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Lamezia Terme, 5 aprile - E' incentrato sui temi della crisi e del lavoro il messaggio che il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Cantafora, ha rivolto alla diocesi in occasione della Pasqua. "La resurrezione di Gesù - afferma mons. Cantafora - è un sussulto di vita che scaturisce dalla vittoria di Dio sulla morte, di ogni morte, è una realtà operante ed efficace, è l'evento che cambia il senso della storia umana e cosmica. Anche il nostro mondo ha sete di questa vita nuova. In questo particolare periodo storico per la nostra terra si fa sentire il morso della crisi economica e finanziaria, e in particolare dell'occupazione. Il Paese, come il resto dell'Europa, è in sofferenza: non si può negarlo. Bisogna però uscire dall'immobilismo soprattutto azionare tutti gli strumenti e investire tutte le risorse a disposizione dello Stato, dell'imprenditoria, del credito, della società civile per dare agli italiani, a cominciare dai giovani la possibilità di lavorare: non solo per sopravvivere, ma per la loro dignità". "Non aver paura - aggiunge - della 'crisi' che attraversiamo, non significa essere illusoriamente ottimisti, ma credere che questo tempo ci costringe a ripensare, a ritrovare il senso del nostro vivere e del nostro lavorare. In particolare per crescere nella viva coscienza della responsabilità verso il prossimo, come dice il Santo Padre, occorre non aver paura di uscire allo scoperto e pensare e promuovere itinerari nuovi, soprattutto per i giovani e "con" i giovani. Gli scenari attuali esigono un'apertura verso un lavoro in rete entro organizzazioni non più separate, ma che siano pienamente parte della comunità sociale. Qui i cristiani sono chiamati a 'non aver paura' e a giocarsi per un'etica del lavoro, per una 'rinascita' della nostra Calabria che da sempre è tormentata da una spaventosa disoccupazione". "E' necessario - conclude - inoltre riscoprire la festa. Il lavoro non è tutto, non è un idolo. L'annuncio di Pasqua, il monito a non aver paura, avviene dopo il riposo del sabato. E' necessario fare festa; essa va rivalorizzata per non essere storditi e pavidi davanti alle novità, per non lasciarci schiacciare da un lavoro totalizzante ed esclusivo nei ritmi, per ritrovare noi stessi assieme alla comunità umana e al Signore, per vivere integrando, oltre al giusto lavoro, tutte le altre dimensioni della vita, dagli affetti familiari, alle relazioni. Il lavoro umano è chiamato ad assumere una dimensione visibile dell'amore e della vita, della vita risorta, cambiata e migliorata qui".

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