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di Donato Parente

Lamezia Terme, 31 luglio -  E ora come faccio? Come posso attenermi alla semplice narrazione dei fatti quando il fatto in questione non può prescindere dalle reazioni emotive che ha scatenato e da quelle da cui è stato generato? Forse sarebbe impossibile per chiunque raccontare “giornalisticamente” cosa sia avvenuto di preciso giorni fa presso l’auditorium del Liceo Campanella di Lamezia Terme, perché “La Umana Commedia” non è da considerarsi un semplice tributo alla poesia di Fabrizio De André, ma un vero e proprio viaggio all’interno dell’universo deandreiano o, meglio, un riproposizione degli universi umani e letterari esplorati da Fabrizio De André nel corso della sua vita. Lo spettacolo, ideato da Tonino Falvo, Lorenzo Di Cello e Claudio Fittante, mettendo in relazione la produzione deandreiana e alcuni versi della Divina Commedia dantesca, non si limita a esporre al pubblico una semplice riproposizione dell’opera del cantautore genovese ma propone una serie di pertinenti riferimenti ipertestuali, “incastonando fra le sue canzoni brani e versi di alcuni autori che egli ha amato”. Per quanto il sottoscritto si stia sforzando di trovare le parole per descrivere questo spettacolo, il suo racconto non potrà che rivelarsi insufficiente e manchevole. Perciò, perché non chiedere delucidazioni all’indegno interprete delle canzoni e dicitore di versi (come lui stesso si definisce) Tonino Falvo e al chitarrista Lorenzo Di Cello?

Vi dispiace se inizio col chiedervi come nasce questo progetto?

Nasce da un’esigenza di ringraziamento che molti di noi hanno maturato dopo la morte di Fabrizio De André. Per quanto ci riguarda, Fabrizio De André è stato un maestro: ognuno di noi, attraverso le proprie capacità, ha inteso dire “grazie” a questo maestro che ci ha seguiti ed aiutati nel corso della nostra vita, aiutandoci ad individuare campi di approfondimento da prendere in considerazione.

Come nasce l’idea del parallelismo fra l’opera deandreiana e la Divina Commedia?

Nasce dall’idea del viaggio: De André ci ha presi per mano, a volte strattonandoci, per farci entrare in alcuni mondi. Questa idea del viaggio era insita nell’opera di De André e noi abbiamo cercato di contestualizzarla in questo itinerario. Quale migliore metafora della vita se non la Divina Commedia avrebbe potuto descrivere al meglio il viaggio all’interno dell’inferno della vita degli ultimi, nel quale si possono cogliere contemporaneamente sprazzi di dolore e di paradiso. In tal senso, lo spettacolo è un’estensione del “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” deandreiano!

Riferimenti ipertestuali a Pasolini, Masters, Brassens e ad altri autori non nascono dall’oggi al domani: da quanto tempo state preparando questo spettacolo?

È stato un parto un po’ lungo; sono quasi due anni che ci lavoriamo. Manca ancora un pezzo, già scritto ma ancora da realizzare.

Quale sarà il prossimo “pezzo”?

Beh, qui siamo fermi all’Inferno. Adesso dobbiamo uscirne per trovare la salvezza.

Pare che il Vaticano voglia “chiudere” il Purgatorio. Non sarebbe più prudente passare direttamente al Paradiso?

Eheheh! Noi il Purgatorio lo abbiamo mantenuto, anche perché il Purgatorio è la nostra vita: come De André ci ha insegnato, il Paradiso va ricercato attraverso la ricerca dell’indulgenza verso gli ultimi, cioè verso sé stessi e verso la vita.

E noi quanto dovremo attendere per ascoltare il “vostro Paradiso”?

Per la seconda parte dello spettacolo bisogna attendere qualche mese, ma non preoccupatevi: non intendiamo restare a lungo all’Inferno!

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