
Lamezia Terme - “Se s’inizia a smontare l’idea - per Francesco Merlo giornalista di Repubblica - che siciliani e calabresi siamo uguali e che siamo diversi da tutti gli altri abitanti del mondo, verrà meno questo luogo comune, dentro cui si declina il codice mafioso”. Possiamo definire l’appuntamento di Trame sulle trappole dell’antimafia una discussione sull’antropologia, tenuta da tre grandi giornalisti sul saggio di Leonardo Sciascia degli anni ‘70 “La storia della mafia”. Nel saggio dello scrittore siciliano, ci sono giudizi e ritratti ancora stimolanti, e Sciascia traccia un profilo, denso e problematico, della cosiddetta, onorata società.
Il giornalista racconta al pubblico che Buscetta usò queste parole “Parlai da siciliano a siciliano a Falcone. Il magistrato uscì da sé e domò e dominò il codice mafioso. E lo conosceva per domarlo. E Buscetta credeva che quello era il codice dell’uomo. E che gli uomini erano quelli. Ma questo è pericoloso”. Per Merlo. Delle cinque categorie famose del “Giorno della civetta”, il giornalista, dice che “non si riconosce in nessuna, perché sono cinque variazioni della sicilianità ed è il modo attraverso cui il mafioso pensa che l’umanità venga declinata”. “Se non esiste un’antropologia per Pietrangelo Buttafuoco, giornalista de "Il Foglio", esiste un marchio. E nella società dell’impero irresistibile, è l’elemento più forte. Anche più forte dello stesso sangue, dei codici e dei linguaggi”.

Per Buttafuoco “E’ questo dato, è qualcosa che si afferma e resta solido nell’immaginario, fino a determinare delle scelte”. Cita un uomo geniale che inventò delle cose che le nostre terre non conoscevano. E poi sono sembrate così convincenti da risultare vere. A iniziare dalla parola “Padrino”. Invenzione di Mario Puzo che, appunto, inventò una serie di frasi, di espressioni e di modi che non esistevano secondo il codice antropologico”. Alti per tutta la serata i livelli della conversazione in piazza San Domenico. Abilmente introdotti da Gaetano Savatteri, direttore artistico del Festival. “Ci sono molti luoghi comuni nell’antimafia, dove tutti noi possiamo cadere” ha detto introducendo il tema della serata.
M. A.
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