Lamezia Terme, 8 aprile – La consigliera comunale del Pdl Teresa Benincasa è intervenuta sullo stato di “abbandono e degrado dei parchi in città” non condividendo “il rituale della risposta meccanica dei cittadini incivili”. Per la consigliera del Pdl cittadino proprio “verso gli amministratori distratti è civile sollecitare il doveroso impegno di rendicontare lo stato dell’arte e la qualità della spesa pubblica. I conti sono importanti, sebbene la richiesta che in qualità di componente del gruppo Pdl ho formulato attraverso la Terza Commissione auspicando al più presto l’audizione del dirigente Andrea Iovane non ha solo uno scopo ragionieristico. Il castello di carte in cui l’Amministrazione è solita trincerare le sue rassicuranti risposte, ha un limite urgente da superare nella realtà: attuare un piano di gestione delle aree verdi e dei parchi è l’unico modo per conseguire l’obiettivo di rendere gli spazi fruibili da parte della collettività”.
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Per la Benincasa “C’è un mondo sano e inascoltato: le famiglie lametine con il carico di bambini e ragazzi in cerca di spazi da condividere, gli anziani socievoli, ma insicuri negli spazi abbandonati, le associazioni sportive con il seguito delle emozioni su cui le iniziative premono. Ci sono consiglieri di maggioranza che condividono la premura espressa. Non c’è una questione di destra o di sinistra: c’è una città invisibile agli occhi dell’Amministrazione e che chiede di essere trattata con rispetto e attenzione perché vuole realizzare i suoi desideri in città. E non hanno torto – prosegue - quelli che reclamano l’abbandono del parco Scinà su cui l’unica pressione esercitata dall’Amministrazione è contro la permanenza di un nocciolo familiare antico in una casa rurale abitata da valori e mestieri di contadino e colone anche questi espropriati per la realizzazione di quello che a conclusione potrebbe essere definito “Il parco senza anima”. Non è solo una questione di milioni di euro spesi e male utilizzati, in tempi che richiederebbero austerità. C’è anche una questione morale”.
“Aggiungo una riflessione politica sulla città – dice poi - perché a mio avviso il progressivo spegnimento della vitalità commerciale e sociale è un termometro serio. I luoghi sono come spogliati della loro anima… bisogna rimuovere le condizioni che rischiano di trasformare Lamezia in un accozzaglia di luoghi senz’anima, incapaci di svolgere le funzioni sociali ed economiche necessarie all’autonomia e al benessere dei suoi cittadini. Il degrado; i lametini si sentono estranei in casa, ospiti di un tempo che non gli appartiene più. La filosofia del territorio risulta strana. L’abbandono dei luoghi pubblici al “ fai da te” è un segnale negativo perché lasciare che a prevalere sui reclami e le segnalazioni siano i segni vandalici dei lampioni rotti e delle fontane sporche non giustifica la risposta meccanica “cittadini incivili”. Lasciare sporca la città significa lanciare messaggi rassicuranti a chi spacciando bene il male vuole il predominio. Che fare? Cominciare a non lasciare al caso gli effetti prevedibili. E incoraggiare realtà sane e operose a fare quello che un’amministrazione da sola non può riuscire a fare. A monte si rendono necessarie due cose: interrompere la giostra costosa degli incarichi ufo e dei progetti extra, e cominciare a coordinare le attività dell’amministrazione rispettando i bisogni reali del territorio. Il metodo scelto dal sindaco, in quanto sindaco, non è coerente al suo ruolo. Perché le sue scelte sono allineate all’identità sempre meno politica di un partito che punta a imporsi con la maggioranza dei numeri, attraverso la divisione delle anime”.
Un buon amministratore – conclude la consigliera Benincasa - non pretende la ragione, ma cerca di farla valere come sintesi di un coinvolgimento autentico, propedeutico alle scelte. Che invece sono impachettate dall’alto, marginalizzando le energie sociali e professionali che in città resistono in attesa di sentirsi parte di progetti chiari e concreti, nella logica di un bene comune che appare inconciliabile alla gestione da megalomane di chi sta guidando la baracca dei progetti. Europei solo nella cifra numerica. In una marcia che anche in Consiglio punta ad azzerare le sane distinzioni dei ruoli tra maggioranza e opposizione. Interroghiamoci, al di là delle apparenze: dopo la revoca di una delibera che doveva segnare il nuovo corso della legalità se non è il caso che il sindaco e la giunta prenda una pausa di riflessione sulla necessità di rispettare le regole della democrazia. Perché a valere di più e attraverso le regole sia la città vera”.