La bella autobiografia di Abdon Alinovi

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri
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«All’angolo del nostro viale, trovi subito una porta-vetrina. È la bottega di un calzolaio, un confinato politico. Parla meglio di un professore e fa modelli mai visti da queste parti… solo per signora. Gli ho parlato di te e farà un’eccezione. Passa da lui, ti prenderà le misure». A più di 90 anni Abdon Alinovi, storico dirigente del Pci, con forti legami con la Calabria,ha preferito ripercorrere l’adolescenza e la prima giovinezza per ritrovare il filo della storia, in un bellissimo volume (‘’Rosso pomepiano’’, pag.536,) che Città del Sole ha appena mandato nelle librerie e che il 5 dicembre e’ stato presentato alla Fiera del Libro di Roma.

Appena diplomato liceale, Abdon Alinovi. si associa al gruppo clandestino di giovani formato ad Eboli dal confinato Mario Garuglieri, fiorentino, compagno di carcere di Antonio Gramsci. La seconda guerra mondiale è arrivata alle porte della sua casa, con la fame, le bombe, le macerie: la battaglia della Piana di Paestum, crocevia sud-europeo della lotta al nazifascismo, è vista da vicino. Dalla “liberazione amara” comincia, gramscianamente, la “missione del politico”; a Napoli, al “Modernissimo e all’Egiziaca” il giovane Abdon prende ‘lezione’ ed è affascinato da un Togliatti tornato dall’esilio, artefice del governo nazionale coi grandi nomi dell’antica Italia: Benedetto Croce, Enrico De Nicola, Carlo Sforza, Giulio Rodinò, Pietro Mancini.

L’arduo percorso per avviare una democrazia progressiva è vissuto da Alinovi con difficoltà e slanci. Tra Salerno e Napoli, “quattro ragazzi, meno di cent’anni tutti insieme” proveranno a costruire l’ “intellettuale collettivo” che sollevi le classi subalterne al ruolo di protagonisti della storia. Tra “vento del Nord e scirocco del Sud” volerà il P.C.I., ma avrà piombo sulle ali: la fatale Yalta detterà invalicabili confini. Una premonitrice inquietudine trasmessa da Garuglieri all’alba della Repubblica permette all’Autore, dopo oltre settant’anni, di scorgere i segni di una liberazione possibile ben oltre i vecchi confini: il XXI secolo reclama la pace planetaria, un mondo di “liberi e di eguali”.

 

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