Corruzione, voto di scambio, comuni sciolti per mafia, polemiche tra esponenti delle istituzioni …

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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 Dalla corruzione al voto di scambio. Sembra che l’Italia non riesca a tenere distante la mala-politica. Come se non bastasse, ogni volta che ci sono indagini su rappresentanti di governo nazionale e locale, si scatenano polemiche aspre tra governo e magistrati. Dopo le ultime vicende di cronaca giudiziaria lucane e campane, le dichiarazioni di Piercamillo Davigo, già del pool di “Mani pulite” e oggi presidente dell’ Associazione nazionale magistrati, hanno toccato probabilmente qualche nervo scoperto dell’esecutivo. La frase “La classe dirigente che delinque fa più danni dei criminali di strada” ha suscitato reazioni con toni risentiti nella maggioranza. Eppure nella sostanza è simile a quella di Mattarella: “La corruzione dei politici è più grave”. Intanto una ministra non indagata si è dimessa per la notizia sul traffico di influenze del suo compagno e il presidente del Consiglio regionale campano si è auto-sospeso per un avviso di garanzia in quanto, intercettato, gravano su di lui pesanti indizi riguardanti il voto di scambio. Siamo d’accordo con Renzi che bisogna aspettare le sentenze, ma anche con il presidente della Repubblica e quello dell’Anm. Nel contempo abbiamo letto la relazione conclusiva di un altro presidente, o meglio della presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi. Ne abbiamo seguito gli approfondimenti nella trasmissione televisiva OTTO E MEZZO, durante la quale “Il punto di Paolo Pagliaro” è stato dedicato interamente ai risultati raggiunti da un’altra Commissione, quella sulle intimidazioni agli amministratori locali, presieduta dalla senatrice lametina Doris Lo Moro.

 Rosy Bindi ha  evidenziato la crescita esponenziale delle amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose: nel 2011-2015, da 20 a 44 comuni, come correttamente ha riportato il Lametino online; in tal modo ha mostrato pure apprezzamento verso i rappresentanti di alcuni partiti che le hanno chiesto di esaminare la “candidabilità” nelle liste in vista delle elezioni amministrative. Purtroppo la Commissione ha dei limiti:  manca  una banca dati e il casellario giudiziario non risulta aggiornato; Rosy Bindi ha  ammesso una “totale non conoscenza del personale politico di questo Paese”. Parole di una certa gravità che sottintendono la possibile permeabilità, in parte, delle amministrazioni e delle burocrazie, soprattutto la difficoltà a fare prevenzione. Per la prossima tornata elettorale, saranno monitorati soltanto 15 comuni, quelli che hanno avuto la Commissione d’accesso negli ultimi tre anni. Quanto lamentato dalla Bindi, viene denunciato continuamente da magistrati, forze dell’ordine, studiosi, e l’abbiamo anche scritto nel blog. Nonostante le carenze anzidette, Raffaele Cantone, presidente dell’ Autorità anticorruzione, non si stanca mai di ripetere che i partiti, più di ogni altra istituzione, conoscono la comunità,  sanno vita e miracoli di eventuali candidati “impresentabili” e possono fare filtro in funzione di liste “pulite”. A tal riguardo Nicola Gratteri, il nostro procuratore capo a Catanzaro, è perentorio, per niente diplomatico; non usa mezzi termini o sfumature incomprensibili: “Non posso dare valutazioni politiche. Rilevo solo che ogni volta che ci sono elezioni di ogni genere c’è sempre questo ritornello sul codice di autoregolamentazione. Ma poiché chi fa le liste conosce chi ci mette, è evidente che fa un calcolo cinico, mette in lista pregiudicati o faccendieri perché prevede che una fetta dell’elettorato comunque li voterà. Quindi ogni volta ci si meraviglia, ma io mi meraviglio che la gente continui a meravigliarsi (Italia Oggi, 28 aprile scorso).

 L’intervento di Mattarella alla Scuola superiore della magistratura di Scandicci va nella giusta direzione. Per recuperare equilibrio, il presidente della Repubblica si rivolge alle istituzioni e ai diversi settori della  collettività dai quali è richiesta una reazione a difesa della convivenza civile. Di seguito riportiamo le sue parole, tra sintesi e virgolettato, a conclusione del pezzo. Per sconfiggere la corruzione è necessaria  “la collaborazione istituzionale” tra i poteri dello Stato che devono svolgere le proprie funzioni rispettando quelle degli altri. Conflitti e polemiche non fanno che indebolire le istituzioni a tutto vantaggio del malaffare contro cui “ bisogna attivare gli anticorpi nella società, nell’economia, nei corpi intermedi, nel mondo della scuola. E in Italia gli anticorpi non mancano”. Però bisogna muoversi coesi da subito.

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