Grano e zizzania tra San Luca e Bovalino

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri
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filippo_veltri.jpgSi chiamano Suor Carolina e Suor Francesca. Non le conosce quasi nessuno. Del grande circo mediatico-politico-giudiziario intendo dire… Per tanti invece sono note. Eccome se sono note! Sono due suore che danno vita da anni, da molti anni, al Centro intitolato a Padre Puglisi, in uno dei luoghi simbolo del degrado e dello sfascio, in cui si vive in posti disperati e abbandonati e dove la ‘ndrangheta ha, ovviamente, messo radici. Il centro e’ in contrada Bosco, che non si capisce nemmeno bene se’ e’ nel comune di San Luca o in quello di Bovalino o in ancora in quello di Benestare. Un po’ ad uno e un po’ all’altro, in un caos senza fine di case, villette, casolari, stalle forse abusivi o forse condonati. Chi lo sa! Quelli di San Luca la chiamano Bovalino beach, tanto per capirci.

A poca distanza da qui hanno arrestato, per ultimo, il famoso latitante Antonio Pelle, uno della faida di San Luca che poi porto’ all’eccidio di Duisburg. Quello che si nascondeva dietro un armadio. Il centro delle due suore deriva dall'ispirazione che la Fraternità Buon Samaritano trae dall'esempio luminoso del sacerdote palermitano ucciso dalla mafia nel 1993, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a liberare i minori dalla strada e a cui il vescovo di Catanzaro, mons.Vincenzo Bertolone, ha dedicato un bellissimo libro, ‘’L’enigma della zizzania’’, che riattualizza la parabola di Matteo del buon grano e della zizzania.  In sostanza – dice Bertolone – per seguire le tracce di Cristo si dovra’ cominciare a distinguere tra il grano e la zizzania, che spesso convivono nello stesso campo, e non e’ folle pensare di fronteggiare le mafie con la forza disarmata del Vangelo.

Il Centro è diventato in questi anni di attività un luogo di incontro per i giovani e gli adolescenti; uno spazio aperto, palestra di vita umana e spirituale, formazione verso l'impegno responsabile; una valida alternativa alla strada, in un contesto dove le strutture sociali e sportive sono fortemente carenti. Qui ci sono una sessantina di ragazze e ragazzi, che nel dopo scuola arrivano in questa struttura e studiano, giocano, lavorano, con l’aiuto anche di personale volontario. Il Centro non ha mai ricevuto un euro di finanziamento pubblico ma le due suore non se ne lamentano (siamo noi a chiederci dove vanno a finire i soldi del sociale!). Hanno fatto una domanda tanti e tanti anni fa, che non ha nemmeno avuta risposta.

Molti di questi ragazzi sono figli o fratelli di persone coinvolte in fatti di ‘ndrangheta – come potrebbe essere diversamente! – e vivono una vita complicata. Ma Suor Carolina e Suor Francesca di queste cose non ne vogliono affatto parlare: loro operano e basta, perche’ mettono in atto quello che dice nel libro mons.Bertolone: le mafie, certo, vanno combattute dalle strutture dello Stato ma la Chiesa non puo’ che sostenere tale azione educando a sua volta alla legalita’. Facendo, in definitiva, vincere il grano sulla zizzania. Ma qualcuno di quello Stato aiutera’ un giorno suor Carolina e suor Francesca?

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