
di Maria Arcieri
Lamezia, 25 giugno - Ho cercato di parlare di tradimenti, di mancanza di coraggio, di paure, le paure che io stesso ho provato in alcuni momenti. Queste sono le parole che Antonio Ingroia magistrato antimafia, ha usato per presentare al Festival dei libri sulle mafie “Trame”. Si intitola, ”Nel labirinto degli dei”, intervistato per l’occasione da un mostro sacro del giornalismo, Peter Gomez. Ingroia, per chi non lo conoscesse, è Pubblico ministero alla Procura di Palermo, ha ereditato il ruolo che fu di Falcone e Borsellino, ha indagato su alcune delle più importanti vicende della storia. Dagli omicidi dei giornalisti Mauro De Mauro e Mauro Rostagno, alle stragi mafiose, al presunto connubio tra criminalità organizzata, imprenditoria e politica che vede coinvolto Marcello Dell’Utri. Non è un’autobiografia, ha detto, anche se racconta molti fatti che avvennero durante lo svolgimento del mio lavoro. Si snoda attorno alle stragi di mafia. E a venti anni di distanza, ci sono ancora molti punti oscuri. Incalzato dalle magistrali domande di Gomez, il magistrato, ha ripetuto più volte di non essersi fermato di fronte a nessuno. E che oggi vi è una maggiore consapevolezza su ciò che è successo in quegli anni e che a distanza di diciotto anni a piccole dosi, la verità viene conosciuta. Per il titolo del libro, si è fatto suggestionare dall’immagine del labirinto preso dal Gattopardo. Molte volte ho avuto la sensazione, infatti, di trovarmi davvero in un labirinto, e nel momento in cui credevo di essere arrivato ad una svolta, poco dopo mi ritrovavo al punto di partenza”. Si può definire un viaggio nella storia recente del paese con personaggi come Buscetta e Mutolo, eroi come Borsellino e Falcone, e vittime come Rita Atria, collaboratrice di giustizia, che a 18 anni, sette giorni una settimana dopo la bomba di via d’Amelio, si è suicidata. Un viaggio nel sistema mafioso per smuovere le coscienze.
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