
Lamezia Terme, 15 febbraio – Riceviamo e pubblichiamo una nota del candidato alla Camera con ‘Grande Sud-Mpa’ Pasqualino Ruberto in merito alla chiusura del carcere di Lamezia.
“In questi giorni si fa un gran parlare della paventata chiusura del carcere di Lamezia. Noi riteniamo che la struttura debba essere salvaguardata e che in attesa di una nuova costruzione, Lamezia ha il diritto di avere in città la Casa circondariale. Per questo motivo faremo di tutto, e in ogni sede, per non far passare logiche diverse che prefigurano la chiusura. La nostra città sta subendo troppi torti e la vicenda della faticosa permanenza del Tribunale dimostra come ci sono sempre in agguato alchimie politiche che tendono a defraudare Lamezia, costretta sempre a difendere quel poco che ha. La chiusura di qualsivoglia struttura per un territorio comunale di oltre 70mila abitanti e altri 150mila che vi gravitano, diventa un fatto grave e preoccupante anche da un punto di vista del ritorno per le già martoriata economia del territorio. Per ciò che riguarda nello specifico la struttura carceraria, vi è da dire che la stessa ha una storia antica che va tutelata. Durante l'occupazione francese, infatti, il convento dei riformati fu confiscato e divenne quartiere delle truppe. Dopo la partenza dei Francesi, vi fecero dimora alcune famiglie private e il 1818 divenne caserma della gendarmeria. Il 1862 il convento e la chiesa furono soppressi e, il 1867,il Governo li concesse in uso al comune di Nicastro. La chiesa di San Francesco, concessa in uso dal Comune al parroco di Santa Maria Maggiore il 1867, è rimasta sempre in possesso della sopradetta comunità parrocchiale, senza alcuna interferenza da parte dell'Amministrazione comunale. Questa situazione di fatto venne legalizzata dal Concordato dell’11 febbraio 1929,per cui rimasero una parte adibita a carcere ed una parte adibita a chiesa. Negli anni successivi la parte riguardante il carcere dopo apposita visita rispettiva personale fu dichiarata dal Generale Dalla Chiesa uno dei carceri più sicuri d'Italia, fu quindi utilizzato per la custodia dei detenuti a più alto rischio terroristico d'Italia. Una storia quindi la dice lunga sull’importanza che riveste per la città la Casa circondariale”.
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