
Riceviamo e pubblichiamo
Lamezia Terme, 10 marzo - C’è riduzione di Gap quando, per proprio merito, si migliorano le proprie performance avvicinandosi a quelle del competitor; o quando, di fronte a crisi generali e strutturali, mentre gli altri crollano si mantengono le proprie posizioni acquisite. Diciamocelo allora in modo chiaro: nessuna di queste due condizioni risulta essersi verificata agli esiti della competizione elettorale, né nella provincia di Catanzaro né nella regione Calabria.
Rispetto alla seconda domanda, chi crolla nella coalizione del Centro-Sinistra è proprio il PD, in quanto SEL, che nelle scorse elezioni era Sinistra Arcobaleno, migliora il suo dato dai 15 ai 20 punti percentuali, sia in provincia sia in regione. Il PD perde 140.000 voti in Calabria, 28.000 nella nostra Provincia: mancano all’appello il 40% dei consensi. Al Senato il disastro maggiore, posto che, di fronte al dimezzamento dei voti della coalizione di centrodestra in Calabria sarebbe stato sufficiente riconfermare il già tragico risultato elettorale del 2008 per consegnare il premio di maggioranza alla coalizione di centrosinistra.
Di fronte a tali numeri parlare di una "non vittoria" è solo l'ennesimo, maldestro e mal riuscito tentativo per astrarsi dalla storia e nascondersi nella elaborazione filosofica. Questa è una Waterloo, che non è figlia degli eventi bensì, come dichiarava l'altro giorno Walter Tocci della direzione nazionale, conseguenza diretta di ben circoscritte responsabilità soggettive. Qui in Calabria, mi dispiace dirlo, tali responsabilità hanno un nome e cognome: ALFREDO D'ATTORRE, che del partito ne ha da oltre un anno la gestione diretta ed esclusiva.
La verità è che qualcuno ha, con troppa arroganza, utilizzato e sventolato le bandiere del cambiamento quando queste coprivano soltanto la peggiore conservazione. Con questo modello è stata affrontata la competizione elettorale, chiamando e trattando, come è stato fatto dagli attuali dirigenti, come ‘malessere’ situazioni tragiche che da tempo esprimono il disastro e la disperazione sociale. E ancora: liquidando come populiste tutte le forme di disagio sociale ed economico che si manifestavano in ogni settore della società civile.
Diciamolo con onestà: se qualcuno avesse omesso di accettare in coalizione i voti della SudTirol VolkSpartein (che ha conseguito alla Camera 146.804 voti) non avremmo ottenuto quella differenza di 124.494 voti che - grazie a questa legge porcellum - ci ha spinto oltre la coalizione di centrodestra, oggi staremmo qui a raccontarci un’altra storia.
Mentre qui, ed è questa la vera anomalia, sulla quale Grillo ha costruito il suo consenso, è che coloro che non hanno avuto un ruolo, dovranno subire quale calabresi, catanzaresi e democratici il disastro elettorale, mentre quelli che ne sono artefici e causa, tornano a casa con i lauti compensi derivanti dalla conquista di uno scranno parlamentare.
Amo questo Partito. E voglio che diventi ciò per cui è nato: un grande partito riformista, progressista, innovatore, che risponda ai bisogni di una società in crisi e in rapidissima evoluzione, che sia linfa vitale di tutta politica e architrave generativa di una nuova dignità dello Stato e delle Istituzioni. Dove il PD ha saputo cogliere il senso della necessità di presentarsi rinnovato e non conservatore ha ottenuto consensi straordinari (si veda il risultato del Lazio e della Lombardia).
Il Partito necessita di una profonda rivoluzione interna che lo trasformi da partito della conservazione a partito del cambiamento facendone finalmente un soggetto politico realmente popolare.
È tempo che accettiamo tutti, nessun escluso, di fare ricorso a medicine amare, indispensabili per guarire. Se si vuol reagire alla malattia, è questo il momento per protestare anche vivacemente, provocando dibattiti e riflessioni che consentano a tutti di continuare a credere e a impegnarsi per quelle idee che il partito intende esprimere.
In questo senso credo che il nostro primo atto come accade in tutte le democrazie del mondo, è quello di chiedere senza se e senza ma, che chi posto a capo della struttura partito ci ha condotto in tale disfatta, si dimetta immediatamente e in termini non prorogabili: il prof. on. D’Attorre e con lui anche tutti quelli che, a vario titolo, ne hanno condiviso impostazioni, metodi e strategie.
Mi auguro che con queste elezioni si metta la parola fine a un modello che non ha più ragione d’esistere, nell’assoluta certezza che da oggi ha preso il via un’altra storia nella quale valori, principi, senso di responsabilità ritornino ad essere connotati essenziali per il popolo della sinistra e del PD del futuro, potendo scegliere quella strada straordinaria della dignità che ci rende liberi senza dover più optare fra i furbi o i fessi con quest’ultimi che rincorrono i principi, e i primi soltanto i fini.
Chiara Macrì
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