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Lamezia Terme, 30 aprile – La consigliera d'opposizione Teresa Benincasa (Pdl) interviene con alcune domande dopo sei anni di Amministrazione Speranza alla guida della città di Lamezia Terme specificando che "Chi ha vinto le elezioni sta invertendo la marcia a cui i cittadini avevano sospinto il voto: dove sono le opere dello sviluppo? Quale patto preme a fare occorrere le stampelle in consiglio se i numeri sono 12 contro 18? Cosa blocca la convocazione del consiglio comunale, dopo che il 5 aprile la seduta è andata deserta per mancanza dei consiglieri di maggioranza? Quale balsamo invisibile si sta preparando per sciogliere i nodi visibili? Cosa spinge una coalizione di centrodestra che potrebbe andare al governo domani ad allungare a vario modo i giorni di un'amministrazione che i cittadini hanno votato senza scegliere? Perché la politica parla a se stessa invece di ascoltare davvero i cittadini? Perché tacciare di negatività il ruolo di un'opposizione che rinuncia ai privilegi del consociativismo?"
"Memoria zero. E zero passi in avanti. La cifra che governa la comunità lametina – aggiunge - è desolante. Lo è particolarmente perché è vuota di quei valori di semplicità e azione che stanno alla base di un Comune sano. Si piangono tagli dal governo, ma con i finanziamenti europei si rinnova il festival dei soldi gettati alla rinfusa e quello che resta ai lametini è sempre un pugno di mosche. Tra amministrazione e apparati politici c'è una contaminazione di metodo: si è rovesciato il senso delle cose e si fa rumore quando sarebbe giusto fare silenzio, un triste presagio di inizio anno quando sobrietà e lutto restavano seppelliti nel cuore di una città chiassosa e in concerto".
"Un Comune - rimarca poi - trasformato in un bancomat di incarichi e progetti, senza opere. Strana la politica. La speditezza sul nuovo piano strutturale e le proposte in materia urbanistica porteranno Lamezia a Canossa. E chi avrebbe il compito di animare la stanchevolezza del sindaco, umanamente fallibile, è assorbito da una tabella di marcia egoistica. Da consigliere comunale provo costantemente a fare valere priorità che rischiano di essere frantumate. Basta dare un'occhiata alle privatizzazioni in corso, alla speditezza a concludere le tappe dell'approvazione del nuovo Piano regolatore, al piano delle opere pubbliche che sarà allegato al documento di Bilancio che il Consiglio deve approvare... per capire che fine ha fatto l'interesse pubblico".
In conclusione la Benincasa non manca di rammentare come "abbiamo sentito dire spesso che qualcuno voleva togliere ossigeno alla mafia: come? La realtà che Lamezia è costretta a registrare è un aumento del racket persino nella zona industriale. E il metodo non elude comportamenti politici e istituzionali. Il polso può essere preso. I fatti a partire dal criterio della conformità registrano alterazioni preoccupanti: in materia urbanistica quanto in attività solo apparentemente leggere, come la cultura lo sport e lo spettacolo. L'unico palmo su cui è necessario misurare la qualità delle scelte pubbliche è se e come prevale l'interesse della comunità, il cosiddetto bene comune. Tanto difficile?". "Cominciamo a porre domande semplici come, per esempio, del perché nel piano annuale dei lavori pubblici nel 2011 la giunta appende all'incertezza il finanziamento di opere di prima necessità garantendo mutui su progetti fotocopia. Per usare una parola cara al vicesindaco Francesco Cicione, che in materia urbanistica ha poteri inespugnabili, si direbbe: dov'è la bellezza?".
"Memoria zero. E zero passi in avanti. La cifra che governa la comunità lametina – aggiunge - è desolante. Lo è particolarmente perché è vuota di quei valori di semplicità e azione che stanno alla base di un Comune sano. Si piangono tagli dal governo, ma con i finanziamenti europei si rinnova il festival dei soldi gettati alla rinfusa e quello che resta ai lametini è sempre un pugno di mosche. Tra amministrazione e apparati politici c'è una contaminazione di metodo: si è rovesciato il senso delle cose e si fa rumore quando sarebbe giusto fare silenzio, un triste presagio di inizio anno quando sobrietà e lutto restavano seppelliti nel cuore di una città chiassosa e in concerto".
"Un Comune - rimarca poi - trasformato in un bancomat di incarichi e progetti, senza opere. Strana la politica. La speditezza sul nuovo piano strutturale e le proposte in materia urbanistica porteranno Lamezia a Canossa. E chi avrebbe il compito di animare la stanchevolezza del sindaco, umanamente fallibile, è assorbito da una tabella di marcia egoistica. Da consigliere comunale provo costantemente a fare valere priorità che rischiano di essere frantumate. Basta dare un'occhiata alle privatizzazioni in corso, alla speditezza a concludere le tappe dell'approvazione del nuovo Piano regolatore, al piano delle opere pubbliche che sarà allegato al documento di Bilancio che il Consiglio deve approvare... per capire che fine ha fatto l'interesse pubblico".
In conclusione la Benincasa non manca di rammentare come "abbiamo sentito dire spesso che qualcuno voleva togliere ossigeno alla mafia: come? La realtà che Lamezia è costretta a registrare è un aumento del racket persino nella zona industriale. E il metodo non elude comportamenti politici e istituzionali. Il polso può essere preso. I fatti a partire dal criterio della conformità registrano alterazioni preoccupanti: in materia urbanistica quanto in attività solo apparentemente leggere, come la cultura lo sport e lo spettacolo. L'unico palmo su cui è necessario misurare la qualità delle scelte pubbliche è se e come prevale l'interesse della comunità, il cosiddetto bene comune. Tanto difficile?". "Cominciamo a porre domande semplici come, per esempio, del perché nel piano annuale dei lavori pubblici nel 2011 la giunta appende all'incertezza il finanziamento di opere di prima necessità garantendo mutui su progetti fotocopia. Per usare una parola cara al vicesindaco Francesco Cicione, che in materia urbanistica ha poteri inespugnabili, si direbbe: dov'è la bellezza?".