Quel che nessuno sa sul mare della Calabria

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco_bevilacqua_.jpgSe pensate che il mare in Calabria stia solo a Praia, Scalea, Tropea, Scilla e Copanello vi sbagliate di grosso. Se credete che il mare in Calabria sia tutto un pattume vi sbagliate di grosso. Se ritenete che le coste calabresi siano tutte indistintamente cementificate ed asfaltate vi sbagliate di grosso. Se pensate che non valga la pena venire al mare in Calabria vi sbagliate di grosso. Ma se pensate che i calabresi non conoscono neppure loro i 750 chilometri (dato fornito dal grande geografo Lucio Gambi e che corrisponde a quasi 1/5 dell’intero profilo costiero dell’Italia peninsulare) delle loro coste, vanno in vacanza ai Caraibi o a Sharm el Sheikh e vorrebbero che gli amministratori locali imitassero il triangolo Rimini-Riccione-Cattolica, allora avete visto giusto. Sulle coste calabresi si continuano a costruire fabbricati inguardabili, dalle architetture immaginifiche (quando sono autorizzati), e case arraffazzonate tirate su a caso (quando sono abusive). Sulle coste calabresi si riversano irresponsabilmente quantità inenarrabili di reflui malamente depurati e di rifiuti. Sulle coste calabresi si realizzano lungomari orripilanti e porticcioli turistici dove trovano ricovero, per lo più, le barchette dei pescatori amatoriali locali o qualche motoscafo di chi ancora può permetterselo. Sulle coste calabresi si progettano sentieri a mezza costa sulle scogliere, cementati, pavimentati, forniti di panchine e ringhiere ed ora anche illuminati con lampioncini (vedi il sentiero dei pescatori a Fiumefreddo o il Trecciolino a Palmi). L’amara verità è che i calabresi non meritano quelle diverse decine di luoghi marini ancora splendidi e intonsi che tutti dovremmo conoscere, amare, proteggere e valorizzare. Senza asfalto, cemento e rifiuti. E che invece stiamo distruggendo a ritmo forsennato.

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