Lamezia Terme, 24 marzo – Dopo l’ennesima intimidazione a danno di un candidato alle prossime amministrative, l’onorevole Doris Lo Moro fa sapere che “il 10 febbraio ed il 9 marzo scorso ho presentato due interrogazioni al Ministro dell’Interno Roberto Maroni, segnalando la gravità degli episodi che si andavano verificando a Lamezia Terme e chiedendo, in particolare, che fosse garantita la regolarità della campagna elettorale a Lamezia Terme. Entrambe le interrogazioni sono rimaste, alla data odierna, senza risposta. Ne annuncio una terza, perché, alla luce dei ripetuti atti intimidatori verificatisi in città, ritengo sia doveroso usare gli strumenti a propria disposizione per tentare di evitare sottovalutazioni in danno di una città che soffre questo stato di cose e non dimostra in questo momento particolare capacità di reazione”. Per la parlamentare lametina, nonché ex sindaco “Lamezia ha conosciuto anni ed anni di tranquillità e di pace che non consentono a nessuno di rassegnarsi ad un clima che sembra contagiare lo stesso confronto elettorale. Presenterò pertanto la terza interrogazione ma credo che a questo clima debba ribellarsi in primo luogo la società lametina, la quale - continua Lo Moro - deve trovare la forza di isolare la violenza, vestendo i panni dell’impegno civile che da un po’ di tempo ormai sembra aver dismesso. Del resto, situazioni come quelle di Lamezia non si creano in pochi giorni”. Secondo l’onorevole del Partito Democratico “non è sufficiente, a fronte della gravità degli episodi che si susseguono, richiamare l’attenzione sulla presenza, nelle liste per le elezioni regionali e comunali, di nominativi inseriti nei precedenti decreti di scioglimento del consiglio comunale. A distanza di tanti anni, tra l’altro, in un contesto criminale dinamico quanto pericoloso, non possono essere sottovalutati nuovi sodalizi e nuovi referenze che richiedono un’attività investigativa rinnovata e incisiva capace di disvelare i punti di contatto tra gli affari delle cosche, la politica clientelare e gli interessi di quella che, solo qualche anno fa, fu battezzata “borghesia mafiosa”, particolarmente pericolosa anche perché numericamente consistente e non immediatamente riconoscibile. La situazione di Lamezia – aggiunge – è di ben altra portata e gravità. Ho apprezzato l’intervento fattivo del prefetto di Catanzaro Giuseppina Di Rosa, che incontrerò domani, ma non posso che constatare che dopo le mie interrogazioni, con le quali sollecitavo una maggiore presenza dello Stato a Lamezia Terme, la situazione non sembra migliorata. Negli ultimi quindici giorni abbiamo dovuto registrare le scritte ingiuriose sui muri perimetrali del Tribunale contro un magistrato valoroso e competente, la denuncia del danneggiamento della sede elettorale del candidato a sindaco del centro-destra Ida d’Ippolito, le minacce alla candidata del centro-sinistra al Consiglio regionale Giulia Serrao, i colpi di pistola contro la casa di Salvatore e Francesco De Biase, esponenti del Pdl, ed infine l’incendio dell’auto del candidato Salvatore Vescio, davanti alla cui abitazione era stato già rinvenuto un ordigno inesploso. Dopo la campagna elettorale – conclude la Lo Moro – bisognerà fare i conti sul serio con la carenza di organico e di risorse delle forze dell’Ordine e degli Uffici giudiziari. Ma bisognerà contestualmente capire come si è potuti arrivare a Lamezia alla situazione di degrado che è sotto gli occhi di tutti e che richiede l’impegno e la responsabilità di ciascuno. Intanto occorre vigilanza innanzitutto da parte dello Stato. Aggiungo, raccogliendo la provocazione intelligente di Roberto Saviano, che dovrebbero sentirsi coinvolti in una vigilanza attiva e democratica quanti - ed io sono sicura, conoscendo bene Lamezia, che si tratta della maggioranza - non intendono rinunciare a vivere una vita normale”.
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