
Lamezia Terme, 22 settembre – Quello che vi proponiamo qui di seguito è il testo dell’intervento di Doris Lo Moro alla Camera durante la discussione sul disegno di legge costituzionale ("Partecipazione dei giovani alla vita politica, economia e sociale ed equiparazione tra elettorato attivo e passivo") votato ieri in aula in prima lettura. La legge, che passa ora al Senato, introduce il principio dell'equità tra generazioni e porta rispettivamente a 18 e 25 anni l'età minima per l'elettorato passivo (la stessa età fissata per la Camera e per il Senato per l'elettorato attivo).
“Ho seguito con molta attenzione i passaggi di questo provvedimento anche in Commissione. Voglio iniziare dicendo che condivido molte preoccupazioni che sono state espresse, soprattutto da quanti richiamavano l’attenzione sul fatto che intervenire sulla Costituzione richiede cautela, ponderazione e bisogna lavorarci con cognizione di causa. Queste perplessità sono assolutamente condivisibili, ma, da questo punto di vista, il fatto che questa normativa sia già passata al vaglio della Commissione in questa legislatura e che anche nelle precedenti legislature ci si sia occupati di una normativa analoga è di per sé una garanzia. Tuttavia, agli argomenti che sono stati già portati al contributo dell’Aula ne vorrei aggiungere altri, che non mi pare che siano riecheggiati anche se sicuramente si tratta di argomenti che hanno fatto parte della nostra discussione.
La Costituzione è nata in un momento particolare. Oggi l’onorevole Amici parlava di costituenti giovani, che già scommettevano sul futuro, non solo su quello della Repubblica e dello Stato italiano che nasceva, ma anche sul loro futuro e che non avevano bisogno di dimostrare che puntavano sui giovani perché erano loro stessi giovani. In realtà, comunque, nel guardare oggi alla Costituzione, soprattutto con il rispetto di quanti – ed io mi iscrivo in questo elenco – pensano che sia una bellissima Costituzione, la Costituzione più bella possibile – dice il segretario del mio partito e lo condivido – bisogna contestualizzare le discussioni e prendere atto anche delle modifiche che ci sono state nel Paese. Stiamo discutendo di questa legge costituzionale mentre probabilmente la popolazione italiana, gli italiani e gli elettori si aspettano altre discussioni. Si aspetterebbero, per esempio, che discutessimo della legge elettorale, si aspetterebbero di poter scegliere o almeno di avere l’impressione di scegliere e di potersi sentire rappresentati dai propri eletti, si aspetterebbero per esempio un Parlamento capace di dare corso a riforme sostanziali e strutturali, che vengono invocate anche quando si pensa, per esempio, alla situazione economica del Paese.
Tuttavia oggi parliamo di questa legge e del fatto che forse dovremmo sentirci chiamati e occupati anche in una legislazione più complessiva e più complessa: non c’è solo da valutare la legge che abbiamo davanti. Guardando la legge che abbiamo davanti, dobbiamo contestualizzarla: cosa sono i giovani oggi ? Perché il problema giovanile oggi diventa un problema da affrontare anche a livello costituzionale? In questo, per esempio, ci credo, e ci credo come ho creduto che fosse il momento di intervenire, quando il Parlamento è intervenuto nelle legislazioni precedenti sull’articolo 51 della Costituzione: davanti al fatto che non c’era un’effettiva parità di accesso alle cariche pubbliche tra uomo e donna e si è intervenuti per fare in modo che questo accesso fosse il più possibile agevolato. Probabilmente quella legislazione non ha dato ancora i frutti sperati, ma si tratta di un principio costituzionale.
Per lo stesso motivo, penso che oggi bisogna intervenire sull’argomento giovani perché i giovani sono la vera emergenza di questo momento, non solo perché sono i precari, i ricercatori disoccupati e quelli che hanno l’ansia per il futuro, sono i nostri figli che cominciano ad avere l’ansia e prima ancora di laurearsi pensano a cosa faranno domani. Sono i giovani che emigrano: la mia terra si sta impoverendo dei tanti giovani che emigrano. Non si tratta più della fuga dei cervelli, ma della fuga e basta, cioè della fuga verso la speranza di un avvenire altrove. Vi sono regioni intere che investono anche economicamente sulla formazione di giovani che, appena possono, lasciano la propria terra.
Tutto questo insieme ad un altro problema che è il problema di oggi, il disavanzo pubblico, il debito pubblico e tutto quello che stiamo dicendo in questi giorni, tutto quello che leggiamo sui giornali, tutto quello che appare più drammatico di quanto noi stessi avremmo potuto immaginare, ci impegna verso il futuro. Noi ce lo dobbiamo chiedere, la nostra generazione, giovani e meno giovani, si devenporre il problema di cosa lascia e di che cosa obbliga verso il futuro proprio e dei propri figli, e davanti a tutto questo – mentre per esempio si pensa di introdurre anche correttivi nella Costituzione che possano portare a rendere obbligatorio evitare i disavanzi – noi abbiamo il dovere oggi di porci il problema di cosa possiamo fare per rispettare il mondo giovanile.
Questo disegno di legge sin dal primo articolo prova a fare tutto questo nel solco della Costituzione, non è una riforma contro la Costituzione ma, come quella dell’articolo 51, è una riforma che si pone nel solco della Costituzione, perché anche dal punto di vista terminologico riprende l’articolo 3, secondo comma, della Costituzione parlando dei giovani, come anche dei giovani – e non solo – parla l’articolo 31 della Costituzione, che si preoccupa di impegnare la Repubblica ad andare in una certa direzione. Parlare in Costituzione della necessità di rispetto di un principio come quello dell’equità fra generazioni è assolutamente rivoluzionario, perché questo principio c’era in Europa, c’era in tanti documenti scritti in luoghi diversi, c’era già probabilmente nella sensibilità di tanti di noi, ma da domani sarà in Costituzione, il che significa che obbligherà le forze politiche anche nello scegliere e selezionare i provvedimenti da adottare e anche rispetto alla crisi economica dovremo avere l’obiettivo di tutelare i giovani e il futuro dei giovani.
Questo principio richiede dei provvedimenti concreti, ecco perché parlando sull’articolo 3 – che riguarda l’elettorato attivo e passivo del Senato – dico che questa è una prima applicazione, che lo stesso disegno di legge fa di questo principio dell’articolo 1 un primo passo, l’elettorato attivo e passivo. Anche qui invito i colleghi a contestualizzare il discorso. Sembrerebbe che siamo tutti preoccupati del fatto che la prossima legislatura sarà fatta di diciottenni. Mi sono preoccupata di capire per esempio cosa succede nel Senato, dove oggi può essere eletto senatore chiunque abbia compiuto quarant’anni: ebbene l’86 per cento degli eletti ha oltre 50 anni, non ci sono neanche i quarantenni oramai, ci sono pochissimi quarantenni nel Senato, per non parlare della Camera, dove oltre il 91 per cento ha più di quarant’anni.
Questo significa che il disegno di legge che stiamo votando non stabilisce una quota per i diciottenni o regole per la formazione delle liste o che obbliga qualcuno a fare operazioni di questo genere, ma è un provvedimento che stabilisce quei principi sani, per cui chi ha diritto a votare ha diritto di essere votato. Una legge che stabilisce un principio che dà l’elettorato attivo ma che dà anche la responsabilità a chi ha la possibilità di scegliere di poter essere scelto. Questo è un principio tra l’altro, ribadisco, che va contestualizzato perché oggi, quando guardiamo la Costituzione e a ciò che facciamo in Parlamento, dobbiamo aver presente quello che succede fuori dal Parlamento. Ci sono livelli legislativi che nella stessa Costituzione vengono stabiliti, come per esempio quello regionale dove il principio dei diciottenni è assolutamente già acquisito. Inoltre si studia il fenomeno relativo al fatto che oggi si legifera sempre meno a livello di Parlamento nazionale e sempre di più a livello di Parlamento europeo e di parlamento regionale. Abbiamo già la necessità di mettere a confronto queste possibilità e queste opzioni e di stabilire un principio unico; non ci può essere un motivo per cui un cittadino diciottenne – ovviamente virtualmente – possa fare il sindaco di Roma ma non il parlamentare. Dico questo virtualmente perché quando esprimiamo preoccupazioni – possiamo averle tutte – le esprimiamo soprattutto perché abbiamo a che fare e abbiamo davanti come esempio una legge elettorale che non può reggere, rispetto alla quale c’è già una raccolta di firme ma che non può reggere e che il Parlamento dovrebbe rivedere. Già immaginiamo i segretari dei partiti politici che stabiliscono e mettono le bandierine su qualche diciottenne bambino prodigio da portare in Parlamento.
Se ci discostiamo da questa immagine distorta, aiutata da questa legge elettorale, e pensiamo invece che la politica è passione, che le competizioni elettorali vanno fatte anche sulla base delle capacità di attrarre consenso, di fare discussioni pubbliche, di rappresentare una parte della popolazione, questa paura svanisce. Oggi infatti non ci sono i venticinquenni e i quarantenni, se non in una misura del tutto marginale e domani probabilmente, come è giusto, non ci saranno neanche i diciottenni, ma non c’è un’esclusione aprioristica, non c’è un principio che li taglia fuori. C’è la necessità dei partiti e dei cittadini di avere la possibilità di essere eletti, quindi non c’è una preoccupazione che dobbiamo tenere presente come un incubo. Voglio dire che in tutto questo sono particolarmente soddisfatta dell’atteggiamento che c’è stato in Commissione.
Quando ho seguito i lavori in Commissione, ma soprattutto quando mi sono preparata come tutti gli altri a venire a discutere qui in Parlamento di questa normativa ho pensato: ma è serio oggi? Ciò non solo perché i cittadini chiedono altro (…) Vi è la necessità però che il Parlamento colga anche occasioni positive, quando capita la possibilità che si faccia un lavoro qualificato e alto, quando capita la possibilità che l’Italia, che è abituata alle infrazioni rispetto alle direttive europee, si ponga invece in un’ottica completamente diversa e ribalti la situazione, non
solo adeguando per esempio l’elettorato passivo ad un’età che è già abbastanza comune per quanto riguarda i Paesi europei, ma anche stabilendo questo principio dell’equità tra generazioni, che è la chiave di volta per stabilire e per capire tutti che non si tratta di privilegiare i giovani o gli anziani. Si tratta di stabilire questa parola magica. Questa è la parola più importante di tutto il provvedimento: equità. Equità significa anche avere maggiore attenzione per l’anziano, perché questo provvedimento richiede anche questo.
Certo qui stiamo parlando dal punto di vista dei giovani e, quindi, guardiamo l’equità tra le generazioni rispetto all’elettorato soprattutto in quest’ottica. Ma non si è creata una legge che discrimina, che stabilisce delle priorità, che dice che i giovani vengono prima. Stabilisce un principio completamente diverso: i giovani può darsi che debbano anche venir prima, ma perché è ai giovani che dobbiamo consegnare il futuro anche di questa Repubblica, che è articolata sul territorio, che è diversificata dal punto di vista territoriale delle competenze, che ha bisogno di fare grosse scommesse, che richiederebbe un Parlamento più capace e innovativo, che anche da questo punto di vista forse ha bisogno di quel rinnovamento che possiamo conquistare soprattutto se assumiamo come priorità l’attenzione verso un mondo giovanile che si discosta dalla politica, che non la capisce, perché è una politica lontana che non è in sintonia.
Questo provvedimento si mette in sintonia con il mondo giovanile. Io stessa in queste ore ho avuto contatti con tanti giovani che non hanno nessuna intenzione di candidarsi e di fare i parlamentari nella prossima tornata elettorale, ma che sentono come un’attenzione al loro mondo stabilire che c’è equivalenza tra elettorato attivo e passivo e stabilire che il Parlamento italiano e la Repubblica nelle sue articolazioni, quando legifera ed emana provvedimenti, debba tenere ben presente il loro futuro, perché il loro futuro e la necessità di rispettarlo viene richiamato dal principio”.
Doris Lo Moro
deputato Pd
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