Salta al contenuto principale

partito_democratico

Riceviamo e pubblichiamo

Lamezia Terme, 17 dicembre - Per il Partito Democratico di Lamezia valorizzare le grandi potenzialità di questo territorio deve essere la finalità  per la redazione del PSC (Piano Strutturale Comunale). Un territorio che ha sue peculiarità infrastrutturali, risorse sociali, professionali e imprenditoriali che competono sul mercato regionale, nazionale ed internazionale, ma che hanno bisogno di essere adeguatamente sostenute da una politica seria e lungimirante. Ogni volta che si affronta il tema della strumentazione urbanistica si rischia di ragionare  come in una tautologia, ovvero: il piano deve essere quello che la legge prescrive.

Se è così non occorre aggiungere molto, basta un buon governo tecnocratico. Quello che sarebbe necessario, invece, per una politica che ha l’ambizione di programmare senza presunzione dirigistiche è ragionare sul “senso della Città” non in astratto ma sulle peculiarità di Lamezia, per poterla valorizzare nelle sue caratteristiche e funzioni. La valorizzazione si produce movendo sia dal versante sociale che da quello istituzionale, legittimando la propria funzione di governo e trasmettendo il significato pieno della funzione di programmazione territoriale in collaborazione con i cittadini.

E’ del tutto evidente in premessa che per evitare di avere un “convitato di pietra” che non ha ancora dato segni di indirizzo o se li ha dati non ha mantenuto gli impegni assunti, occorre concertare, anche nella fase istruttoria, con i livelli di governo provinciale e regionale, anche attraverso (e non solo) lo strumento dei piani di coordinamento provinciali e con gli indirizzi della politica regionale. Ribadire tale esigenza, aldilà della sua concreta praticabilità, significa impostare il tema e collocarlo nella sua corretta direttrice.

Significa costruire un’idea di Città che non è collocata solo nella geografia regionale ma nella storia calabrese e del Mezzogiorno. Una storia che ha un passato ed un presente e che ci interroga e che ci obbliga a partire da qui per regolarci se agire in coerenza o introdurre radicali cambiamenti. Significa fare i conti con le politiche dell’intervento straordinario e con le politiche a sostegno dello sviluppo, quelle che ieri erano della cassa del Mezzogiorno e che oggi si riferiscono alle politiche europee ed ai fondi FAS.

Lamezia nasce come intuizione “riformista” negli anni ‘60/’70, come “polo industriale”. E’ vero che tale filosofia di sviluppo non ha retto alla prova dei fatti, tuttavia, sarebbe un errore se si cancellassero le ragioni ed i fattori che concorrevano a costruire quella proposta perché in quel riformismo, che mescolava tecnica e populismo democratico, c’era un’idea di sviluppo e un ruolo fondamentale della città che assumeva le caratteristiche di “città territorio”, di città policentrica che univa centri storici diversi e periferie, burocrazia e ceti produttivi artigianali, industriali, commerciali e che quindi, aveva l’ambizione di recitare un ruolo comprensoriale che non ha, per esempio, la città capoluogo, la quale, pur estendendosi dalla Sila al mare, rimane comunque, ancora troppo arroccata su se stessa e sulle sue funzioni burocratiche e di consumo.

Sui perché di tali differenti caratteristiche ci si può a lungo confrontare: non solo la storia, la geografia, ma è il tessuto sociale di Lamezia che è vocato alla produzione di beni e servizi, è quello che ha segnato il destino della Città e su questa leva Lamezia ha la possibilità di costruire il suo futuro. Se così stanno le cose, lo strumento urbanistico registra lo stato delle cose, sull’analisi decide le vie sulle quali la legge regionale ti consente di rilanciare la scommessa del futuro. Le prime tre direttrici sulle quali tirare le fila del ragionamento sono mosse da tre concetti: riqualificare, ricucire, risanare; solo seguendo tali percorsi si può approdare ad un corretto sviluppo affidato anche all’espansione  ma imperniato sui programmi operativi.

Riqualificare significa non solo valorizzare patrimonio storico, sociale, monumentale con specifici programmi (anche per allentare la pressione espansiva), significa anche costruire nuove professionalità, nuovi settori produttivi legati alla ricerca, alla green economy, significa rivisitare i centri storici, ma anche le periferie, significa affrontare, rivisitare le destinazione decise nel corso dei decenni e affrontare anche quella dell’area industriale (ex SIR) con un’ottica diversa dal passato, comprendendo negli insediamenti la componente dell’antropizzazione delle aree, della loro dotazione di servizio, significa introdurre destinazioni produttive nuove, più vocate al contesto come la cantieristica, la portualità ed il turismo.

Ricucire affrontare il tema per riconnettere i vari centri superando la visione dei “completamenti”, definire degli standard di servizio sulla base di un’analisi della realtà sociale e della domanda di servizi, significa estendere il concetto a tutta la Piana, per una politica di coordinamento comprensoriale in cui la dotazione di aree residenziali, commerciali, di servizi, sportive e parchi attrezzati possa essere di comune fruizione. Un concetto dentro il quale comunicazione, viabilità e trasporti sia sistematicamente programmato sulla base di protocolli istituzionali vincolanti.

Risanare nel risanamento sono comprese diverse funzioni di ordine territoriale, strutturale e sociale. In tale contesto occorre uscire dalla pendolarità abuso-repressione. L’economia mafiosa ed illegale che si concentra a Lamezia ha, come in altri campi, nell’edilizia uno dei suoi sfoghi principali. E’ del tutto evidente che l’aspetto repressivo rimane un deterrente fondamentale, tuttavia, occorre una politica che porti a stimolare la domanda sul terreno della legalità come opportunità e questo significa curvare tutta la strumentazione urbanistica a questa ispirazione di fondo. Il dato più rilevante da far emergere è la logica del diritto di cittadinanza positivo come presidio per se stesso e per la comunità.