Voto di scambio e modifica al 416 ter. Un buon inizio

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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Nell’agosto dell’anno scorso avevamo scritto un blog sulle difficoltà dell’iter parlamentare a proposito del voto di scambio. Ci son voluti quattro giri parlamentari, tra Camera e Senato, per arrivare al dunque. Finalmente il 16 di questo mese il disegno di legge che modifica l’articolo del 416 ter è stato approvato. Breve storia. Nel ’92, immediatamente dopo la strage di Capaci e prima di quella di via D’Amelio dove furono uccisi Falcone e Borsellino e le loro scorte, venne introdotto con decreto legge l’art. in questione che puniva la promessa di voto in cambio dell’erogazione in denaro (v. blog 17 ago. 2013). Adesso viene condannato con una pena che va da 4 a 10 anni chi promette o dà “altra utilità”. Sarebbero appalti, assunzioni, questioni giudiziarie da risolvere per quanto riguarda la delinquenza organizzata. Macchine, barche, ristrutturazioni, sistemazioni di amici e parenti per ciò che concerne la corruzione in genere. Questo è il decisivo passo in avanti. Non sono mancate le critiche, soprattutto da parte dei Pentastellati, e hanno riguardato la diminuzione della pena. All’inizio era più alta: da un minimo di 7 ad un massimo di 12 anni. Una seconda contestazione si è manifestata  a causa  della cancellazione dal testo della “messa a disposizione” del politico verso la delinquenza organizzata. Sul passaggio appena detto (eliminato) gli addetti ai lavori hanno sostenuto che, se fosse rimasto, ci sarebbe stata sovrapposizione con il reato di concorso esterno in associazione mafiosa o con il favoreggiamento. Segnaliamo alcune reazioni di un certo rilievo. La senatrice lametina Doris Lo Moro, di fresca nomina a presidente della Commissione d’inchiesta contro le intimidazioni nei confronti degli amministratori locali (prima tappa sarà la Puglia, dove sono presenti più che altrove), sensibile alle sollecitazioni di Avviso pubblico che ha chiesto l’approvazione in tempi rapidi della modifica del 416 ter, così si è espressa: “Si è concluso un iter travagliato in tempo utile per l’applicazione della norma alle elezioni del 25 maggio (…) Rinviare sarebbe stato un errore (…) L’idea era d’intervenire [per introdurre] altra utilità. Personalmente ero per pene più severe (…) si tratta di una pena comunque alta (…) sono soddisfatta [perché] aumenta la possibilità d’intervento della magistratura, essendo lineare e di immediata interpretazione. [Inoltre] la congruità della pena prevista viene determinata direttamente dalla norma [medesima]. Sulla stessa falsariga Antonio Di Pietro invitato alla trasmissione Agorà: “L’avrei votata senza modifiche [della pena]. Ma non è una norma sbagliata. [Introduce] qualsiasi altra utilità non solo promessa ma anche data. Da 4 a 10 anni non è poco. Va rispettato il principio di gradualità.

E’ stato fatto un passo in avanti importantissimo (…) e andava votata adesso perché ci sono non solo le elezioni europee, ma anche le amministrative”. Sebbene  critico sulle pene poco severe, Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria e consigliere della Commissione parlamentare antimafia, ha affermato che “è importante la modifica, che ha reso la legge più vicina alla realtà applicativa”. Positivi i giudizi di Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, e di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Per don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, è una buona notizia. La gran parte dei commentatori si trova d’accordo sull’approvazione prima delle elezioni europee ed amministrative. Per il rischio mafioso sugli appalti fra tutti ricordiamo Expo 2015, vero banco di prova di corretta amministrazione, che vuole essere impermeabile alle infiltrazioni criminali. Poi quel che resta dei fondi europei, finalmente  deve  andare a beneficio del Paese e non di corrotti e corruttori, ideatori di malaffare. Con la legge Severino ci sono stati dei progressi. Basti pensare alla nuova Autorità Nazionale Anticorruzione, al piano anticorruzione di cui ogni amministrazione deve dotarsi, alla trasparenza e alla pubblicità delle attività amministrative. Ma rimane ancora molto da fare, se tanti politici sono indagati, altri condannati, se le Commissioni d’inchiesta sono costrette a continuare i tour antimafia e ora contro le intimidazioni agli amministratori. In certe località del Meridione (e non solo) il legame tra mafia, politica e affari è molto stretto. La delinquenza organizzata è il motore della campagna elettorale. Gratteri ci racconta ne La malapianta (pag. 158) che la ‘ndrangheta è Il più attendibile “istituto di sondaggi”. Dalle intercettazioni il nipote di un boss era sicuro dell’elezione  di un candidato a sindaco perché avrebbe “potuto contare su 1050 voti”. Alla fine i voti risultarono 1058. E allora la bonifica dei partiti, là dove occorre, diventa imprescindibile. Soprattutto la redazione dei bilanci e la tracciabilità dei contributi pubblici e privati. Come sostiene Cantone nel libro I gattopardi (p. 270), i codici etici delle organizzazioni politiche “sono stati annacquati o raramente rispettati, al Sud spesso aggirati con la creazione di [ben individuate] liste civiche”. I candidati “opachi” vengono poi recuperati dai partiti al ballottaggio. Per tutto questo la modifica del 416 ter rappresenta un buon inizio. Sarà poi compito dei magistrati verificarne l’efficacia nell’applicazione concreta; alle organizzazioni politiche e alle associazioni, sostenute dal senso civico della cittadinanza, resta  l’incombenza di eventuali miglioramenti della normativa.

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