
Lamezia Terme, 10 agosto - E’ con grande soddisfazione che noi del circolo d’Italia Dei Valori di Lamezia Terme annunciamo il pieno appoggio ed apprezzamento fatto dal nostro presidente, Antonio Di Pietro, nei confronti del ddl Lazzati ed espresso direttamente al fondatore del circolo Lazzati, dott. Romano De Grazia.
Ci domandiamo, senza intenzioni polemiche, che cosa è rimasto a Lamezia dell’incontro svoltosi al Comune con il ministro Maroni ed il sottosegretario Mantovano, sul tema della legalità e sull’intreccio tra politica e criminalità organizzata. Un’inutile passerella di politici e professionisti dell’antimafia! Si sono contate più di sessanta macchine blu, con il seguito di autisti guardaspalle e tutto l’ambaradam a seguito, il tutto rigorosamente a spese dei cittadini.
Non basta lanciare un messaggio propagandistico come è avvenuto durante l’incontro con il ministro Maroni del tipo: “La sfida che vogliamo lanciare qui da Lamezia Terme a tutto il mondo dell’imprenditoria europea è di superare questi timori. Fare venire dieci nuovi imprenditori a Lamezia Terme significa introdurre un elemento di novità fondamentale per lo sviluppo”. Non si può portare avanti la lotta alle mafie e all’intreccio politico-mafioso senza l’impegno a portare avanti il ddl Lazzati, che proprio nell’ultimo periodo ha superato il suo iter in un ramo del parlamento ed attende di essere approvato definitivamente per diventare legge di Stato.
Il disegno di legge “Lazzati” che parte da Lamezia, oltre a vietare la propaganda elettorale ai sorvegliati speciali, prevede pesanti sanzioni e la decadenza del politico che ha usufruito dei voti procacciati dal sorvegliato. D’altronde, non ci meraviglia che ben sei deputati calabresi all’atto della votazione non hanno espresso il loro voto. Questo è un fatto concreto che non può essere sottaciuto da chi in questa città è impegnato contro le mafie.
Noi di Italia Dei Valori, facciamo appello al neo assessore Tano Grasso nelle sue vesti di presidente delle associazioni antiracket a farsi carico, in tutte le sedi, nell’approfondire il problema dell’intreccio tra politica e mafia, ricordandogli che il ddl Lazzati è un atto concreto, uno strumento utile con il valore di mille cento passerelle a cui i politicanti, calabresi e non, ci hanno abituato.
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