Operazione “Terramara - Closed” nel reggino: 48 arresti - VIDEO

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Reggio Calabria - È in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione congiunta dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, finalizzata all’esecuzione di 48 provvedimenti di custodia cautelare (44 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, trasferimento fraudolento di valori, procurata inosservanza di pena e porto illegale di armi, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, ovvero al fine di agevolare la ‘ndrangheta. Assieme a numerose perquisizioni, è in corso di esecuzione anche un imponente sequestro di beni, per 25 milioni di euro, da parte della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato di Reggio Calabria. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

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I NOMI

Custodia cautelare in carcere:

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Giuseppe Ascone, 43 anni;

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Agostino Canfora, 32 anni;

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Agostino Condomitti, 39 anni;

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Salvatore Fazzalari, 75 anni;

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Salvatore Fazzalari, 50 anni;

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Salvatore Fazzalari, 31 anni;

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Domenico Fazzalari, 43 anni;

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Domenico Antonio Fazzalari, 33 anni;

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Michele Fazzalari, 60 anni;

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Rocco Fedele, 44 anni;

Elena Hanganu, 47 anni;

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Carmelo Maiolo, 55 anni;

Leonardo Milidona, 35 anni;

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Giacomo Monterosso, 44 anni;

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Domenico Romeo, 49 anni;

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Antonio Rettura, 39 anni;

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Domenico Rettura, 45 anni;

Domenico Rettura, 51 anni;

Giuseppe Rettura, 43 anni;

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Sandro Scariato, 31 anni;

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Agostino Startari, 61 anni;

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Carmelo Zagari, 48 anni;

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Italia Zagari, 58 anni;

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Rosa Zagari, 42 anni;

Ernesto Fazzalari, 48 anni (detenuto);

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Carmelo Sposato, 43 anni;

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Giuseppe Sposato, detto “Pino”, 52 anni;

Giovanni Sposato, detto “Gianni”, 49 anni;

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Francesco Sposato, 50 anni;

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Francesco Domenico Sposato, 46 anni;

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Carmelo Tallarida, detto “Memé”, 73 anni;

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Pietro Tallarida, 45 anni;

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Antonio Taverna, 44 anni;

Giovanni Del Conte, 27 anni;

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Vincenza Sposato, 25 anni;

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Giuseppe Scarfò, 26 anni;

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Giovanni Vincenzo Surace, 34 anni;

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Giuseppe Condello, 28 anni;

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Giovanna Sposato, 26 anni;

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Sposato Veronica, 29 anni;

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Martino Fazzari, 38 anni;

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Paolina Maria Assunta Fusco, 45 anni;

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Salvatore Valenzisi, 50 anni;

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Domenico Mezzatesta, 46 anni;

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Antonio Romeo, 43 anni;

 

Arresti domiciliari:

Francesco Avati, 35 anni;

Domenico Moscato, 55 anni;

Giuseppe Naso, 56 anni;

 

“Terramara - Closed” è il nome dell’operazione di Polizia nel corso della quale, dalle prime ore di questa mattina, nella provincia di Reggio Calabria in altre regioni d’Italia, sono stati eseguiti numerosi arresti, perquisizioni e sequestri di beni. L’inchiesta della D.D.A. di Reggio Calabria - sviluppata nell’arco temporale 2012/2016, con distinte indagini condotte dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria - ha consentito di delineare gli assetti e l’operatività delle cosche Avignone-Zagari-Fazzalari-Viola cui sono collegati, con autonomia funzionale, i gruppi Sposato-Tallarida e Maio-Cianci, entrambi attivi nell’area di Taurianova e nelle zone limitrofe; di documentare molteplici condotte intimidatorie (danneggiamenti) ed estorsioni poste in essere dagli affiliati alle suddette consorterie; di svelare l’infiltrazione mafiosa nel Comune di Taurianova nel settore degli appalti per la realizzazione di opere pubbliche, il condizionamento del campo dell’edilizia e di quello alimentare, il controllo e la direzione delle intermediazioni immobiliari, delle produzioni serricole e delle energie rinnovabili; di individuare i soggetti che, attraverso un sofisticato circuito criminale, hanno favorito la ventennale latitanza di Ernesto Fazzalari, esponente di spicco dell’omonima consorteria criminale catturato dai Carabinieri il 26 giugno 2016.

Arrestati ex Sindaco di Taurianova ed ex assessore allo Sport

Tra gli arrestati figurano Domenico Romeo, già sindaco di Taurianova in carica dal giugno 2007 al 5 gennaio del 2009 e dal maggio del 2011 al luglio del 2013, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver favorito le cosche di Taurianova con la concessione di autorizzazioni atte a beneficiare imprese riconducibili alle cosche, e Francesco Sposato - già assessore allo Sport, Turismo e spettacolo nella prima giunta del sindaco Domenico Romeo di cui era uomo di fiducia e consigliere di minoranza nella seconda Giunta - accusato di partecipazione ad associazione mafiosa, con il ruolo di far acquisire - con azioni corruttive, abusando della sua qualifica di pubblico ufficiale - il controllo degli appalti pubblici di Taurianova alla cosca di appartenenza. Le indagini hanno consentito di rilevare che la rottura degli equilibri tra i due uomini politici si era registrata nel momento in cui il sindaco si era opposto alla realizzazione del progetto imprenditoriale della famiglia Sposato finalizzato all’acquisizione del controllo e gestione del cimitero di Iatrinoli di Taurianova. L’inchiesta svela come quella amministrazione comunale avesse improntato la propria azione politico-amministrativa a soddisfare gli interessi e le istanze provenienti delle cosche della ‘ndrangheta.

Sequestrati beni per 25 milioni di euro

Il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri nonché la Squadra Mobile unitamente alla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, stanno eseguendo sequestri di beni e compendi aziendali riconducibili alle organizzazioni indagate, per un valore complessivo di 13,2 milioni di euro. Analoghi sequestri sta effettuando il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che, dpo una serie di approfondimenti ha ricostruito ogni singola operazione economica effettuata dai soggetti indagati e dai componenti del rispettivo nucleo familiare Sposato negli ultimi 20 anni.

E' stata acquisita numerosa documentazione (dichiarazioni dei redditi, contratti di compravendita di beni mobili ed immobili, di quote societarie) dalla cui analisi sarebbe stata accertata, per ciascuno dei soggetti investigati, una differenza tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte sui redditi e il patrimonio posseduto, anche per interposta persona. Dalle indagini, sarebbe emerso anche, in capo ai medesimi indagati la titolarità di imprese, di immobili (anche di pregio), di autovetture e di rapporti finanziari, a fronte di redditi, dichiarati ai fini delle imposte sul reddito, piuttosto modesti e, comunque, non idonei a giustificare tali acquisizioni patrimoniali. Il G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della D.D.A., ha disposto il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p, finalizzato alla confisca ai sensi dell’art. 12 sexies D.L. 306/1992, dei seguenti beni: quote di capitale e patrimoni aziendali di 22 Imprese/Società, operanti nel settore edilizio, della ristorazione, ortofrutticolo e dei trasporti; 55 fabbricati, anche siti nelle province di Rieti e Pesaro; 65 terreni, anche siti in provincia di Pesaro; 15 autoveicoli.

Il tutto per un valore complessivo pari a circa 11,8 milioni di euro. La stima complessiva dei beni sequestrati dalle tre Forze di Polizia ammonta a circa 25 milioni di euro.

Procuratore Paci: "Da cosche assoggettamento dispotico dell'economia"

 "Avevano sottomesso l'amministrazione comunale ai loro voleri in cambio di appoggi elettorali e imponevano in maniera asfissiante il pagamento delle tangenti a chiunque fosse interessato a fare imprese. Talvolta anche preventivamente". Lo ha detto il procuratore facente funzione della Dda di Reggio Calabria Gaetano Paci, incontrando i giornalisti per illustrare i contenuti dell'indagine "Terramara-Closed". Nel mirino degli inquirenti non solo i discendenti dei 'casati' di ndrangheta più noti dell'area di Taurianova ma anche professionisti e politici, come l'ex sindaco Domenico Romeo "che - ha detto Paci - non potendo più soddisfare le sempre crescenti richieste di favori dei Fazzalari è stato a sua volta oggetto di gravissimi atti di intimidazione, come l'uccisione di un cavallo da sella e di alcuni ricoveri per attrezzature agricole".

"Si tratta - ha aggiunto Paci - di un lavoro monumentale, di altissima attenzione su quanto è avvenuto in quel comune dopo la scarcerazione del boss Salvatore Fazzalari, di 50 anni, la cui immediata preoccupazione, rientrando a Taurianova, è quella di ricostituire la 'ndrangheta, con i suoi rituali, l'affidamento delle 'cariche', le iniziazioni in casolari di campagna, tutti episodi ampiamente riscontrati. Non c'era attività imprenditoriale che non fosse regolarmente sottoposta a estorsione, e persino chi doveva avviarne una nuova era costretto alle forche caudine preventive del capobastone e prendere 'consiglio' su come muoversi. Forma dispotica di assoggettamento che condizionava sul nascere ogni investitore, che spesso preferiva non lavorare che sottomettersi alle angherie ricattatorie della ndrangheta".

Nel mirino del gruppo Fazzalari-Zagari-Viola-Sposato il feudo di un'antica famiglia taurianovese, i De Riso, "feudo aggredito e spezzettato dalla 'ndrangheta - ha detto Paci - per riutilizzarlo ai fini della realizzazione di un grande impianto fotovoltaico e per costruire serre agricole. Ed in questa operazione, grazie ai buoni uffici con l'amministrazione comunale di Taurianova, i clan, attraverso il cambio della destinazione d'uso dei terreni da agricoli a destinati all'impianto di attività produttive e servizi, sfruttavano le provvidenze pubbliche per realizzare i loro obiettivi". Paci, inoltre, ha avuto parole dure "per quei professionisti indagati che, pur di lavorare, assecondavano i voleri della 'ndrangheta, pur avendo consapevolezza del loro ruolo che di fatto favoriva gli obiettivi individuati dai clan".

"E' un' operazione congiunta tra Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza - ha sottolineato il questore Raffaele Grassi - che conferma la forza della 'squadra' Stato, la puntigliosa presenza sul territorio delle forze di polizia, per assicurare lo svolgimento ordinato delle attività legali".

Per il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Giuseppe Battaglia, "se questi signori credono di fare i padroni commettono un grave errore. Noi continueremo a vigilare ed operare per stare vicino alle popolazioni, agli imprenditori, agli onesti di questa provincia". Infine, il comandante provinciale delle Fiamme gialle, col. Flavio Urbani, ha descritto come "la crescita economica degli arrestati fosse inconciliabile con le loro dichiarazioni fiscali. Evidenti sproporzioni tra i loro redditi denunciati e quanto, invece, ostentavano".

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