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Roma, 23 maggio - In Italia la crisi ha portato indietro le lancette di quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Questo è quanto emerge dal rapporto presentato oggi dall’Istat che fotografa la situazione tra il 2001 e il 2010 in cui, nel nostro Paese, si è registrata “la peggiore performance di crescita fra tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l'1,3%”. Per salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente e”roso il risparmio, e la propensione all'accantonamento si è attestata al 9,1%, ai minimi dal 1990”. Di  un certo rilievo soprattutto l’impatto sull'occupazione: “nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità, ed i più colpiti sono stati 501 mila under 30”. Secondo l'Istat, che registra una gravissima crisi per quanto riguarda l’occupazione al sud e vede fortemente colpito in questo settore anche il Nord, “la recessione è tecnicamente finita”, ma restano “le conseguenze sul sociale”. Infine, l’Istat sottolinea che circa un quarto degli italiani sperimenta il rischio povertà o esclusione sociale.