Salta al contenuto principale

 ros_bis.jpg

Vibo Valentia, 23 maggio - L'operazione denominata “Libra” dei carabinieri di Vibo Valentia è in corso tra Calabria, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna per l'esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro. Gli arrestati, in prevalenza imprenditori, secondo l'accusa, sarebbero legati alla cosca di 'ndrangheta Tripodi, della frazione marina di Vibo, che per gli inquirenti costituisce l'ala economico-imprenditoriale del clan Mancuso di Limbadi. Sono ritenuti responsabili dei reati di: associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione, illecita detenzione di arma da sparo e frode nelle pubbliche forniture. I carabinieri con l'ausilio della guardia di finanza hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 40 milioni di euro che ha portato all'arresto di diversi imprenditori. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dalla Dda di Catanzaro nei confronti di 19 aziende e 25 persone con il sequestro di 45 immobili (terreni, fabbricati e appartamenti), tra cui 2 bar in pieno centro a Roma e conti correnti.

Appalti anche nel Lazio

Avevano tentato di acquisire appalti pubblici nel Lazio anche attraverso la promessa di un sostegno elettorale ad un candidato alle elezioni del Consiglio Regionale del 2010 in seguito eletto, e non indagato. Secondo gli investigatori, uno degli arrestati, il titolare della società Edil Sud, Francesco Comerci, di 37 anni, sarebbe stato in contatto con Paolo Coraci, residente a Roma e fondatore di una loggia massonica e del movimento politico "Liberi e Forti". Per l'accusa, nel 2010 Comerci avrebbe partecipato ad una cena elettorale per sostenere la candidatura al consiglio regionale del Lazio di Raffaele D'Ambrosio. In quella circostanza, sempre secondo l'accusa, Coraci avrebbe chiesto a Comerci il sostegno elettorale in favore di D'Ambrosio in cambio di appalti nel Lazio. Né D'Ambrosio né Coraci sono indagati. Gli arrestati di stamani sono accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione, illecita detenzione di arma comune da sparo e frode nelle pubbliche forniture aggravati dalle modalità mafiose.

Infiltrati anche in appalto post-alluvione

Speculavano anche sulle disgrazie della popolazione i presunti affiliati alla cosca del vibonese arrestati stamani da carabinieri e guardia di finanza. E' quanto sottolineano gli investigatori, evidenziando come alcuni indagati si sarebbero infiltrati in un appalto da 300 mila euro per la rimozione dei fanghi dell'alluvione che colpì la frazione marina di Vibo Valentia nel luglio del 2006 provocando la morte di quattro persone. Secondo l'accusa la presunta cosca Tripodi (non ancora riconosciuta giudizialmente) era una vera e propria "holding" di 'ndrangheta, ricostruendone le attivita' illecite nell'arco temporale dal 2006 al 2012, le dinamiche interne ed esterne, nonché i variegati interessi economici in diverse Regioni. I partecipanti all'organizzazione, ritenuta subordinata alla famiglia Mancuso di Limbadi, grazie alla forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per gli investigatori, avrebbero commesso una serie di reati. In particolare, gli indagati avrebbero cercato, tramite società direttamente riconducibili ad alcuni esponenti della cosca od intestate a prestanome, perlopiù operanti nel settore dell'edilizia, di infiltrarsi nei lavori pubblici, sia lungo la costa vibonese che in altre località italiane. Inoltre avrebbero utilizzato numerose società riconducibili alla cosca, come strumento per la commissione dei reati e in particolare per l'accaparramento degli appalti. Gli indagati sono anche accusati di usura nei confronti di un commerciante di auto, divenuto testimone di giustizia ed attualmente sottoposto al piano di protezione, e di estorsioni ai danni di altri operatori economici.