
di Donato Parente
Lamezia Terme, 4 settembre - “Permettetemi di partire dal locale e di fare un po’ il duro, altrimenti rischiamo di fare grandi discorsi senza toccare ciò che ci interessa veramente e di rimanere ad un livello molto aulico che ci impedisce di agire concretamente”. Comincia così l’intervento di padre Alex Zanotelli, a conclusione l’incontro dal titolo “Contro la crisi ed il neoliberismo, un'altra globalizzazione”, che ha visto la partecipazione di Angelo Mastrandrea, Vittorio Agnoletto, Sabina Siniscalchi e di Paolo Beni . Il missionario comboniano non usa mezzi termini, spaziando dalla politica internazionale a quella locale e dal sacro al profano con estrema facilità. “È inutile che noi anziani continuiamo a discutere dei problemi che abbiamo creato: è necessario cominciare a parlare alle prossime generazioni e spiegare loro che lo stile di vita consumistico nel quale sono cresciuti è incompatibile con la vita”, grida Zanotelli denunciando la condotta della Sorical e l’edificazione della discarica di Carratello. “Dobbiamo assolutamente intraprendere uno stile di vita più sobrio, partendo anche dal grande successo dei referendum su acqua pubblica e nucleare”.
Però, forse il problema è più complesso. Nel senso che convincere i cittadini ad esprimersi in un certo modo sui referendum è relativamente semplice. Altra cosa è persuaderli dell’opportunità d’impegnarsi più concretamente, cambiando modo di pensare e, addirittura, stile di vita.
“È vero, non è facile. Purtroppo è difficile resistere al bombardamento mediatico e alle mode. Ricordo di aver invitato, qualche tempo fa, delle madri a non comprare più il griffato per i loro figli. Lo hanno fatto, e quei ragazzi sono stati emarginati dai loro stessi amici. Perciò capisco benissimo la pressione esercitata sui giovani, però dobbiamo riuscire a far capire che un cambiamento radicale dello stile di vita predominante è necessario per continuare a vivere in questo mondo. Noi possiamo ancora permetterci di vivere con questi standard quantitativi perché viviamo sulle spalle dell’80% della popolazione mondiale. Dobbiamo lentamente ripensare tutto! Bisogna smetterla di misurare il benessere in base ai nostri beni materiali e prendere più in considerazione la qualità della vita. Insomma, è un nuovo modo di pensare che deve nascere e invadere tutti i campi dell’agire umano”.
La tendenza generale è quella di attribuire i problemi del mondo contemporaneo alla globalizzazione. È d’accordo? E se il problema si chiamasse invece “neoliberismo”? Secondo lei, la globalizzazione è un’opportunità o un ostacolo alla costruzione e alla sedimentazione di nuovi stili di vita?
“Hai ragione quando distingui la globalizzazione dal neoliberismo. Io penso che la globalizzazione possa contribuire, per la prima volta nella storia, a far capire a tutti gli esseri umani che abitiamo nello stesso pianeta e che, dunque, dobbiamo interagire tra di noi per il bene comune, al di là delle differenze culturali. Non è tanto la globalizzazione in sé a costituire un problema, ma il modo in cui essa è stata sfruttata dai grandi potentati economici e, quindi, dal neoliberismo”.
È ovvio come ognuno di noi debba impegnarsi per l’affermazione di un modo di vivere compatibile con l’ecosistema. Però, da credente, non pensa che i cristiani, compatibilmente al messaggio evangelico, dovrebbero impegnarsi in misura maggiore rispetto al resto della popolazione?
“Questa è una delle cose che mi preoccupa di più: sento poca sensibilità nelle parrocchie e nelle diocesi su queste tematiche. Eppure sono argomenti fondamentali…”.
Forse anche un po’ di ignoranza e inconsapevolezza…
“Certamente, c’è tantissima disinformazione e ignoranza e, soprattutto, una scarsa capacità di legare fede e vita. Purtroppo in questi ultimi secoli abbiamo vissuto la fede come se fosse un’esperienza a sé,diversa dall’economia e dalle meccaniche sociali, mentre non è assolutamente così! Dobbiamo recuperare quella che sant’Agostino chiamava “la prima Bibbia”, che non è quella che leggiamo in Chiesa, ma il pianeta: se non impariamo a imparare la ricchezza della vita e della natura, noi non ne usciremo fuori. Oggi stiamo usando il pianeta come se fosse natura morta a nostra disposizione, perché non ci rendiamo più conto che la nostra vita dipende da quella della Terra. Come Chiesa dobbiamo assolutamente recuperare questo rapporto con il creato”.
La costruzione di una nuova consapevolezza si costruisce anche a contrapponendo nuove forme di relazione sociale alla vecchia e inefficiente gerarchizzazione. È d’accordo?
“Sì, penso che sia necessario che una nuova consapevolezza nasca e si diffonda all’interno delle Comunità di base,che, naturalmente devono poi essere in grado di fare rete fra loro e pianificare una strategia comune”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA