Misericordia e perdono contro la guerra a pezzi e il terrorismo

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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pino_gulla.jpgIl Papa, protagonista della teologia del popolo, si schiera in difesa dei più  deboli e della pace, abbracciando  credenti e non credenti. Bergoglio con il nome pontificale di Francesco I ci riporta facilmente a San Francesco “che dialogò con il Sultano durante la V Crociata”, come ci ha ricordato Leonardo Boff, ex frate francescano, teologo della Liberazione, in una intervista al “Garantista”. Il Frate di Assisi, oggi patrono d’Italia, tornò dal Papa  dicendo che “ i cristiani non avrebbero dovuto fare una crociata [contro i musulmani] perché si trattava di un popolo profondamente religioso; cominciò a chiamare Dio nelle preghiere Altissimo, [allo stesso modo dei musulmani]”. Bergoglio, dopo gli attentati di Bruxelles, in occasione dei riti del Giovedì Santo  ha lavato e baciato i piedi di migranti nel Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, vicino Roma. Qualche giorno fa  è stato ad Assisi, alla Porziuncola, all’interno della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, luogo sacro in cui  800 anni fa  San Francesco chiese a Gesù di concedere  il perdono di ogni colpa  a coloro che, confessati e pentiti, visitassero la Chiesa.  E il papa Onorio III concesse l’indulgenza del “Perdono di Assisi”. Senza obolo. “Voglio mandare tutti in Paradiso”, disse ad Onorio. Così papa Bergoglio. Alla guerra  a pezzi Lui risponde con il Giubileo della Misericordia e con la “Festa del Perdono”.

Il titolo di Limes del febbraio scorso, LA TERZA GUERRA MONDIALE?, sembrava catastrofico; Invece ha dato lo spunto  per  un convegno a Roma a Palazzo Maffei Marescotti. Relatori: Piero Grasso, presidente del Senato; Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica e Lucio Caracciolo, direttore di Limes. Tutt’e tre hanno sottolineato, secondo i rispettivi punti di vista, l’importanza della misericordia e del perdono presente in ogni documento del Pontefice. Nell’editoriale della rivista di geopolitica summenzionata vengono  riportati alcuni passi dell’articolo di Antonio Spadaro, pubblicato su  Civiltà Cattolica con il titolo “La diplomazia  di Francesco. La misericordia come processo politico”, dove viene analizzato il diverso modo di intendere del Papa rispetto al concetto di  conflitto tra civiltà. Bergoglio si oppone a coloro i quali sostengono l’idea di scontro finale tra Cristianesimo “declassato ad ideologia dell’Occidente” e Islam “arbitrariamente ridotto a breviario per terroristi”. Per papa Francesco  considerare verosimile  tale analisi, significa dare spazio alla “narrativa del terrore” e alla sedicente lotta tra jihadisti  e neo-crociati. E’ quello che sta tentando di fare il califfo nero, ma anche in Occidente c’è chi vuole risolvere il grave problema soltanto con le armi (Hollande ha detto: “Siamo in guerra”).  Al contrario il Papa crede principalmente nelle iniziative politico-diplomatiche, “costruendo ponti” e moltiplicando gli sforzi finalizzandoli alla pace globale. “ Non scontri, ma incontri”.  Abbiamo già scritto in precedenti articoli sulle tappe diplomatiche del Papa: Kenia, Turchia, Albania e l’elenco potrebbe continuare. Il presidente iraniano Rohani lo ha salutato con queste parole: “Le chiedo di pregare per me”. Papa Francesco ha rilasciato un’intervista storica sul popolo cinese. Al riguardo un solo passaggio alquanto significativo: “La Chiesa cattolica ha tra i suoi compiti il rispetto di tutte le civiltà”. A proposito di perdono, il Papa ha aperto la prima Porta Santa a Bangui nella Repubblica Centroafricana  nel luoghi in cui pochi giorni prima c’era stata  una strage di cristiani.  Barack Obama ha ringraziato papa Francesco per il contributo dato al disgelo Usa-Cuba. Riconoscimento pieno delle capacità diplomatiche di Bergoglio.

A differenza di tanti altri, è insofferente “alle teologie del bene e del male” e ai moralisti che “dipingono il mondo bianco e nero”. E arrivato a considerare i terroristi “povera gente criminale” e ad affermare che tracce di fondamentalismo si ritrovano in tutte le religioni. Siamo convinti che  la reazione della comunità musulmana di partecipare alla funzione religiosa nella chiesa di Saint Etienne dopo lo sgozzamento di padre Jacques Hamel è anche conseguenza dell’agire misericordioso del Papa. Virgolettiamo un passo significativo dell’articolo di Spadaro: “[Francesco] ha visto in questo Giubileo l’occasione di dialogo e riconciliazione [per] l’edificazione del bene comune”. La stessa partecipazione c’è stata in altre  chiese transalpine ed italiane. In particolare era presente la comunità musulmana bolognese in corteo alle manifestazioni per l’anniversario della strage alla stazione di Bologna. Uno striscione condannava ogni forma di terrorismo. I ponti diplomatici di Bergoglio e  musulmani insieme a cattolici nelle chiese europee rappresentano un inizio di svolta, uno schierarsi contro il terrorismo, cercando di isolare chi ha intenzione di fomentare odio e guerra. Vuol dire pure schierarsi contro tutti i terrorismi, come del resto ci ha indicato la comunità musulmana di Bologna. Se la politica e la diplomazia degli Stati percorreranno la strada intrapresa da Bergoglio non ci sarà spazio per nessun fondamentalismo. Inoltre avrà vita breve il sedicente stato islamico; tanto meno il terrorismo in Occidente che cerca di istigare alla violenza e al crimine con l’intenzione di provocare anacronistiche guerre di religioni. Vogliamo tornare al Medioevo o affrontare i gravi problemi della povertà e delle differenze sociali? Ripristiniamo la pace nelle zone di guerra con l’azione della misericordia e con la “Festa  del Perdono”. A Francesco I di Roma con tanto affetto… laico.

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