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Lamezia, opere d'are in prestito alla Pramantha Arteca

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Lamezia Terme, 17 febbraio – Sarà inaugurata domani, al civico 165 di Corso Nicotera, la Pramantha Arteteca. Si tratta di uno spazio di promozione, mediazione e diffusione d’arte e cultura contemporanea, a metà strada tra il museo e la galleria, che funziona come una biblioteca, dove è possibile prendere in prestito un’opera come si fa con un libro, promuovendo l’idea della libera circolazione dell’opera d’arte e il servizio dell’arte in prestito, attraverso un sistema di abbonamento. Destinatari del servizio sono singoli individui, enti pubblici e privati, studi professionali, associazioni, scuole e università. La mostra di apertura porta il titolo emblematico di Violare. L’Arteteca - Il desiderio estetico si fa spazio e ha lo scopo di rappresentare la collezione (in tutto cinquecento opere tra pittura, scultura, fotografia e video) che Pramantha rende disponibile alla circolazione, esponendo lavori di diciotto autori, differenti per storia, nazionalità, percorsi e linguaggi. “Nella sua funzione di biblioteca dell’arte, l’Arteteca - dichiara il direttore Maria Rosaria Gallo - intende avvicinare il pubblico all’arte e al contemporaneo, superando  (con la possibilità di accedere al prestito tramite abbonamento e con cifre alla portata di tutti) la diffidenza nei confronti di linguaggi artistici troppo spesso percepiti come distanti e l’ostacolo oneroso dell’acquisto senza, tuttavia, negarlo a chi ne avverte il desiderio. L’Arteteca è un progetto culturalmente rivoluzionario. Una realtà pressoché sconosciuta in Italia, che nasce per iniziativa di Arthur Segal nei primissimi anni del ‘900 negli ambienti artistici berlinesi e oggi molto affermata nel Nord Europa, istituzionalizzata e capillarmente diffusa in Francia, in forma sia pubblica che privata”. Ed è proprio in Francia che Pramantha ha dato vita lo scorso anno alla Pramantha Artothèque Orléans, diretta dall’artista Amélie Waldberg.

Attraverso i lavori di Fabio Butera, Brunivo Buttarelli, Giuseppe Carchedi, Pasquale Maria Cerra, Pasquale Cimino, Francomà, Jeannette Fyhr, Kristina Kurilionok, Stefano Lapi, Franz Mazza, Gennaro Pileggi, Pino Pingitore, Salvatore Puija, Antonio Saladino, Tijana Stankovic, Edita Voveryte, Amélie Waldberg e Rocco Zucco, la mostra propone un viaggio tra “prodotti spaziali” e lancia la provocazione del cambiamento attraverso l’azione violenta della creatività e la forza (vis) rivoluzionaria della libera espressione, evocando la questione del rapporto tra corpo e spazio, spazialità ed esistenza, routine e inquietudine, luoghi immaginari e luoghi reali, abitudine e modificazione, realtà, utopie ed eterotopie.

“Violare lo spazio quotidiano con la presenza dell’arte - continua il direttore - significa restituire una dimensione estetica alla vita di tutti i giorni; realizzare una percezione e un godimento autentici dell’opera, fuori dalla sacralità museale, e liberi dal peso dell’acquisto. La relazione personale dell’utente con l’arte diventa protagonista; la scelta, l’appropriazione e la fruizione dell’opera diventano momenti di conoscenza e contagio. L’arte "serve" anche a questo... a confondere i piani creativi, di riflessione, per contagiare alla creatività e alla re-azione di fronte allo stato di cose reali. L’invito della mostra reca infatti una frase di Albert Einstein che di questi tempi suona quasi come una provocazione: La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”. L’esposizione sarà visitabile nello spazio Arteteca fino al 18 marzo, dal martedì al sabato, dalle ore 11 alle 13 e dalle 16 alle 19.

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