Il Sud è rimasto indietro

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri
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filippo_veltri-11242017-085641.jpgPerché il Sud è rimasto indietro (Il Mulino, Bologna, ultima ed. 2016) di Emanuele Felice - un migrante meridionale di lusso, nato in Abruzzo, docente di Storia economica all’Università Autònoma di Barcellona dopo una gavetta come docente a contratto a Bologna e Siena - e’ imperdibile. Soprattutto dopo che lo stesso Matteo Renzi, a conclusione della sua visita in Calabria l’altra settimana, se n’e’ finalmente accorto: ’’il Sud non è ancora ripartito, molto si è fatto ma ancora non basta ‘’, ha infatti dovuto ammettere il segretario del Pd, dopo che per mesi e mesi aveva raccontato tutta un’altra storia. Se avesse letto il libro di Felice, edito fin dal 2014, se ne sarebbe accorto molto prima, magari non in tempo per tamponare i disastri elettorali in Sicilia ma almeno si sarebbe risparmiato qualche intemerata delle sue!

Il Sud si è sviluppato grazie a pressioni dal di fuori e dall’alto, i meridionali vivono quanto i settentrionali, hanno lo stesso livello medio di istruzione e, in alcuni casi, una qualità della vita equiparabile. Questo ragionamento ha un corollario pesantissimo: se il Sud ha ripreso a regredire lo si deve all’attuale regime di decentramento di crescita delle autonomie, che lo ha lasciato in balia di sé stesso e ha rafforzato la presa delle classi dirigenti. E la criminalità organizzata? Al riguardo Felice ne colloca la genesi all’indomani della cacciata dei francesi e ne inquadra il rafforzamento nel periodo immediatamente postunitario. Un altro cambio di prospettiva: il Risorgimento non fu mafioso ma le mafie trassero giovamento dal vuoto di potere che seguì alla trasformazione politica. Perché il Sud è rimasto indietro è, dunque, un libro imprescindibile per chi voglia riprendere il filo della Questione Meridionale su basi aggiornate e con una chiave di lettura finalmente moderna.

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