
di Pasquale Allegro
Lamezia Terme, 23 aprile - Per celebrare il trentennale della morte del poeta platanese Felice Mastroianni, si è svolta al Teatro Umberto una giornata di studi in suo onore, organizzata dall’Associazione Culturale “Felice Mastroianni” in collaborazione con l’editore Rubbettino, importante divulgatore di questi versi ritenuti ormai conciliabili con l’eternità letteraria. A suggellare con la propria presenza un appuntamento fondamentale per l’analisi critica di una produzione poetica senza eguali, anche fuori dagli stretti confini regionali, l’impegno della docente Serenella Mastroianni – nipote del poeta, nonché vicepresidente dell’associazione che porta il nome del cantore platanese – la quale ha sollecitato un’atmosfera che fosse di grande interesse per l’espressione artistica dell’illustre parente. Dopo i saluti di rito da parte del presidente dell’associazione, professore Benito Vittorio Paola, l’intervento del coordinatore dei lavori, il professore Pasquale Tuscano dell’Università di Perugia, ha desiderato sottolineare quanto l’intento dell’iniziativa non fosse semplicemente celebrativo o comunemente commemorativo, perché “si celebrano i morti, non i poeti – ha rimbrottato il cultore - i quali camminano sempre accanto a noi anche dopo aver artisticamente vissuto, lasciandosi persino ancora interrogare”. Un canto non si affievolisce mai, mentre il ricordo è fatto di un materia molto più esile, sembra voglia così spiegare il docente. E infatti esprime poi il suo profondo rispetto per un poeta che ha lasciato nel contemporaneo, ad imperitura memoria, “la grande lezione del mondo classico, con tutti i suoi elementi”.

Il professor Vito Teti, docente dell’Università della Calabria, ha adottato come strumento d’indagine la lente della metodologia antropologica, e come visione lirica della poesia di Mastroianni quella di un dualismo dei sentimenti, da cui la presenza in quei versi di un’oscillazione ambigua tra la luce e il buio, il vento-spirito e il vento-disfattista, il paese e l’ombra. “L’antropologia di una terra”, così definisce il risultato della sua studiata attitudine; esperienza in cui non si trovano solo acque splendenti e colli ridenti, ma inviti a scavare oltre “la sofferenza del sotterrato, scontando la profondità, il buio, l’ombra”. L’assenza per motivi istituzionali della professoressa Renata Lavagnini dell’Università di Palermo, non le impedisce comunque di esprimere il suo pensiero in merito alla grecità lirica del poeta, attraverso una relazione letta in sala dalla Mastroianni. “Un poeta, Felice Mastroianni, – si evidenzia nello scritto – che ha subìto il fascino della poesia classica, ma che non aspira comunque a cogliere semplicemente dei riferimenti letterari, ma a scegliere parole autentiche cariche di valenza personale”. Di corrispondenze poetiche elleniche parla ancora la professoressa Giovanna De Sensi Sestito dell’Università della Calabria, del come il delirio lirico del cantore sia tutto immerso nel Mediterraneo, culla di magne espressioni, e di quanto questa sua aspirazione sia costellata di malinconiche reminiscenze patriottiche e non di un futile episodio in cui la sua scelta letteraria potesse essere giudicata decisamente elitaria e altezzosa; nel senso di una costante visione, da parte del poeta, del ritorno a casa come compendio delle proprie tematiche in versi: “Dalla cenere dei miti nasce un nuovo orizzonte, – spiega la professoressa – sempre ellenico, ma in sintonia con i contemporanei poeti greci, in sintonia anche con il tema della sensazione di sentirsi esuli”.
Di tutt’altra impronta - di tutt’altra pennellata, verrebbe da dire – l’analisi dell’artista Maurizio Carnevali, che intravede nella poesia di Felice Mastroianni la compiuta simbiosi dei sensi, perché “ogni suo verso è ricco di colori, forma e sapori, insomma c’è tutto un mondo sensibile”. E alquanto suggestiva risulta la descrizione che il maestro Carnevali restituisce, in merito sempre all’opera del suo amico poeta, di quella fase delicata che è il dispiegarsi di un verso: “Quando la parola abbandona la pagina per farsi immagine, evoca immagini: nella sua poesia non c’è confine tra parola e immagine”. Ed intanto questa confessione di Carnevali, questa voce che si dipana, traccia un ritratto che tutti i presenti esteticamente contemplano. Anche il professor Sebastiano Martelli, alla stregua del suo collega Teti, sottolinea l’aspetto fondamentale nella poesia di Mastroianni del suo radicamento in Calabria. Il docente dell’Università di Salerno domandandosi poi quale validità conservi ancora oggi la sua produzione poetica, definisce quella di Mastroianni un’operazione artistica estremamente attuale, in quanto fa della lezione del passato - la grande tradizione della Magna Grecia – l’humus in cui rinverdire le speranze diserbate dalla tensione civile moderna, innescando quelle trasformazioni che in ogni tempo hanno saputo nutrirsi della memoria dei padri per impreziosire il presente, in un continuo divenire, in una continua dialettica tra il vecchio e il nuovo, tra il proprio paese e il mondo, tra la luce e l’ombra. Alla fine della giornata, in tutta sincerità e in un impeto di fantasia, quando il professore Martelli si è chiesto cosa potesse dire ai giovani ancora oggi la poesia di Felice Mastroianni, ho liberamente immaginato il poeta redivivo agitarsi giù in sala e poi sbottare in un emblematico: “Fioriranno di rondini altri cieli / nell’alterna ventura del mondo”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA