A proposito di candidature a sindaco

Scritto da  Pubblicato in Giovanni Iuffrida
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Iuffrida_matita.jpgIn questi ultimi giorni è iniziata la sagra paesana dei programmi di candidati a sindaco. Tre i punti “rivoluzionari” annunciati da tutti: Piano strutturale, Piano spiaggia e rottamazione della macchina comunale, che non si dimostrerebbe abbastanza amica degli amici nonostante negli ultimi anni la struttura tecnica sia stata rinnovata totalmente nei posti chiave. Sono programmi fotocopia da cinquant’anni a questa parte, senza alcun accenno di novità e intrisi di quel populismo di moda che sta uccidendo la coscienza critica e la città.
Tutti si dichiarano amanti della città, ma da falsi innamorati nessuno ha mai accennato a temi quali la tutela dell’amato (cioè del territorio), nella buona come nella cattiva sorte. C’è addirittura chi si appella alla storia della città, dopo aver costruito sull’antica cattedrale e sui torrenti di Nicastro.
Si tratta in sostanza di programmi assolutamente identici, rivolti alle lobby di sempre pronte a contribuire alle campagne elettorali e a partecipare alle sagre del potere politico. Non sono messaggi indirizzati alla città nella sua interezza, ma ai pochi intimi che poi dovranno riempire le liste e che pertanto devono essere tranquillizzati subito. È come dire: “Fidatevi, state tranquilli, la città la governiamo noi, come vogliamo, e faremo comunque quello che ci pare e piace in barba a tutti gli altri cittadini”, che per una serie di ragioni non hanno alcuna consapevolezza di ciò che accade, ai loro danni, nelle segrete stanze del Comune.
Questi onorevoli candidati conoscono, per esempio, le sperequazioni che hanno subito i cittadini di contro ai notevoli favori elargiti ai costruttori amici, ad iniziare dalla grave vicenda delle zone FL? Qualcuno potrebbe obiettare che la Procura della Repubblica non ha lanciato alcun segnale di preoccupazione negli ultimi anni. Di sicuro c’è, però, che la giustizia locale non è dimostrativa di alcunché, se non di essere la maglia nera italiana in materia di garanzie giudiziarie, per non dire peggio.
Anche per le gravi defaillance della giustizia nostrana, in questi ultimi giorni è iniziato il solito balletto degli “innamorati” del territorio comunale, senza che nessuno abbia sentito l’esigenza di pronunciare parole come legalità, trasparenza, uguaglianza tra i cittadini (parole che non sono più di moda proprio per colpa della magistratura locale). Programmi copiati senza nemmeno preoccuparsi degli errori di grammatica territoriale dei precedenti sindaci: la consueta solfa dei messaggi d’amore agli imprenditori edili e la solita macchina comunale da rinnovare e implementare con nuove spese da affrontare per farla ancora più amica del necessario (tra nomine e scherzi vari, negli ultimi dieci anni per rendere la macchina comunale “amica amica” dei cittadini si sono spesi oltre dodici milioni di euro, con i benefici che tutti hanno potuto vedere, tranne evidentemente coloro i quali si vogliono candidare a sindaco, nati per sacrificarsi e confusi dall'eccessivo amore per il territorio comunale). Si dimenticano, questi onorevoli signori, che la macchina comunale dovrebbe essere governata dall'imparzialità e dal rispetto delle regole e non deve essere plasmata per coltivare interessi di parte a sostegno del partito e dei suoi soci in affari. La macchina comunale non deve essere “compagna elettorale” a gambe aperte del sindaco ma deve essere al servizio dei cittadini, tutti.
Ma mi chiedo, come i sindaci in pectore concilino le speculazioni degli imprenditori edili, che hanno sottratto i parcheggi pubblici necessari alla vitalità delle attività esistenti, con i bisogni del commercio? E c’è da chiedersi, soprattutto, se questi onorevoli candidati hanno un'idea di città o se, invece, la loro idea è la sommatoria di tanti piccoli favori individuali da concedere con il “comune amico”.
Malgrado questi innamoramenti, continuo ad essere preoccupato dal ricordo di un candidato a sindaco di Lamezia di cinque anni fa, che alla domanda del giornalista sul bene comune rispondeva così: “Quando il mio interesse coincide con il tuo, questo è il bene comune”. Mah!

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