
di Donato Parente
Lamezia Terme, 21 gennaio - Si è svolto ieri, presso l’Auditorium del liceo Campanella, il secondo appuntamento di “Tempo Reale”, la rassegna politico-culturale organizzata dal circolo SEL di Lamezia Terme. Questo secondo incontro ha visto la prestigiosa partecipazione di Renzo Ulivieri, attuale presidente dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio), il quale si è sottoposto ad una lunga serie di domande riguardanti il rapporto fra calcio, educazione e società. Poco prima dell’inizio dell’incontro, il presidente Ulivieri ha anche incontrato alcuni ragazzi provenienti dalla Comunità per minori stranieri non accompagnati “Luna Rossa” (tutti grandi appassionati di calcio), con i quali ha scambiato qualche parola. Davanti ad un pubblico non certamente numeroso (non più di un centinaio di spettatori), Ulivieri ha parlato di calcio a 360 gradi, collegando fra loro ricordi personali e opportunità educative: raccontando del suo viaggio in Mozambico con l’AIFO (a sostegno di una campagna contro la lebbra), dove alcuni ragazzi gli hanno regalato una sorta di pallone “riciclato”, il presidente dell’AIAC ha fatto notare quanto forte sia il valore che il calcio può assumere. “Il mondo calcistico professionistico non può che produrre spettacolo, ma il mondo calcistico giovanile deve assolutamente essere veicolo di educazione”, mettendo così in risalto tutti i rischi educativi che i giovani calciatori devono affrontare a causa delle frequenti incompetenze di quelli che dovrebbero essere i loro educatori: “Spesso i genitori vanificano tutti i loro sforzi settimanali nell’arco di 2 ore domenicali: dalle mie parti qualcuno è arrivato a dire che è fortunato quell’allenatore che allena una squadra di orfani”.
Mister Ulivieri ha particolarmente insistito sulla necessità che il calcio aiuti a ritrovare i rapporti all’interno della comunità: “Si deve insegnare ai ragazzi la partecipazione; magari perdendo un po’ di tempo in più, se necessario”. Nel corso dell’incontro si è discusso anche di calcio professionistico e della regressione del sistema culturale e valoriale della nostra società; a proposito del primo argomento, Ulivieri ha parlato a difesa dei calciatori professionisti, facendo notare che: “Non possiamo chiedere ai calciatori di avere una responsabilità maggiore di quella dei nostri figli. Hanno la stessa età! Dovremmo aiutarli, non pretendere”. Parlando di società, il presidente si è esibito in un esilarante j’accuse contro la stravagante proposta di introdurre un cartellino (verde) per segnalare i comportamenti corretti in campo: “Ma dove siamo arrivati se riteniamo necessario premiare un gesto che dovremmo invece considerare ‘normale’? Siamo un po’ fuori di testa, non trovate?”. In conclusione, Ulivieri si è lanciato in una serie di brillanti riflessioni: “Il calcio è utile soprattutto quando si perde, perché aiuta a capire che non siamo onnipotenti e che abbiamo bisogno di continuo miglioramento e spirito di sacrificio. I nostri giovani devono assolutamente imparare a guardare non solo avanti, ma anche a fianco e dietro: bisogna insegnare loro ad affrontare al meglio non solo la partita, ma anche il loro futuro con sufficiente flessibilità”. Perché il calcio (così come la vita) è una “equazione con troppe variabili”.

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