
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Lamezia Terme, 14 marzo - "Io non penso che Lamezia subirà una 'diminutio' dalla maldestra intitolazione dell'aeroporto partorita da consiglio regionale. No, non è questo il punto. Il punto vero è che intitolare, come ha fatto l'assemblea regionale, l'aeroporto lametino a S.Francesco di Paola appare come l'ultimo esempio di una inveterata subalternità della cultura dei politici nostrani rispetto ad istanze religiose-spirituali che dovrebbero trovare riconoscimento in ambiti differenti. Con tutto il rispetto e la devozione per il Santo, vorrei fare notare come i Beati abbiano già i loro monumenti religiosi a memoria imperitura ( le chiese, le cattedrali, oltre a strade, piazze etc.). Così dovrebbe essere anche per le Celebrità laiche, o gli Uomini illustri, che dovrebbero poter disporre dei 'loro' monumenti ( le scuole, gli aeroporti, gli ospedali). Invece spesso, e l'intitolazione dell'aeroporto di Lamezia lo sottolinea, la memoria di questi ultimi non trova posto nemmeno nei luoghi laici della comunità civile. A questa invasione di campo, che siamo sicuri non piace nemmeno ai Santi, purtroppo, si sono prestati i nostri consiglieri regionali che non hanno trovato di meglio che assecondare l'idea, come si vede molto originale e inedita del consigliere Orsomarso, di intitolare l'aeroporto di Lamezia al Santo di Paola. Personalmente avrei ritenuto più equa un'intitolazione a Tommaso Campanella o a Bernardino Telesio o anche, per restare nel campo religioso, allo stesso Gioacchino Da Fiore, rappresenatanti eccelsi di questa nostra terra nel mondo, poco ricordati da queste parti. Gli esempi degli altri aeroporti ( peraltro citati dallo stesso Magno) vanno tutti in questa direzione: Marco Polo, Leonardo da Vinci, Guglielmo Marconi. con un pò più di sforzo mentale e un pizzico di buona volontà si poteva intitolare l'aeroporto ad una grande figura 'laica' del mezzogiorno e del sud, magari calabrese, cosa che ci avrebbe messo in scia con il resto del paese. Sono sicuro che anche S.Francesco l'avrebbe accettata di buon grado. Restiamo invece vittima, ahimè, della nostra sciatteria e del nostro bigottismo culturale".
Giandomenico Crapis
Consigliere Comunale (Sel)
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