
di Fernando Giacomo Isabella
Lamezia Terme, 27 febbraio - Uno dei volti dell’arte al pari di pittura, scrittura e scultura è senza dubbio rappresentato dalla fotografia: un attimo capace di fermare il tempo e di esprimere concetti a volte complessi da comunicare. E’ solare che per cogliere le peculiarità dell’arte in questione è necessario possedere qualità, conoscenza e naturalmente talento. Tale mix appartiene ad Alessandra Dinatolo: la giovane lametina, che ha esposto con successo nella capitale all’interno del “Club Margo” la sua personale dal titolo “Pezzi”. L’indagine dell’artista calabra è fondata sul corpo femminile e sull’evoluzione nel corso del tempo. Le immagini di nudo femminile, abilmente mescolate con le ombre, restituiscono al corpo una valenza di intimità anni luce lontana dalle volgarità che i media hanno iniziato a proporre sul finire del Secolo Breve. “Il progetto fotografico ‘Pezzi’ - ha affermato Alessandra Dinatolo - è nato dalla voglia di raccontare l’intimità dei gesti corporei estrapolati dai movimenti del tempo, nella sua quotidianità. Il corpo è un efficace mezzo espressivo che riesce a sovvertire la funzione, a volte superflua, delle parole. Il corpo parla, è una sintesi armonica di sensualità e perfezione ed è per questo che mi sono concentrata su alcuni ‘pezzi’ di corpo femminile”.

Al termine della mostra quali sensazioni hai conservato?
"Un grande senso di soddisfazione. Vedere le proprie foto esposte dà un brivido che è difficile da raccontare, ma soprattutto è un’esperienza che mi ha dato una notevole occasione di confronto con tantissimi professionisti e amanti della fotografia".
Cosa regala l’arte della fotografia a coloro che la praticano?
"Non credo si possa dare una definizione oggettiva di quali siano le sensazioni provate da chi pratica l’arte della fotografia, ognuno la vive a livello personale. Nel mio caso è come una sorta di flusso di coscienza da narrare. Quando il mio sguardo incrocia qualcosa dal quale viene attratto, che sia un dettaglio, un volto, un luogo, allora sento la necessità di raccontare quel dettaglio, quel volto, quel luogo a modo mio, attraverso le mie immagini. Di sicuro è una grandissima emozione".
La foto è frutto di un’azione immediata oppure è il risultato di studio e analisi?
"Dipende dal tipo di foto. Se si ha un progetto mirato da sviluppare è necessario studiarlo bene prima, se invece la foto viene percepita come attimo da bloccare, allora è assolutamente estemporanea ed in questo caso significa “fissare una frazione di secondo di realtà”, come ha detto Bresson".
Oggi, molte macchine consentono ai principianti di sviluppare un prodotto con colori vivi e qualità alta. Credi che la tecnologia rischia di appiattire l’arte?
"Non credo che la tecnologia appiattisca l’arte, né che la limiti. Le macchine fotografiche di nuova generazione di sicuro semplificano molti aspetti ed il digitale velocizza i tempi ed amplia il bacino di appassionati che si accostano a quest’arte, ma rimane pur sempre necessario, oltre allo strumento che si utilizza, avere una buona conoscenza della luce, delle tecniche di ripresa ed un occhio sensibile che osservi la realtà in modo diverso".
Intimità, tempo e corpo in futuro continueranno ad essere al centro del tuo obiettivo?
"Decisamente si. Vorrei ampliare il progetto ‘Pezzi’ concentrandomi su corpi differenti, sia per genere che per età. Sono affascinata dalla dimensione interiore della sfera umana e mi piacerebbe continuare a lavorarci in futuro".
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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