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Reggio Calabria, 23 maggio - Beni per 10 milioni di euro sono stati sequestrati dalla squadra mobile di Reggio Calabria a due presunti appartenenti alle cosche Gallico e Bruzzise di Palmi e Seminara, arrestati nell'ambito dell'operazione "Cosa mia" contro le medesime cosche del reggino. I provvedimenti hanno interessato immobili, imprese e società con sede nelle province di Reggio Calabria, Milano, Bergamo e Cremona, nonché polizze assicurative e conti correnti.

Sigilli a società a Milano e Bergamo

Quote sociali e patrimonio aziendale di tre società, la "Lovena", con sede a Milano, per la costruzione di edifici residenziali, la "Varedil costruzioni", a Palmi, la "Diana pallet", a Treviglio (Bergamo), per il commercio all'ingrosso di legname e operazioni di facchinaggio, di un'impresa individuale, la "Outlet della frutta", a Mozzanica (Bergamo), oltre a polizze assicurative, conti correnti, libretti di deposito al portatore o nominativi: sono i beni sequestrati dalla polizia a due presunti affiliati a cosche del reggino. Il sequestro è stato disposto dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione misure di prevenzione, su proposta del procuratore Federico Cafiero De Raho, dell'aggiunto Michele Prestipino e del pm Sara Ombra, nei confronti di Antonio Ciappina, 37 anni, di Vibo Valentia, e Matteo Gramuglia (60), di Palmi. I provvedimenti, eseguiti da personale dell'Ufficio misure di prevenzione della Divisione anticrimine della Questura di Reggio e del Commissariato di Palmi, rappresentano l'evoluzione dell'indagine condotta dalla squadra mobile e dal Commissariato sfociato nell'operazione del maggio 2010 "Cosa mia" contro la cosca Gallico.

L'operazione, in particolare, ha coinvolto i principali esponenti delle 'ndrine dei Gallico-Morgante-Sgro'-Sciglitano di Palmi e di quelle contrapposte dei Bruzzise-Parrello operanti nella frazione di Barritteri di Seminara, protagoniste di una sanguinosa faida tra il 2004 ed il 2008, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata e altri delitti con particolare riferimento agli appalti legati all'ammodernamento dell'autostrada A3 tra gli svincoli di Gioia Tauro e Scilla. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, le cosche estorcevano alle ditte appaltatrici il pagamento di una tangente del 3% sull'importo fissato nel capitolato d'appalto, la cosiddetta "tassa ambientale", nonché il rifornimento di calcestruzzo da aziende vicine agli ambienti mafiosi. Ciappina, in particolare, secondo l'accusa, si sarebbe dedicato alle attività estorsive e sarebbe stato uomo di fiducia del presunto boss Rocco Gallico. Gramuglia, invece, è ritenuto un imprenditore "di riferimento" della cosca dei Parrello-Bruzzise, ed è accusato di avere ottenuto sub-appalti per i lavori sulla A3 con modalità mafiose.