolazione ROM.
Finanziare per far fronte ad emergenze generatesi per mancanza di prevenzione significa alimentare un fenomeno destinato ad ingigantirsi fino a diventare ingovernabile ed intollerabile per la società civile nel cui seno sta crescendo. I ROM abbandonati a sé stessi, anche per loro scelta, tendono a far uso esclusivo degli spazi pubblici loro assegnati, a sottrarli al resto della comunità ed a trasformali in luoghi di incontrollate attività delinquenziali con cui procurarsi i mezzi di sostentamento.
A questa conclusione si giunge, non attraverso una valutazione a carattere antropologico e sociologico, ma attraverso le risultanze delle indagini svolte che convergono tutte nel comprovare che dalle sue origini ad oggi il fenomeno criminale ed il problema umanitario ROM, all'interno ed all'esterno del campo ROM,è cresciuto in maniera esponenziale con la crescita della popolazione ROM all'interno del campo.
Il campo ROM rappresenta in sintesi la fonte principale del fenomeno criminale legato al mondo ROM perché alimenta e perpetua abitudini e costumi criminali e perché favorisce l'incuria del territorio fino all'estremo del suo degrado a discarica all'interno della quale tutto è consentito e lecito a dispetto delle più elementari regole del vivere civile. Nel Campo ROM si accumulano rifiuti di ogni sorta, dalle carcasse di autovetture ai residui della vita domestica, si ingolfa la rete fognaria fino a farla tracimare in pregiudizio anche dell'Ospedale civile confinante, si collegano gli impianti elettrici dei singoli moduli abitativi e degli annessi fabbricati abusivi per mezzo di fili volanti con cui sistematicamente si realizza sottrazione di energia elettrica all'ENEL, avendo la popolazione ROM di fatto interrotto gli allacci legali inizialmente realizzati. Tale situazione criminale, che genera un inarrestabile degrado del territorio ed una situazione, in mancanza peraltro di presidi antincendio, di costante rischio d'incendio, è fonte di pericolo per l'incolumità degli stessi ROM.
Il campo ROM si allontana dalla civiltà sempre di più, aumenta i pericoli per l'incolumità della sua popolazione, accentua le tensioni sociali con l'esterno per gli inevitabili inconvenienti generati in pregiudizio della comunità esterna dai fenomeni criminali da loro originati, ed intensifica la spinta criminale della propria popolazione in misura proporzionale al crescere della sua emarginazione.
Tale tendenza, che rappresenta la sommatoria di tutte le gravissime conseguenze generate dal reato in contestazione dell'occupazione di un territorio risultante invalicabile ed inaccessibile perfino alla polizia giudiziaria anche solo in funzione di organo notificatore di atti giudiziari, può essere contrastata soltanto con il sequestro da eseguirsi con la modalità dello sgombero dell'area".
IL PERCHÉ DEL SEQUESTRO URGENTE
Nelle disposizioni del sequestro si legge infine come il Campo Rom sia un "bene da considerarsi cosa pertinente ai reati sopra indicati in quanto teatro nel quale gli stessi si consumano quotidianamente da lungo tempo, non possa che aggravare e protrarre le conseguenze in sé dei reati medesimi ovvero continuare a mantenere le condizioni (con il mantenere nella disponibilità materiale esclusiva dei ROM il campo ROM in sé) affinché i fenomeni criminali diffusi (dalle rapine, alle estorsioni, agli scippi, ai furti soprattutto di autovetture, agli incendi periodici di pneumatici e/o altri rifiuti speciali pericolosi, causa d'inevitabile inquinamento atmosferico in pregiudizio della comunità circostante e soprattutto dell'utenza ospedaliera), esaltati tutti come conseguenza dell'occupazione di suolo pubblico da parte dei ROM e di utilizzo loro esclusivo del suolo occupato, si perpetuino e si intensifichino nel tempo come l'ulteriore più grave conseguenza del reato di occupazione in contestazione; si versa in caso di urgenza che non consente di attendere il provvedimento del Giudice in quanto la situazione del campo nomadi di "Scordovillo" è diventata un'autentica emergenza umanitaria ed ambientale (latusensu) in senso al territorio lametino".
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