Novelli calici, fruttati e fragranti

Pubblicato in Gianfranco Manfredi

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DI GIANFRANCO MANFREDI

All’inizio era il Beaujolais. Bisogna rendere onore al merito dei cugini francesi per l’invenzione del metodo di produzione moderno che ha permesso  di ottenere subito poco dopo la vendemmia vini rossi freschi, fragranti e fruttati. E fu subito successo - straordinario, internazionale - il Beaujolais Nouveau. Poi il fenomeno italico del Novello – abbastanza in declino, a dire il vero, da qualche anno a questa parte. Passato un minuto dalla mezzanotte di sabato 5 novembre – prescrive la legge - sarà possibile stappare. Quindi, lo start in negozi, ristoranti, enoteche, ma anche nelle numerose sagre sul territorio, è fissato per legge. Ma, come dicevo poc’anzi, il fenomeno è in calo: lo conferma la Coldiretti che per la produzione 2011 stima un decremento del 30 per cento rispetto all’annata precedente, da addebitare principalmente alla diminuzione fatta registrare dalla vendemmia, ma anche a un minore appeal di questo tipo di prodotto rispetto ai fasti passati. Indubbiamente la moda del novello non è più forte come qualche anno fa e molti produttori consacrano a questo fenomeno un quantitativo minore di uve.

Non dimentichiamo, però, che il novello è anche una delle poche primizie legate a una data precisa e grazie alla quale è possibile assaggiare il primo vino della vendemmia. Un test, insomma. Una volta veniva spillato dalle botti tra la fine di ottobre ed i primi giorni di novembre per controllare lo stato di maturazione del vino prodotto. Quest’anno i prezzi dovrebbero sostanzialmente restare immutati, con una media di 5 euro a bottiglia. Il metodo di vinificazione è profondamente diverso da quello tradizionale: le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato.

Mentre ancora si celebra l’anniversario dell’Unità d’Italia, col novello 2011 si brinda a questa ricorrenza attraverso un prodotto di gusto tutto italiano. Saranno, del resto, i sapori e i prodotti più tipici dell’autunno ad esaltare il vino novello con abbinamenti che uniscono tutti i sapori del territorio. Castagne sugli scudi, ovviamente, ma anche altre eccellenze gastronomiche locali, proposte come tradizione vuole o, perché no?, reinterpretate secondo la fantasia di chef e produttori. Senza costi di affinamento, con tappi quasi sempre in silicone  e l’allettante prospettiva dei primi incassi già a qualche settimana dalla vendemmia, i novelli rappresentano un ottimo affare per i produttori e in genere un acquisto a buon mercato per i consumatori.

A differenza dei ‘primeurs’ d’oltralpe che sono a base di una sola varietà d’uva, il novello italiano e quello meridionale e calabrese in particolare si produce con varietà diverse e molte autoctone, valorizzando, così, il patrimonio varietale tipico che costituisce una ricchezza peculiare. Ma quanto arriva a costare una bottiglia di novello? I prezzi quest’anno oscillano fra i quattro e gli otto euro, ovviamente a seconda degli esercizi commerciali. Per i novelli sono indispensabili uve selezionate, sane e mature. Attenti ai trucchi, però. Ci sono produttori con pochi scrupoli che arrivano a mischiare considerevoli quantitativi di vino vecchio - anche l’ 80 per cento - a quello prodotto con macerazione carbonica. E’ un’attività di  “riciclaggio” non nociva ma poco onesta che rischia di guastare la festa.

Ma non stiamo troppo a discettare, perchè innanzitutto il novello è un rito, una festa, un evento collettivo. Conquista soprattutto i palati femminili e dei giovani, guadagnando quota anche nel difficile comparto della ristorazione più popolare. Certo gli esperti raffinati storcono il naso. “I novelli”, eccepiscono, “che vini sono?”. “Spinti, artificiosi, sono solo vaghi e giovanissimi parenti poveri dei veri, grandi nettari d’uva...”. E qualcuno, più colto, sfodera una classica, fulminante battuta di Luigi Verdelli: “Anche per quello che riguarda i vini  - disse un volta il grande “Gino”-  non sono... pedofilo”.

Ma allora? Davvero solo un “vinello” per palati senza pretese? Tutt’altro: il novello, si conferma, come sostenevo prima, un prezioso test della vendemmia: non perdona i difetti della “frutta” d’origine e dice molto sulla qualità dell’annata. Fresco e giovanissimo, calice allegro e immediato - si raccomanda di servirlo a non più di 14° - , non deve avere struttura nè caratteri vocati alla conservazione. Avrà vita breve, infatti, e la sua esistenza, destinata per legge all’ “espace d’un matin” (quattro-cinque mesi al massimo, la conservazione consigliata, vendita interdetta a primavera) esalta tutte le qualità della giovinezza.

In genere è rosso rubino, più o meno carico, spiccatamente fruttato al naso con sentori di frutti rossi (di solito prevalgono la marasca e il lampone), fine, dal gusto avvolgente e vellutato, non ha asperità. Ma è proprio inutile stare ad approfondire: il novello è fatto per festeggiare dopo la vendemmia, per brindare in compagnia e magari a fare a gara tra amici a chi lo scova per primo. Piacevolezza, leggerezza e freschezza sono le sue chance, piacciono quanto più riescono a mantenere e restituire nel bicchiere tutti gli aromi primari del frutto. Sentori di mora, note di ciliegie, profumi di lamponi, ribes e fragole. Dai calici s’alza un tripudio di effluvi fruttati, insomma. Semplici semplici.

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