
Lamezia Terme, 27 aprile – Si è svolto ieri sera, in un’affollata sala di palazzo Nicotera, l’incontro con il magistrato dell’antimafia reggina Nicola Gratteri. All’incontro, organizzato dall’associazione Voleressere in collaborazione con la libreria Tavella, hanno partecipato Pina Abramo, dirigente vicario del Tribunale di Lamezia Terme, l’avvocato Mario De Grazia e l’onorevole Doris Lo Moro. L’occasione è stata utile per discutere sul tema “Giustizia” partendo proprio dal libro “La giustizia è una cosa seria” che Gratteri ha scritto a quattro mani con Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti internazionali di ‘ndrangheta che è riuscito a farsi apprezzare più in America che nella sua Calabria. La dirigente Abramo ha parlato di quanto non va nel tribunale lametino e come, ad esempio, dei contenziosi da 0,50 centesimi di euro ingolfino la cancelleria civile. L’avvocato De Grazia si è invece soffermato a lungo sul libro di Gratteri e sul ruolo della giustizia e del sistema giudiziario in un contesto politicamente debole come quello attuale. L’onorevole Lo Moro, infine, prima di passare la parola all’ex collega Gratteri si è soffermata su un passaggio del libro in cui si parla degli invisibili, ovvero la cosiddetta zona grigia che si trova a metà strada tra la ‘ndrangheta e la società civile e in cui si tè facile imbattersi in certi professionisti che con il loro lavoro quotidiano condizionano lo sviluppo dei territori.
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Dal canto suo Nicola Gratteri ha parlato sì del libro, ma ha anche approfondito alcuni temi, obiettivi di cui è strenuo sostenitore, soprattutto per quel che concerne la riforma del sistema giudiziario italiano. Così ha spiegato come si generi risparmio nell’accorpare anche solo 20 tra tribunali e procure in cui figurano solo quattro giudici, un solo procuratore e un sostituto. Di come sarebbe più agevole il lavoro giudiziario se si andasse verso un’informatizzazione del sistema, dove un solo cd, ad esempio, potrebbe contenere quei faldoni che ammassano i corridoi di tante cancellerie. Senza contare che con la posta certificata s’impiegherebbe maggiormente la polizia giudiziaria nelle indagini di un certo spessore più che mandarle in giro per l’Italia a notificare atti ad avvocati e indagati. Gratteri parla anche di narcotraffico e di ‘ndrangheta al nord e come abbia riprovato la sortita di chi vorrebbe le aziende calabresi fuori dall’Expò 2015, visto che ormai ci sono “’ndranghetisti arrivati alla terza generazione, che abitano nel centro di Milano e sono pronti a fare da prestanome”. Infine, Gratteri si è anch’egli soffermato sulla cosiddetta “zona grigia”, quella che lui nel libro chiama “invisibili”, ovvero quei professionisti apparentemente insospettabili, ma che in realtà sono il collante, il “galoppino” tra la malavita, certa politica e la pubblica amministrazione. Il magistrato reggino, inoltre, ha notato la presenza di diversi giovani, per lo più universitari, e ne ha approfittato esortandoli ad uscire dall’omologazione del pensiero.