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L’Ispesl di Lamezia ed il diritto di fare ricerca in Calabria

Lamezia Terme, 14 giugno - Fortemente preoccupati per lo scenario che si presenta con il decreto legislativo n ° 78 del 31/05/2010 (che sopprime l’Ispesl, Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro), i dipendenti del Centro Ricerche di Lamezia Terme, i ricercatori a contratto, cter, e amministrativi, hanno convocato una conferenza stampa in cui hanno proclamato lo stato di agitazione permanente ed esprimendo il loro “profondo sgomento e i timori per la perdita di professionalità nel settore della prevenzione e della sicurezza del lavoro, frutto dell’esperienza maturata sul territorio e sulla protezione delle sue risorse e chiedono che si difenda strenuamente il posto di lavoro di quanti,  in condizioni di precariato continuo, hanno contribuito in questi anni a svolgere con regolarità ed impegno compiti di estrema utilità per il benessere sociale ed economico del paese”. Ed a chi parla di ennesimo carrozzone da abolire  i ricercatori spiegano sia come “la professionalità del personale tecnico-scientifico è stata comprovata dal superamento di ben due prove concorsuali” e sia che “Il Centro Ricerche, avvalendosi dei laboratori specialistici per Agenti Chimici, Agenti Fisici, Agenti Biologici e Ambiente, può intervenire, con indagini mirate, nei settori dell’industria, dell’agricoltura, della piccola e media impresa e del terziario”. Insomma, da quando è nato, con nota n. 4913 del 27/4/1998 , l’Ispesl  e la Regione Calabria hanno stilato un protocollo d’intesa affinché si creasse a Lamezia un centro studi, di ricerca e formazione, al fine di realizzare un punto di riferimento per l’assistenza, la consulenza e la formazione, nell’ambito della prevenzione infortuni e sicurezza del lavoro. In particolare, il dottor Francesco Gionfriddo (referente tecnico-scientifico) ha tenuto a precisare come “su questo personale sono stati investite notevoli risorse finanziarie ma il risultato è stato la realizzazione di figure professionali, altamente specializzate nel settore della chimica, fisica e biologia, il cui contributo nell’ambito della ricerca su tematiche di alta rilevanza sociale (esposizione ad amianto, ad inquinanti chimici e biologici negli ambienti di lavoro, a radiazioni elettromagnetiche) è comprovato da numerose pubblicazioni scientifiche a livello nazionale e internazionale. Non di secondaria importanza è stata – sottolinea -  l’attività di consulenza svolta a vantaggio di soggetti pubblici (Regione Calabria, Ente Poste, ASL Siciliane, calabresi e Campane) e privati (gruppo Marcegaglia, EON Produzione ecc.), che ha consentito all’Istituto visibilità e vantaggi di natura economica. Secondo il dottor Antonio Chieffallo, relazioni esterne, “quello che si chiede è la tutela delle professionalità interne e chiarezza su quello che dovrà essere il futuro del Centro Ricerche di Lamezia Terme. Un fiore all’occhiello nel mezzogiorno d’Italia – prosegue - costruito con enormi sacrifici, giorno dopo giorno, in una terra dove non esiste il facile, ed il difficile spesso è impossibile. Non possiamo accettare - rimarca poi - che venga distrutto il lavoro di tutti questi anni. Inviteremo il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti – conclude Chieffallo - a visitare la struttura per rendersi conto della situazione e definire quanto in suo potere per tutelare una delle poche eccellenze che la Calabria può oggi vantare di avere”.

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