
di Ferdinando Gaetano
Lamezia Terme, 27 agosto - In occasione dell’amichevole svoltasi giovedì sera al D’Ippolito tra le Nazionali Under 19 di Italia e Russia, nelle ore immediatamente precedenti l’evento, la Sezione Aiac di Lamezia Terme ha organizzato, al centro commerciale, un’interessante tavola rotonda avente come tema “Il calcio giovanile, ieri, oggi, domani” ed impreziosita dalla prestigiosa presenza di Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan e della Nazionale, attuale coordinatore tecnico delle nazionali giovanili della Figc. A prendere per primo la parola è stato il sindaco Gianni Speranza il quale si è augurato che all’evento sportivo andato in scena ieri sera nella città della piana ne possano seguire tanti altri anche in virtù della presenza di un aeroporto internazionale e di tre importanti stadi cittadini (su tale affermazione in verità ci sarebbe da ridire viste le condizioni del fondo del Gianni Renda ndr). Quanto alla presenza di Sacchi, il primo cittadino ha dichiarato come <<il suo nome è collegato alla grande innovazione apportata nel gioco del calcio e di questa ce ne sarebbe tanto bisogno pure al di fuori del mondo dello sport>>.
Il microfono è quindi passato tra le mani del presidente degli allenatori lametini Alessandro Vinci, che dal giorno del suo insediamento sta dando un notevole impulso alle attività della locale Sezione, basti pensare che a Lamezia sono arrivati in rapida successione, per stage tecnici o corsi di aggiornamento, tanti nomi importanti del panorama calcistico nazionale come Franco Selvaggi, Maurizio Viscidi, il presidente nazionale dell’Aiac Renzo Ulivieri o, per ultimo, lo stesso Arrigo Sacchi. <<Quello odierno lo ritengo un evento straordinario per la nostra Sezione. E poi per un milanista incallito come me, - ha proseguito Vinci - Sacchi è sempre stato un mito, nonché colui che per primo ha dato ad una squadra italiana ed alla stessa nostra Nazionale un gioco offensivo e non più d’attesa>>. L’ex allenatore in seconda di Vigor Lamezia e Sambiase ha quindi giustificato l’assenza del presidente del Comitato Regionale della Figc Saverio Mirarchi e del vice-presidente nazionale della LND Nino Cosentino, impossibilitati a presenziare al convegno a causa del lutto che ha colpito il segretario del Comitato Regionale Emanuele Daniele (ex difensore dell’allora Comprensorio Vigor Lamezia).
Dopo una breve parentesi di Piero Lo Gozzo del settore giovanile scolastico, è stata la volta di Mimmo Praticò, presidente del Coni Calabria. <<Propongo sempre alle varie nazionali di venire a giocare nella nostra Regione per esternalizzare le bellezze calabresi. Ringrazio l’Amministrazione Comunale di Lamezia Terme per aver fortemente voluto questa venuta dell’Italia under 19, sperando in futuro di poter ripetere tali eventi magari nel nuovo palazzetto dello sport lametino che ho saputo dovrebbe essere costruito a breve>>.
<<La presenza qui oggi (ieri ndr) di Sacchi – ha sottolineato il consigliere regionale, nonché componente della Commissione Sport, Claudio Parente – testimonia il salto di qualità compiuto dall’Aiac calabrese. Il calcio si è evoluto tanto nel corso del tempo, e non sempre in meglio. Si è partiti dalle radiocronache alla radio, non essendoci ancora la televisione, per arrivare al calcio fortemente mediatizzato dei giorni nostri nel quale han fatto la comparsa fenomeni negativi quali il doping e calciopoli. I giovani calciatori devono insomma riappropriarsi di quei valori etici perdutisi nell’ultimo ventennio>>.
<<Il calcio è ormai basato troppo sul profitto - ha dichiarato il presidente del Consiglio Regionale, Francesco Talarico - . Nel nostro piccolo crediamo di avere dato un contributo con la Legge Regionale 28 del 2010 con la quale abbiamo finalmente dotato la Calabria di una legge organica sullo sport. E ci tengo a dire che non è stata creata nella cosiddetta stanza dei bottoni, ma con il contributo e l’apporto di diversi addetti ai lavori in campo sportivo. Adesso questa legge dovrà essere finanziata e quindi costituire un osservatorio che avrà il compito di censire tutti gl’impianti sportivi disseminati sul territorio per poi instaurare un dialogo costruttivo con i vari Comuni>>.

E’ quindi arrivato il turno dell’ospite più atteso il quale, dopo aver portato i saluti del presidente della Figc Abete, ha provveduto a stilare una corposa relazione finale sul calcio giovanile e non solo. Una sorta di “arringa” di oltre un’ora a difesa (ma sarebbe più indicato dire all’attacco..) del proprio modo di vedere il calcio, quella di Sacchi, fermo nel menzionare i difetti ed i deficit accumulati dai metodi di lavoro attuati nei vivai calcistici nazionali rispetto a quelli di altre nazioni europee. <<Nel calcio ho sempre fatto le cose al massimo delle mie possibilità, senza pensare ai soldi o al successo – ha esordito il tecnico di Fusignano – ed oggi sono amareggiato ogni qual volta vedo genitori di ragazzi preoccupati solo che il figlio diventi un campione nel calcio, trascurando tutto il resto>>.
Sacchi non ha nascosto la sua insoddisfazione per com’è si è sin qui lavorato nel Club Italia. <<Stiamo lavorando per colmare il ritardo accumulato. Penso a quello nei confronti della Francia o di altri paesi europei dove i ragazzi si allenano per almeno 18-20 ore settimanali in centri dove sono attentamente seguiti anche a livello scolastico. Ma bisogna cambiare anche la mentalità calcistica che viene loro inculcata e che nel nostro paese è storicamente votata al difensivismo e non certo al gioco propositivo e collettivo che attualmente è incarnato alla perfezione dal modello Barcellona. Non ho mai sentito un allenatore italiano dire, quando i risultati non arrivano, che si deve giocare meglio. Piuttosto, invece, lo si sente giustificare la sconfitta con la poca grinta e cattiveria messa in campo dai suoi o con presunte lacune tecniche del gruppo>>.
Il buon Arrigo, inframezzandoli con alcuni ricordi ed aneddoti relativi soprattutto ai tempi di quando guidava il Milan di Gullit e Van Basten, ha quindi elencato quelli che sono a suo avviso i mali del calcio moderno, a partire dalla violenza negli stadi italiani, non solo tra tifosi ma anche tra altre componenti di questo mondo, definiti <<carceri allo stato aperto>>. Passando per la necessità di far rispettare il fair play finanziario. <<I grandi mecenati che ultimamente stanno facendo il loro ingresso nel calcio, vedi i vari sceicchi o russi straricchi , lo fanno per un unico vero obiettivo: “lavare” i loro soldi. Se una squadra si permette di dare 24 milioni all’anno ad un proprio calciatore, poi non si può lamentare dei conti in rosso, coi quali è impossibile programmare a medio-lungo termine>>
Non tralasciando i risvolti negativi prodotti dall’invasione degli stranieri nel nostro calcio, <<passati – ha osservato sempre l’attuale coordinatore delle nazionali giovanili della Figc - dai quarantasei del 1989 ai milletrecento del 2011. Col risultato che nell’ultimo decennio, nessuna squadra italiana è più arrivata a disputare una finale di Europa League>>.
E’ stato fatto poi notare come il più delle volte nelle nostre squadre giovanili si facciano giocare elementi dall’età ormai eccessiva per la formazione in cui giocano, ad esempio nel torneo Primavera, togliendo così spazio a chi, viceversa, può ancora maturare e crescere calcisticamente.
Sempre in tema di settore giovanile <<tutti i tecnici di un club devono avere la stessa filosofia calcistica, non come quando arrivai al Real Madrid e vi erano sei che praticavano un tipo di calcio ed altri due che invece la pensavano in maniera opposta. Per come intendo io il calcio, tutti gli undici giocatori devono essere in posizione attiva sia nella fase di possesso palla, che in quella senza>>.
Per Sacchi <<negli ultimi quarant’anni ci sono state tre sole squadre che hanno segnato una svolta in senso propositivo, e non attendista, nel modo di giocare a calcio. Trattasi, in ordine cronologico, dell’Ajax, del Milan e dell’attuale Barcellona che con l’arrivo di Guardiola è diventata una squadra anche nello spirito e nel modo collettivo di giocare. Chi ha creato Il calcio, d’altronde lo ha fatto con l’intento di attaccare e segnare e non certo, come invece storicamente insito nella filosofia calcistica italiana, con quello di pensare innanzitutto a distruggere il gioco altrui per poi ripartire in contropiede. Come dire che già da piccoli ai nostri ragazzi viene insegnato a non rischiare, a vincere arrangiandosi e con la furbizia>>.
Il tecnico romagnolo non intende assolutamente deviare di un centimetro dalla sua filosofia calcistica. Sulla sua avventura ricca di successi in rossonero, ha avuto parole d’elogio per quello ch’era il suo presidente. <<Berlusconi ha sempre dato carta bianca ad uno sconosciuto qual era allora il sottoscritto. Mi ha permesso di prendere i giocatori più funzionali al mio progetto calcistico e non mi ha mai fatto perdere autorevolezza verso i calciatori che, è bene lo sappiate, non sono certo dei Santi. Addirittura ricordo quando, alla seconda giornata di un campionato, perdemmo immeritatamente 2-0 in casa con la Fiorentina, andata in goal con reti in contropiede di Baggio e Diaz. Nei giorni seguenti, con la complicità di qualche giornalista che aveva fame di scoop, Van Basten si lasciò andare a delle critiche sul mio modo di far giocare la squadra. Così la domenica successiva, in quel di Cesena, lo portai in panchina dicendogli “così ti vedi la partita affianco a me e mi dici eventualmente dove sbaglio”. Magari un altro presidente, avendo mandato in panchina l’attaccante più forte della squadra, nonché tra i più forti al mondo, mi avrebbe subito esonerato. Berlusconi, invece, continuò a darmi piena fiducia nonostante le nostre idee, calcisticamente parlando, non collimavano. Una volta mi disse, “Arrigo dobbiamo prendere una mezzapunta che illumini San Siro”. Al che gli risposi che sarebbe stata il nostro gioco, il quale a differenza della prima non ci costava niente e non correva neanche il rischio d’infortunarsi>>.
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