
Lamezia Terme, 14 settembre – "Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa". Così il ministro Renato Brunetta ha spiegato a Gubbio, nei giorni scorsi, le ragioni per un sì convinto all’Italia federale, tanto cara alla Lega Nord. Su tali dichiarazioni è scoppiata una polemica veemente, anche se lo stesso Ministro non è tornato sui suoi passi dicendo di essere stato frainteso o chiedendo scusa ma, anzi, ha bollato tali critiche alle sue affermazioni come "polemichette provinciali”. Tra le varie posizioni, riportiamo quella dell’imprenditore Pippo Callipo, già candidato presidente alla regione Calabria nella trascorsa tornata elettorale. Ecco cosa dice il Callipo imprenditore e politico:
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“Sulla vicenda del ministro Burnetta Del ministro Brunetta non ho ragione, come imprenditore, di essere soddisfatto e i motivi sono mille. Ma se dice che la Calabria è fallita, come si fa a dargli torto? E’ quello che dicono ormai i numeri, le cifre, i bilanci, la sfiducia verso il nostro mercato degli imprenditori nazionali ed internazionali. Come si può decidere di investire in Calabria, se qui c’è la politica peggiore d’Europa, che, prima con Loiero ed oggi con gli stessi di dieci anni fa, ancora non sono riusciti a dirci a quanto ammonta il debito nella sanità? E non parlo, per carità di patria, di piani per lo sviluppo e per il lavoro: niente di niente. Si pensa solo alle nomine, alle indennità da sultani, alle clientele.
La verità è che se non prendiamo atto che i conti della Regione e dell’intero sistema calabrese sono in rosso, tra poco l’Italia e l’Europa ci toglieranno persino il diritto di parola. Mi spiace che i calabresi questo semplice concetto non l’abbiano voluto capire il 28 e 29 marzo scorso, quando hanno ridato fiducia alla stessa classe politica che ha inguaiato la Calabria.
Io torno spesso su un concetto: può un politico che ha sfondato i conti pubblici essere ricandidato? In un’azienda privata non potrebbe mai accadere, sarebbe licenziato su due piedi e come minimo sbeffeggiato, altro che ricandidato ed eletto! Certo il Governo di cui Brunetta fa parte, contribuisce grandemente al disastro del Mezzogiorno, è in mano alla Lega, produce ingiustizie e guarda soltanto alle aree ricche, ma è tempo che noi calabresi che con la “Casta” calabrese non abbiamo niente a che spartire, iniziamo a smetterla con la retorica ed il piagnisteo.
La retorica ed il piagnisteo e la mancanza di coraggio ci hanno portato ad avere ancora nella Regione gli stessi politici di trent’anni fa, quelli che hanno scassato la Regione in tempi andati e quelli che nella scorsa legislatura hanno fallito ogni obiettivo. Questo è il dato con cui occorrerebbe confrontarsi, altro che indignarsi per le sparate di questo o quel Brunetta di turno. Perché qui da noi la situazione sociale è drammatica: il lavoro non c’è, la produttività è in declino, della sanità ormai non si capisce più niente se non che per qualsiasi bisogno i calabresi debbono andare fuori, la mafia è sempre più spavalda ed i disoccupati aumentato a vista d’occhio.
Mentre i piccoli imprenditori che producono quel poco di ricchezza di cui si è capaci, sono tartassati dal fisco e dalla mafia. Dinanzi a questo disastro sociale, mi spaventa il pensiero che la politica, anziché occuparsi dei problemi dei calabresi, si prepari all’ ennesima infornata immorale di nomine nella Regione, e, aldilà dell’utilità delle stesse, risultano scandalosi i nomi che circolano per l’assegnazione di posti decisionali, perché svelano cointeressenze, commistioni politiche e partitiche, riconoscimenti per servizi resi alla Casta e mai ai cittadini.
Altro che arrabbiarsi con Brunetta, i Brunetta dovremmo essere noi altri calabresi che tiriamo la carretta e sosteniamo con le tasse i privilegi della Casta più improduttiva d’Europa”.