
Lamezia Terme, 9 agosto - Il nove agosto di 19 anni fa veniva assassinato Giuseppe Scopelliti, un magistrato competente e rigoroso che per la sua preparazione e la sua integrità morale costituiva una seria minaccia per la mafia siciliana.
Scopelliti avrebbe dovuto sostenere in Cassazione l’impianto accusatorio nel maxi processo contro i boss di Cosa Nostra a cui avevano lavorato Falcone e Borsellino. Non poteva non avvertire la solitudine ed il pericolo. Né valse trovarsi nel suo paese natio, a Campo Calabro, per proteggerlo.
La Calabria dovrebbe fare molto di più per valorizzarlo soprattutto oggi, in una fase storica in cui ai magistrati si chiede sobrietà ed equilibrio, doti che nel giudice Scopelliti si sposavano pienamente con l’eleganza dei modi, il rigore morale e la competenza professionale.
Nessuno ha ancora pagato per la sua morte. L’impianto accusatorio del maxi processo è stato confermato dalla Cassazione dopo il suo assassinio. Ma lo Stato è ancora in forte debito verso il giudice Scopelliti e la sua famiglia.
Dobbiamo tutti essere grati a Rosanna, la sua giovane figlia, rimasta orfana appena bambina, per il lavoro svolto in questi anni per ricostruire la verità e la memoria.
Ai ragazzi di “Ammazzateci tutti” e alla Fondazione Scopelliti, che Rosanna presiede, il riconoscimento grato per la due giorni organizata a Reggio Calabria, che costituisce un monito per tutti sulla necessità di testimoniare nei fatti, con continuità e coerenza, l’adesione ai valori della correttezza e della legalità che servitori dello Stato, come Antonino Scopelliti, hanno rafforzato anche con la loro morte.
Doris Lo Moro – parlamentare PD
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