A proposito di Europei. Il passato ci può orientare verso il futuro?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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pino_gull.jpgPer  le elezioni europee del 25 maggio, fortunatamente, non ci sono solo le trasmissioni urlate, i salotti televisivi, le interviste ai nuovi (?) vip della politica. Dopo Grillo anche Casaleggio davanti alla telecamera con Lucia Annunziata a porre domande. E ancora Grillo, l’altra sera a “Porta a Porta”. Si può evitare tutto ciò? Forse sì. Basterebbe fare bene zapping per riuscire a vedere programmi di buona caratura culturale con  anche il pregio di essere divulgativi. Specialmente quelli che trattano la storia della politica arricchiscono il nostro bagaglio di contenuti e migliorano la coscienza critica. Si creano e si irrobustiscono, in tal modo, gli anticorpi da contrapporre al marketing elettorale. Per esempio “Il tempo e la storia”, un programma “che è un appuntamento quotidiano” con gli avvenimenti del passato. Va in onda alle ore 13.10 su Rai 3 e, registrato, su Rai storia alle 20.30. Da non perdere per appassionati e non. Ben fatto. Filmati e conversazione con il docente di turno lo rendono gradevole. Un programma di approfondimento culturale fruibile per tutti. Sull’ Europa il conduttore Massimo Bernardini ha dedicato due puntate interessanti, il 5 e il 15 maggio scorsi, così titolate: “La preistoria dell’Unione Europea” e “Il cammino dell’Europa negli anni della Guerra Fredda”. La prima lezione-conversazione è stata affrontata dallo storico Emilio Gentile. Andando a ritroso nel tempo, il docente ha messo in rilievo che l’idea di un’Europa unita nacque nell’ Illuminismo e si concretizzò dopo la Seconda guerra mondiale. Agli inizi era un’utopia immaginata come entità civile e politica che avrebbe potuto portare riequilibrio fra gli Stati.  Pure Napoleone pensava ad un grande sistema federale europeo. Lo storico non si è dimenticato di Giuseppe Mazzini, fondatore della “Giovine Europa”. Ha ricordato il 1848, considerandolo un “comune moto europeo”  e Victor Hugo che parlava di “fratellanza europea”. Significativa la metafora usata per quanto riguarda le due guerre mondiali: “L’Europa si è suicidata due volte”.

Dopo il primo “suicidio” con 8 milioni di caduti, si cominciò a pensare in termini sovranazionali. Ma l’antenata dell’ONU, la Società delle Nazioni, pervicacemente sostenuta da Wilson, presidente degli Usa, non ebbe  fortuna proprio in madrepatria. Tuttavia, tra i due conflitti catastrofici, il mutato panorama politico europeo (crollarono i grandi imperi), il sorgere di altri Stati con nuove frontiere e nuove valute ponevano il problema degli scambi commerciali che si sarebbe potuto risolvere  con l’interdipendenza economica. Nei primi Anni ‘20 nacque il movimento Pan-Europa di Kalergi “con un programma autoritario  e reazionario”  e verso la fine (il ’29) Briand avviava una serie di trattative per un federalismo europeo. Ma si trattava in buona sostanza di collaborazione tra Stati, non mettendo in discussione la sovranità. Dal ’30 in poi  pure il nazionalsocialismo e il fascismo parlavano di nuova Europa, in realtà era la visione totalitaria che si scontrava con il liberalismo. E quindi l’Europa in fiamme, il secondo suicidio. Tra le macerie si conteranno 55 milioni di morti. Alla fine del conflitto il discorso pan-europeo toccò a Churchill. Per il secondo appuntamento Massimo Bernardini ha invitato lo storico Mauro Consoli che ha illustrato il farsi, a tutt’oggi non ancora compiuto, dell’Europa economica e politica, al di là dei singoli Stati, dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri. E’ un periodo caratterizzato da incontri, fatti, coincidenze e crisi internazionali.

Le progressive tappe dell’attuale Unione Europea si realizzano in tale quadro mondiale. Andiamo in ordine cronologico secondo la scansione del docente. Nella conferenza di Potsdam  furono gettate le basi di ciò che non era riuscito a Wilson. Il 25 aprile 1945 (coincidenza con  La Liberazione dal nazifascismo in Italia) fino a giugno a  S. Francisco si riunirono i rappresentanti di 50 Paesi e fondarono l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite). Ma ad agosto in Giappone Hiroshima e Nagasaki furono rase al suolo dai primi ordigni nucleari. Cominciò “la  guerra fredda”, oggi la potremmo chiamare guerra virtuale caratterizzata dalla corsa agli armamenti di due blocchi militari contrapposti: la Nato ( Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico)  e Il Patto di Varsavia. Il Segretario di Stato  degli Usa, Marshall, annunciò, in occasione della conferenza degli Usa  all’Università di Harvard, un piano di aiuti economici e finanziari per la ricostruzione dell’Europa, rivolto anche ai Paesi dell’Est, che rifiutarono per evitare l’ingerenza politica degli Americani. In realtà, il secondo fine degli Usa era di attrarre a sé l’Europa occidentale. Tanto è vero che si creeranno due blocchi anche economici: la CECA (Comunità economica del carbone e dell’acciaio), MEC (mercato comune europeo) poi CEE  (Comunità economica europea) da una parte; il COMECON (Consiglio di mutua assistenza economica) dall’altra. Di fatto  due “Europe” o un’Europa bipolare. Per l’area occidentale il dibattito tra federalisti e moderati è ancora oggi presente. Il resto, dopo il “crollo” del muro di Berlino, non c’è più. Il consigliere di De Gasperi in quegli anni era il grande federalista Altiero Spinelli. Il tedesco Adenauer e il francese Schuman non erano da meno per quanto attiene all’ l’Europa federata. In principio furono loro  i fautori. Nel 1951 la CECA ; nel 1952 la CED (Comunità per la difesa europea), ma  questo organismo incontrò forti ostacoli e non se ne fece più nulla; nel 1957 la CEE, allora MEC. Lasciando gli artefici, entriamo nel passato prossimo. Nel 1986 si firma l’Atto unico europeo per le nuove esigenze. Ricordiamo, tra le altre, l’introduzione di ulteriori norme per la tutela ambientale. Il 1993 il trattato di Maastricht riguardante la libera circolazione di merci, capitali e servizi. Così la CEE è diventata UE (Unione europea). Nel 1995 l’entrata in vigore dell’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone nell’UE. Nel 2002 la moneta unica. Ma rimane ancora tanto altro da fare. Sta ai politici che sceglieremo il 25 maggio proseguire il lavoro in maniera proficua.

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