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Lamezia Terme, 21 settembre - “Il rapporto dell’Anci giovani, appena reso noto, che fa emergere il primato della Calabria come regione con il più alto numero di amministratori locali under 35 in tutto il Meridione, e tra le prime in tutta Italia, è una realtà che merita di essere conosciuta e valutata in tutti i suoi aspetti positivi e nel suo significato di prospettiva per un cambiamento vero e definitivo del territorio regionale”. Questo il commento soddisfatto del presidente del consiglio regionale Francesco Talarico che vede gli amministratori calabresi tra i più giovani d’Italia stando al rapporto dell’Anci diramato in queste ore. “Questo trend è cominciato con l’elezione alla presidenza della Giunta e del Consiglio del presidente Scopelliti e del sottoscritto ed è significativo – dice - che abbia prodotto tendenza, sollecitando i giovani a scendere in campo, per impegnarsi nelle istituzioni locali e in politica. Certo, il solo dato anagrafico non è un valore assoluto in sé, ma questa scelta di grande valore democratico, che allarga ai giovani il campo della partecipazione, non può che essere vista come un fenomeno positivo e culturalmente portatore di innovazione e di energie finora trascurate o ignorate”. “La “carica” dei giovani amministratori locali - sottolinea -  significa portare, dentro il governo del territorio, un bagaglio culturale che si è formato a contatto più diretto con le nuove tecnologie. La Calabria, ha bisogno di accettare le nuove sfide che la situazione nazionale e internazionale pone ai territori. I giovani, rappresentano, già di per sé, una novità e sono capaci d’ impegni concreti con grande disponibilità a fare e a rischiare. Questo primato, nella classifica nazionale degli amministratori giovani, è una conferma del desiderio di partecipazione. Non si tratta di fredde statistiche o di fatti simbolici, ma di una percezione che il mutamento che si sta verificando, porta, nel tessuto sociale e politico regionale, una cultura e una consapevolezza diversa”.

Infine, Talarico conclude precisando come ci sia “sempre una fase in ogni cambiamento radicale e la rivoluzione anagrafica, nell’impegno in politica e nell’amministrare le istituzioni, può essere il punto di partenza, il segnale di una voglia di invertire la tendenza e di riscoprire il valore vero di una politica che ha bisogno di colmare il fossato che si è scavato tra la sfera privata e quella pubblica, tra la società reale e quella irreale”.

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