Neve, Solitudine, Silenzi

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco_bevilacqua_.jpgIl bianco della neve appena caduta è un simbolo lustrale, purificatorio. La neve cancella per un po' le brutture perpetrate sui luoghi. Il gelo seda l'ansia vitalistica degli uomini (tranne quelli delle settimane bianche). Diamo il benvenuto alla neve, in Aspromonte. Camminiamo in un freddo polare. Monte Basilicò è un'intera foresta addobbata di bianco. Con gli abeti più belli e splendenti di qualunque albero di Natale. A Tre Limiti, ritrovarsi nel bosco, è come pregare nelle navate di una cattedrale senza muri. La valle del Menta è strinata di bianco. L'acqua di smeraldo del fiume scorre allegra tra i sassi avvolti nella neve e nel ghiaccio. Su queste pendici abrupte i pini crescono radi. Li puoi conoscere uno ad uno. Non si confondono nella massa uniforme degli alberi fitti. Sono come vecchi uomini che osservano e meditano. Un grande rovere fa da porta alla rupe che si sporge verso le cascate. Racchiuse in una buia nicchia di roccia. Che contrasta con la luce circostante. U Schicciu da' Spana. Le Cascate Maesano, le ribattezzammo quando ancora non conoscevamo il nome che i pastori avevano dato loro. Qui, d'estate, fioriscono le ginestre ed i cisti, in un caldo torrido. Ed ora sembra di essere in una valle del Grande Nord. Il mondo sarebbe fermo e silenzioso, se non fosse per il fragore dell'acqua. Che scorre da millenni. Senza mai chetarsi. Solitudini e silenzi. Di questo hanno bisogno le nostre anime. Di questo avrebbe bisogno il mondo.

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